Archivio per SE NON ORA QUANDO 13 FEBBRAIO 2011

UN 2012 DALLA PARTE DEI POPOLI

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La morte di Vaclav Havel, fa riaffiorare i ricordi della grande stagione di libertà dei popoli dei regimi comunisti europei, alla fine degli anni ’90.

Viene da chiedersi se oggi, non stia di nuovo attraversando l’Europa e il mondo, un’altra grande spinta democratica, che nasce dai popoli.

Oggi c’è Piazza Tahrir, c’è Occupy Wall Street, ci sono le piazze italiane che si sono riempite di donne, di giovani, di lavoratori, di studenti e di immigrati.

I senza potere di Havel, di un libro scritto nel 1978, assomigliano molto ai manifestanti di Occupy Wall Street, ai blogger dissidenti arabi, alle donne di Se Non Ora Quando, ai movimenti dei giovani precari italiani, ai lavoratori di Pomigliano, a chi sale sulle gru per farsi ascoltare.

“Il potere dei senza potere” del XXI sec., nasce usando nuovi mezzi, nuovi strumenti tecnologici, agendo in una nuova agorà che è anche virtuale.

Ma, quello che chiedono i senza potere di oggi, come quelli di Havel, è di uscire dalla menzogna, chiedono onestà e coraggio.

Onestà sul mancato risanamento di un sistema speculativo che impoverisce l’intera economia mondiale, togliendo immense risorse al cammino produttivo dell’economia.

Onestà, sul mancato risanamento di un sistema finanziario internazionale degradato e deteriorato che mette al giogo i popoli.

Coraggio per trovare una via d’uscita da una  crisi sistemica.

Secondo il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz

“IL CROLLO DEI MERCATI DEL 2008,

HA AVUTO PER IL FONDAMENTALISMO LIBERISTA,

LO STESSO EFFETTO DEL CROLLO DEL MURO DI BERLINO PER IL COMUNISMO”

I popoli schiavi di un’unica rappresentazione della realtà, nel 1989 premevono verso una porta che si apriva su una realtà nuova, alternativa.

Oggi, dov’è la nostra porta di Brandeburgo, che si apre su una realtà nuova ?

Che la crisi economica sia sistemica, è appurato. Mancano però, le vie d’uscita dal sistema, le riforme strutturali.

Su queste vie d’uscita premono le piazze, non quelle dei mercati, ma quelle vere.

Verso una società diversa volge lo sguardo delle donne, dei giovani, dei lavoratori. Uno sguardo in cerca di una nuova porta verso un sistema che sia dalla parte dei popoli.

Il loro potere è maggiore di quello che comunemente si immagina, è il potere di quei senza potere, capaci di cambiare il mondo, raccontati da Havel.

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L’anniversario dei 150 anni dall’unità d’Italia cade in un anno difficile, per l’economia e per la politica nazionale, non e’ un anniversario che si consuma nella retorica, ma sta risvegliando in tutti noi un nuovo slancio per l’unità e la libertà di ieri, di oggi e di domani.

fresco profumo di libertà

L’Italia chiamo’ 150 anni fa e chiama di nuovo oggi. L’Italia chiama, in difesa della sua cultura, della sua storia, della sua arte, della sua civiltà passata e futura. L’Italia chiama, in difesa della scuola pubblica che ha fatto crescere il Paese e la sua società . L’Italia chiama in difesa dei valori che separano una nazione sana e capace di creare futuro da una nazione che si arrende alla corruzione, ad un’informazione parzialmente libera, alle leggi ad personam, al continuo attacco alla divisione dei poteri dello stato. L’Italia chiama in difesa della dignità delle donne, penultime in Europa per ruolo economico e politico. L’Italia chiama in difesa del futuro, i giovani italiani sono in Europa quelli che hanno il minor peso economico, solo uno su tre lavora, la povertà oggi, per la prima volta negli ultimi trent’anni, aumenta con il diminuire dell’età, il 45% dei leader italiani in politica ed in economia ha più di 70 anni. Giovani, invece erano gli eroi del Risorgimento.

Sentire oggi, i valori e la forza del Risorgimento, oltre la retorica, oltre le celebrazioni formali, significa riascoltare con una nuova sintonia le parole dell’Inno di Mameli, sentire viva la continua riconquista di quel fresco profumo di libertà che gli uomini e le donne, che hanno fatto la storia dell’Italia di questi ultimi 150 anni, hanno più volte difeso, per permettere a noi di conoscerne il valore e di trasmetterlo ai nostri figli.

Dagli eroi del Risorgimento agli eroi della Resistenza agli eroi di questa nostra epoca, le parole di Paolo Borsellino appartengono alla storia. Il cammino che ci attende per liberare il fresco profumo di libertà nelle strade e nelle piazze d’Italia è tutto in salita. Si è consolidato e rinnovato nelle manifestazioni del 13 febbraio e del 12 marzo, che hanno ridato ai cittadini la forza di ritrovarsi intorno ai valori su cui è nata prima l’Italia e poi la Repubblica, di difenderli in anni, in cui un nuovo Risorgimento oltre le celebrazioni rituali, risvegli l’orgoglio di essere italiani e riporti disciplina e onore nella vita politica ed istituzionale del paese.

 

 

“NIUNA CHE ABBIA UN MINIMO DI CONTEGNO BALLEREBBE CON UN VERME COME VOI”, lo spirito del 13 febbraio è indomito da secoli !

“L’unica maniera per realizzare

i propri sogni è svegliarsi.

SVEGLIAMOCI ! ”

Roberto Benigni.

 

 

“Un paese che non proclama

forte i propri valori,

è pronto per l’oppressione

e la servitù”

 

 

 

 

SE NON ORA QUANDO ?

Oltre un milione di persone, 200 piazze e 200 cortei con la forza simbolica della assenza di ogni bandiera.

La vera bandiera del corteo è stata la fine dell’invisibilità della società civile.

SE NON ORA QUANDO

Insieme abbiamo riempito quel vuoto che il monopolio mediatico del premier aveva creato intorno alle persone vere.

Scomparsi dai racconti dei media ci siamo ritrovati e riconosciuti in una comune determinazione a fermare la deriva maschilista e antidemocratica dell’era Berlusconi.

pisa 13 febbraio
Il 13 febbraio è l’inizio di un movimento popolare di liberazione del Paese dalla morsa di un governo che si è dimenticato di essere il governo degli italiani e si è ridotto all’umiliazione istituzionale di essere il governo di un premier senza popolo.

Un premier di clienti e di clientele, che pensa che tutto sia in vendita.

Il sultanato del premier Berlusconi non appartiene alla cultura democratica del nostro Paese e dell’Europa.

E’ stata la voce delle donne che ha ritrovato il coraggio e la forza popolare di dire basta, la misura è colma. “Adesso e Sempre”.

13 febbraio 2011 tutti in piazza

“Povera Italia”. Questo è il giudizio all’estero dell’era Berlusconi.

L’Italia è raffigurata sin dal Rinascimento, con l’immagine di una giovane donna e il 13 febbraio, saranno proprio le donne a scendere in piazza con Lei, per difendere il futuro e per dire basta, la misura è colma a partire dalla dignità calpestata delle donne.

se non ora quando

Il Bunga Bunga non è solo una questione privata, è il fondo del baratro in cui questo governo ha spinto l’Italia.

Ma un Paese non è solo un’estensione geografica, come vorrebbe la Lega.

Un Paese è ciò in cui crede.

Un Paese è definito dai principi e dai valori che rappresenta.

In questo momento l’Italia ha bisogno di ritrovarsi in quei valori e in quei principi, a cominciare dai diritti che la nostra Costituzione riconosce e difende.

Le donne e gli uomini dell’Italia dei Valori saranno in piazza il 13 febbraio, senza simboli di partito, ma con i valori in cui crediamo.

Fuori il Bunga Bunga dall’Italia democratica, fuori la cricca degli aiutini, fuori un governo che ha lasciato le macerie a L’Aquila e i rifiuti a Napoli, che fa scempio del passato e del futuro del Paese.

Saremo in piazza “perché ai figli bisogna dire che si è stati a schiena dritta, non che si può strisciare come vermi”, Maria operaia a Mirafiori, (una voce raccolta da Luca Telese su Il Fatto) .

IL SILENZIO DELLE DONNE

Dove sono oggi, le donne italiane ?  Dove è rimasta soffocata la loro voce ?  Dove sono le “altre” donne, quelle che si guardano allo specchio cercando se stesse e non un fantoccio da esporre sulla pubblica piazza dei gesti ammiccanti, dei volti artefatti, delle voci gridate ?

In Italia solo il 46% delle donne ha un impiego. Di queste, il 27% lascia il posto dopo la prima gravidanza. Un altro 15% non rientra dopo il secondo figlio. Una situazione che non trova eguali in Europa. Ecco dove sono le donne in Italia, sono diventate invisibili, come i disoccupati, come gli studenti, come la realtà quotidiana di milioni di italiani. Non corrispondiamo all’immagine che di noi vuole lo scintillio dei riflettori.

Per le donne i riflettori si accendono su un’identità femminile plasmata ad arte dalle attenzioni del mercato, che vuole una donna ossessionata dal suo aspetto e dall’approvazione degli altri, in una corsa continua verso le immagini artefatte di una leadership di carta, fatta di corpi modellati più per distruggere che per vivere.

Lontano dai riflettori, le donne sono costrette ogni giorno a lottare per resistere ad una crisi economica che le sta mettendo sempre più ai margini della vita lavorativa, con una mobilità sociale bloccata soprattutto per le donne e i giovani, per i quali l’ascensore sociale, ormai da qualche anno, si muove solo verso il basso.

La nostra classe dirigente è la più anziana e la più maschile d’Europa. Si è smesso di investire e di credere nella crescita di una nuova classe dirigente. Non sono il merito, le capacità, i progetti, la personalità di uomini e donne a fare la differenza. Tutto si compra, si comprano gli appalti, si comprano i posti di lavoro, si compra il futuro di pochi e cancellando il merito si distrugge il tessuto sociale ed economico del Paese.

La corruzione, dagli appalti di tangentopoli è arrivata dentro le nostre case, non possiamo considerarci fuori dal Bunga Bunga se non alziamo la testa e cominciamo a dire di no, apertamente e pubblicamente, uomini e donne.

C’è un’Italia che si è rinchiusa dentro la corte del Sultano e ha chiuso gli occhi, il resto del Paese deve andare avanti e riaccendere i riflettori sulla vita reale e sui fatti. Portiamo l’Italia lontano dal “Bunga Bunga” e dalla schiavitù dell’ “aiutino”. Una schiavitù che non conosce differenze di genere ed è diventata un cappio al collo, che toglie il respiro al futuro di tutto il Paese.

LA REPUBBLICA DEL BUNGA BUNGA

“La Democrazia esiste laddove non c’è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi” scirveva Jean-Jacques Rousseau.

E’ questo e solo questo il significato della Repubblica del Bunga Bunga. Sono anni che l’Italia dei Valori, ha scelto toni durissimi per descrivere il Governo Berlusconi. L’era Berlusconi ha le tinte buie della mancanza del merito, dell’abuso di potere, del potente che interviene su tutti i poteri dello Stato a suo piacimento, che minaccia, millanta, fino a scaricare in mezzo ad una strada una minorenne, con qualche telefonata.  La beffa è pretendere di farla raccontare come un'”opera pia”, qualcuno ci crede ?


In Italia i disgraziati sono sempre gli altri, c’è uno scollamento morale tra se stessi e gli altri, su cui l’era Berlusconi ha costruito un abisso. Nessuno vede in Noemi, Ruby e le altre i propri figli. Nessuno vede nei magistrati messi alla gogna, nei giornalisti privati dei mezzi per lavorare, nei meritevoli che perdono concorsi ad personam, in quel giovane su quattro senza lavoro, nei disoccupati che sono sempre di più, se stessi, il proprio Paese ed il proprio destino.

I privilegi di pochi sono diventati la fine dei diritti di tutti i cittadini.

E gli italiani ? Hanno preferito identificarsi in quei pochi, nei privilegi, nell’impunità e nell’arroganza?

L’ etica dell’aiutino ha fatto più vittime della crisi economica, ha cancellato il merito e la competenza, ha costruito un Paese sempre più diseguale, con una mobilità sociale inesistente. La ricchezza del Paese è sempre di più nelle mani di pochi e lì ci rimane. Perché nel Paese degli “aiutini”, niente funziona.

democrazia ad personam

Siamo diventati “paralizzati”, perché siamo drammaticamente alla mercé di un sistema che premia chi si piega e condanna chi fa il proprio dovere. Per questo se non cominciamo, tutti, a ritrovare la voce della responsabilità e dell’impegno, che parte dall’indignazione di fronte alla totale noncuranza degli interessi generali, di fronte al prevalere dell’interesse privato su quello pubblico, finiremo per restare schiacciati, da una crisi economica e sociale che non guarda in faccia a nessuno.

Se si pensa di poter affrontare la globalizzazione finanziaria e produttiva con il “ghe pensi mi”, di Berlusconi e di Bossi, si perde tutti e senza appello. Dobbiamo ritornare a riconoscere, noi stessi, negli altri, l’interesse pubblico, prima di quello privato. L’abbaglio del “ghe pensi mi”, leghista e berlusconiano, ha fatto già abbastanza danni .

Cominciamo dai Comuni, dalle Province e dalle Regioni di centrosinistra a costruire la strada dell’alternativa di governo. Un governo capace di esprimere una cultura politica e sociale che crede nel valore del bene comune, della solidarietà, della crescita, intesa sempre, come crescita economica e sociale insieme. Un Governo dalla parte dei cittadini, espressione di un’Italia capace di reagire e difendere il futuro, in un mondo che non è il cortile di Arcore .