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QUESTIONARIO STUDENTE, DOVE FINISCE LA SCUOLA E INIZIA IL GOVERNO DELLA NEGAZIONE DEI DIRITTI DEI CITTADINI E DEI LORO FIGLI

Le prove  Invalsi serviranno per elaborare un report sui limiti sociali, familiari e fisici degli studenti italiani considerati “fattori di contesto che possono condizionare i livelli di apprendimento”.

Una considerazione che evoca più la scuola dell’epoca fascista che la scuola europea .

Nelle circolari Gelmini per le prove Invalsi, si afferma che gli “Alunni con disabilità intellettiva non possono né debbono partecipare” , una scuola che divide e separa è la scuola che dobbiamo aspettarci per il futuro ? Sarebbe la fine di quella scuola che ha rappresentato l’ascensore sociale di molte generazioni di italiani, che ha modernizzato la società e fatto sentire parte attiva anche chi è portatore di disabilità.

Un vero imbarbarimento sociale e culturale, che arriva da un sempre più preoccupante imbarbarimento del livello democratico di questo governo.

Non fatevi ingannare dai test, che ci dicono essere europei, la scuola delle prove Invalsi non ha niente a che fare con l’Europa.

Gli insegnanti italiani percepiscono una delle retribuzioni più basse in Europa. L’Italia è agli ultimi posti tra i paesi Ocse per investimenti nella scuola. Secondo i dati Eurostat, l’Italia è sotto la media europea della percentuale di spesa per l’istruzione rispetto al Pil. La battaglia per ridare valore al merito si perde con l’Invalsi e si vince solo mettendo al centro la scuola e i suoi bisogni, come stanno facendo gli altri paesi Ocse, questo si che è internazionale.

Nel somministrare i test Invalsi, il ministro Gelmini ha ignorato anche le critiche costruttive, ha ignorato la preoccupazione della maggioranza degli insegnanti per il continuo abbassamento del livello culturale della scuola, ha ignorato le richieste e le indicazioni che vengono dal mondo della scuola per fermare questa deriva. Ma allora, quale “mission” sta elaborando il Miur per la scuola italiana del XXI secolo ? E soprattutto, a quale ratio risponde la somministrazione del “Questionario Studente” ? Perché è mancata la comunicazione corretta alle famiglie sulla terza prova Invalsi ?

NESSUNO, GENITORI, STUDENTI, ANCHE ALCUNI INSEGNANTI SAPEVA CHE CI SAREBBE STATA UNA TERZA PROVA INVALSI

IL QUESTIONARIO DELLO STUDENTE

Lo trovate on line

In questo test, somministrato all’insaputa dei genitori, degli insegnanti e degli stessi studenti, che da settimane studiano per le prove Invalsi e sanno che le prove sono DUE.

LA TERZA PROVA INVALSI, tempo a disposizione 30 minuti, che cosa deve testare ?

“Alcune domande sono relative ai fatti, altre ti chiedono di esprimere un’opinione.

Le tue risposte ci aiuteranno a conoscere meglio te e la tua scuola.”

TRA LE DOMANDE :

ABITUALMENTE CON CHI VIVI:

A Con tutti e due i miei genitori

B Con uno solo dei miei genitori

C Un pò da mia madre, un pò da mio padre

D Non vivo con i miei genitori

Si continua così, con domande sulla sfera privata dei bambini, domande emotivamente non neutre.

A casa che lingua parli per la maggior parte del tempo, quante automobili hai, quanti bagni ci sono in casa tua, c’è un antifurto, hai una cameretta solo per te, un computer, un collegamento internet, quanti libri.

C’è una parte finale che sfiora l’accanimento psicologico. Probabilmente si vuole indagare sulla sicurezza di sé, con i piedi di piombo.

Di fronte ad un bun risultato scolastico:

A Mi hanno aiutato

B Sono stato fortunato

C Era facile

D Sono bravo

E Mi sono impegnato

SI PONE UN PROBLEMA. IO SONO UNO DI QUEI RARI GENITORI CHE HA AFFIDATO I SUOI FIGLI ALLA SCUOLA NELLA MASSIMA FIDUCIA. PER ME LA SCUOLA HA SEMPRE RAGIONE, NE RICONOSCO L’AUTOREVOLEZZA E I MIEI FIGLI SANNO CHE L’AUTORITA’ DEI LORO INSEGNANTI NON TROVA NELLA MIA EMOTIVITA’ DI MADRE ALCUNA CREPA.

ORA, COSA FACCIO. INTERVENGO E CHIEDO ALLE INSEGNANTI CHE A MIO IGLIO NON VENGA SOMMINISTRATO IL TEST, CHE QUALCUNO DENTRO IL SISTEMA SCOLASTICO AVREBBE DOVUTO FERMARE PRIMA CHE ARRIVASSE SUL BANCO DEI MIEI FIGLI.

O PER NON FAR SENTIRE MIO FIGLIO UNA MOSCA BIANCASTO ZITTA E SUBISCO. COME GUIDARLO NEL GIUDIZIO DI QUSTA PROVA SENZA INTACCARE L’AUTOREVOLEZZA DELLA SCUOLA CHE LO HA SOMMINISTRATO.

OLTRETUTTO VI E’ STAT A LA PIU’ COMPLETA MANCANZA DI  INFORMAZIONE  SU QUESTA TERZA PROVA.

NESSUNO HA AVVERTITO I GENITORI.

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INVALSI : CHE C’AZZECCA LA FONDAZIONE AGNELLI?

Prove INVALSI nelle scuole.

Ma cosa c’entra la Fondazione Agnelli?

Ne è l’ispiratrice.

Ma perché la Fondazione Agnelli ?

La firma della Fondazione è in calce alle prove, nella terza prova per le V elementari e le I medie : un vizzietto degli Agnelli, la schedatura sociale degli italiani. 30 minuti per sottoporre bambini di 10 anni ad un terzo grado economico e sociale.

Dopo la prova di italiano, dopo la prova di matematica, la prova di ricchezza. A 10 anni nell’Italia di Berlusconi si impara che anche la scuola non è uguale per tutti.

Per chi non lo ricorda, nell’agosto del 1971 un giovanissimo pretore, Raffaele Guariniello ordinerà di perquisire l’ ufficio dell’ uomo più potente d’ Italia e tra i primi al mondo: Gianni Agnelli.

Si indagava allora su un’ enorme rete di spionaggio e di strutture pubbliche deviate, al fine di “schedare” e controllare il dissenso politico-sindacale all’ interno e all’ esterno della Fiat.

Nell’ufficio “servizi generali” erano custodite 354.000 schede informative, di queste 151.000 si riferivano al periodo dal 1967 al 1971.

Responsabile delle schedature fu il presidente della Fiat, Vittorio Valletta, legato alla massoneria dal 1906.

Valletta aveva strutturato un sistema di spionaggio e di archiviazione delle schedature  ricavando le informazioni dai servizi segreti,  dai messi comunali,  dai vigili urbani e dalle parrocchie.

Sembra proprio che questo input alla schedatura sociale ed economica, sia arrivato fino all’Invalsi.

La terza prova sottopone bambini di 10 e 11 anni ad una prova di schedatura sociale ed economica, di umiliazione, di aggressione a minori su dati sensibili.

TEST INVALSI

Non si spiega altrimenti l’acquisizione di dati che la scuola ha già a disposizione, sull’educazione scolastica e sui lavori dei genitori, che tutti noi genitori, maggiorenni e consapevoli di come si trattano i dati sensibili, abbiamo compilato al momento dell’iscrizione.

Basterebbe inserire i dati al fianco delle prove per una eleborazione statistica generale. Se invece, la volontà è quella di affiancare la prova di merito scolastico alla prova di idoneità sociale di ciascun candidato, allora e solo allora si spiega la terza prova Invalsi.

La firma della Fondazione Agnelli sulla terza prova Invalsi chiama alla memoria un frammento di un’altra notte della Repubblica.

Dagli operai agli alunni minorenni, la visione massonica della società porta oggi una prova come l’Invalsi in scuole pubbliche, precedentemente private di tutto, fondi, personale, dignità.

Vale la pena ricordare ancora una volta le parole di Pietro Calamandrei.

La scuola è centro pulsante della democrazia di un Paese, dove nasce la mobilità sociale, dove si diventa cittadini informati e consapevoli. L’Invalsi non serve alla scuola, non serve a conoscere statisticamente il sistema scolastico.

L’Invalsi serve ad intimorire, studenti ed insegnanti.

Non ha nessun legame didattico con il sistema di insegnamento.

Infatti gli alunni passano settimane, non a ripassare i programmi, ma ad imparare come gestire un modo diverso di valutazione, mai sperimentato prima. Giorni di scuola preziosi per consolidare le basi dell’italiano e della matematica sprecati per esercitarsi sul multiple choice.

Già, ma il multiple choice è europeo!

Fumo negli occhi. Cominciamo dal multiple choice per far finta di essere più europei e continuiamo a pagare le multe per quelle che sono le direttive europee su rifiuti, Bolkestein, quote latte…

Siamo europei non con l’Invalsi in stile Fiat, ma e solo se, invece che agli ultimi posti delle classifiche europee su burocrazia, corruzione, costi della politica, libertà di stampa, percentuale delle donne che lavorano, risorse investite nella scuola e nelle politiche familiari si passa almeno a metà classifica.

LA SCUOLA

Discorso pronunciato

da Pietro Calamandrei

al III Congresso

dell’Associazione a difesa della scuola pubblica

11 febbraio 1950

La scuola, come la vedo io, è  un organo “costituzionale”. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola “l´ordinamento dello stato”, sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della repubblica, la magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo.

Se si dovesse fare un paragone tra l´organismo costituzionale e l´organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell´organismo umano hanno la funzione di creare il sangue. Gli organi ematopoietici, quelli da cui parte il sangue, che rinnova giornalmente tutti gli altri organi, che porta a tutti gli altri organi, giornalmente, battito per battito, la rinnovazione e la vita.

“Facciamo l’ipotesi”, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).

Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.