Archivio per Italia

2 GIUGNO 2012

crisi economica tricolore

 

Il 2 giugno 2012,

non è un 2 giugno

come tutti gli altri

 

 

 1992-2012

 

 

 

 

 

 

 

Il significato di Repubblica che festeggiamo è rimasto impigliato in venti anni in cui gli attacchi alla Costituzione, la malapolitica, il malaffare ci hanno portato fin qui.

Non tutti hanno agito allo stesso modo, le differenze, le battaglie politiche e ideali che hanno segnato questi ultimi venti anni vengono trascinate dentro un calderone di qualunquismo a cui, dopo il populismo berlusconiano-leghista di centrodestra, dovremmo essere vaccinati.

E invece NO. Questa festa della Repubblica 2012 ci deve portare su un terreno nuovo, con la memoria del passato.

Oggi, festeggiare la festa della Repubblica degnamente, significa ritornare alle nostre radici, con lo sguardo rivolto al futuro.

Il cambiamento,

è già tutto scritto,

nei valori della nostra

Costituzione.

Come durante la Resistenza le staffette erano il tessuto connettivo tra la società civile e i partigiani, così oggi è la nostra Costituzione ad essere staffetta, articolo per articolo, per rafforzare i valori su cui è nata la nostra Repubblica e da cui ripartire per ricostruire un Paese capace ancora di guardare avanti.

Siamo in un momento storico in cui i valori di fratellanza, di uguaglianza e di libertà, che sono alla base della nostra Costituzione, non sono affatto scontati, ma hanno ancora bisogno di noi, delle nostre voci e del nostro coraggio.

Si parla di alleanze e di programmi, ma non si parla abbastanza di quali ideali siano alla base di quelle alleanze e di quei programmi.

L’individualismo esasperato degli ultimi venti anni ha svuotato la politica dei suoi ideali, la vita di tutti i giorni dei suoi significati, il sistema economico di ogni legame con la crescita sociale e civile della società.

Questa crisi economica

non è uguale per tutti

E’ una crisi nata sulle diseguaglianze e sull’aumento delle diseguaglianze prospera.

E’ una crisi che nega la solidarietà, l’uguaglianza e la libertà dei popoli.

La vera festa della Repubblica, oggi, è nell’unica vera foto che guarda al futuro, la foto dei popoli.

Sono i volti di chi sta affrontando il terremoto in Emilia.

I volti dei lavoratori che difendono i diritti conquistati in oltre un secolo di lotte e di battaglie civili.

I volti delle famiglie che non arrivano alla fine del mese.

I volti delle donne che il 13 febbraio hanno chiuso il teatrino della politica berlusconiana.

I volti degli insegnanti che ogni giorno difendono la scuola pubblica e il futuro.

I volti di chi ha votato ai referendum per difendere i beni comuni e adesso aspetta le risposte negli atti concreti di un Parlamento che continua a restare sordo ad un nuovo modello di sviluppo, che difenda il territorio, l’assetto idrogeologico e la sicurezza, che guardi al futuro di un popolo e non al futuro di pochi. Quei pochi che vivono divorando il futuro di tutti. Quelli che ridevano la notte del terremoto dell’Aquila, quelli che vivono di privilegi che cancellano i diritti di tutti, quelli che non conoscono “disciplina e onore” nell’adempimento delle funzioni pubbliche.

WIKIPEDIA SOTTO IL BURCA DEL SULTANO

Wikipedia in lingua italiana si è fermata.

E’ questa l’immagine di un’ Italia distante dalle altre democrazie occidentali, imprigionata sotto il burca di un sultano che non riconosce negli italiani i cittadini, ma solo i sudditi .

Aprire la pagina di Wikipedia e trovarla nascosta, misura il nostro downgrade democratico.

Il taglio del rating sul debito italiano da parte di S&P e di Moody’s, è l’altra faccia della medaglia che viene appuntata sul petto di questo Governo.

Alla crisi economica si aggiunge una crisi politica e morale, che travolge i rating insieme alle libertà e ai diritti dei cittadini.

Donne e uomini sono costretti a girare per le strade del web sotto un burca, che ci rende invisibili nella nostra individualità e in grado di guardare il mondo solo dietro una maschera. Un burca che copre i cittadini e i loro occhi sul mondo. Questa è l’Italia che Berlusconi ha costruito per noi. Strappare via il burca è ancora possibile ? Il sultanato berlusconiano è entrato nelle nostre case. Se state facendo la lezione con i vostri figli dal motore di ricerca approdate alla pagina di Wikipedia, chiusa.

E’ una sensazione che non lascia indifferenti. Bambini, giovani, studenti, famiglie, uomini e donne sono vittime di un atto di violenza che si consuma ad ogni clic del mouse e si moltiplica casa dopo casa, ufficio dopo ufficio in tutto il tessuto sociale ed economico del paese. La pagina bianca di Wikipedia ha l’effetto di una webcam che mette in rete il vero volto dell’era berlusconiana.

Il bavaglio sulla libertà di stampa viene annodato sempre più stretto, per coprire la decadenza morale e democratica del sistema Berlusconi che straripa da ogni parte. Il comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni è la stretta finale sulla libertà. Tutta la rete rischia di divetare una pagina bianca, i blog, i social network, i siti.

L’Italia democratica è davanti ad uno schermo che sta per essere svuotato e spento.

LA FINANZIARIA DELLA LEGALITA’

La legalità è da oltre tredici anni il punto cardine della politica dell’Italia dei Valori, è nel nostro DNA dall’inizio. Oggi, ancora più di ieri, garantire il rispetto della legalità resta il punto di partenza per un’Italia capace di tornare a crescere e a credere nel futuro.

Il confronto con gli altri Paesi industrializzati, ci fornisce uno spaccato inequivocabile, di una crisi economica italiana, che è una crisi al quadrato, perché alla crisi finanziaria globale si somma una crisi tutta tricolore. La nostra economia presenta un unicum nel panorama dei paesi industrializzati, il 22% del Pil resta nascosto nel sommerso, ogni anno si evadono 120 miliardi di euro e la corruzione costa ai cittadini 60 miliardi l’anno.

crisi economica tricolore

La ripresa e la crescita in Italia nascono dal ripristino della legalità. Solo una manovra finanziaria in grado di riportare a galla quel sistema illegale sommerso che sta divorando la parte sana del paese può fermare la china rovinosa in cui versa la nostra economia. Con una crescita che non arriva all’1,3% annuo, nascondere il 22% del Pil, il 16% secondo le stime più prudenti, nella palude del sommerso è un attacco al futuro dell’economia italiana. Per peso del sommerso rispetto al Pil, siamo primi in Europa, i primi dei peggiori. C’è un paese nascosto che sta divorando la crescita e lo sviluppo del paese reale. Questo doppio livello, l’Italia dei cittadini e l’Italia dei “furbetti” è il principale freno alla ripresa. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

I dati pubblicati dall’Ocse e dalla Banca d’Italia fotografano un Italia sempre più diseguale. Gli italiani più ricchi hanno un reddito superiore di dodici volte quello dei più poveri. Se guardiamo il tasso di diseguaglianza nella distribuzione del reddito, siamo penultimi in Europa . Negli ultimi dieci anni, le diseguaglianze si sono accresciute di oltre cinque punti. La mobilità sociale generazionale e di genere è la peggiore in Europa. Il 45% dei leader italiani, nella politica, nelle istituzioni e nel mondo produttivo, ha più di 70 anni. Il nostro tasso di disoccupazione giovanile è di oltre otto punti percentuali sopra la media europea. Il rischio di povertà in Italia cresce al diminuire dell’età, si tratta di un fenomeno nuovo, 30 anni fa la situazione era esattamente capovolta. Le donne sono messe anche peggio, siamo al 26° posto sui 27 paesi dell’Unione Europea, dietro di noi solo Malta, per la presenza di donne in politica ed economia.

Il referendum ha segnato un momento di risveglio della cittadinanza attiva e di richiesta di legalità e di attenzione al bene comune. Per fermare l’impoverimento delle famiglie, delle donne e dei giovani, per fermare l’attacco continuo alla speranza in un futuro migliore serve che il paese scelga la legalità a cominciare da una finanziaria che apra le tasche nascoste dell’economia sommersa e smetta di svuotare le tasche dei cittadini.

Su questo blog  stiamo discutendo da molto tempo i temi della legalità.

Vi invito a consultare i vari indici sulla terza colonna e buona lettura a tutti !

“NIUNA CHE ABBIA UN MINIMO DI CONTEGNO BALLEREBBE CON UN VERME COME VOI”, lo spirito del 13 febbraio è indomito da secoli !

“L’unica maniera per realizzare

i propri sogni è svegliarsi.

SVEGLIAMOCI ! ”

Roberto Benigni.

 

 

“Un paese che non proclama

forte i propri valori,

è pronto per l’oppressione

e la servitù”

 

 

 

 

13 febbraio 2011 tutti in piazza

“Povera Italia”. Questo è il giudizio all’estero dell’era Berlusconi.

L’Italia è raffigurata sin dal Rinascimento, con l’immagine di una giovane donna e il 13 febbraio, saranno proprio le donne a scendere in piazza con Lei, per difendere il futuro e per dire basta, la misura è colma a partire dalla dignità calpestata delle donne.

se non ora quando

Il Bunga Bunga non è solo una questione privata, è il fondo del baratro in cui questo governo ha spinto l’Italia.

Ma un Paese non è solo un’estensione geografica, come vorrebbe la Lega.

Un Paese è ciò in cui crede.

Un Paese è definito dai principi e dai valori che rappresenta.

In questo momento l’Italia ha bisogno di ritrovarsi in quei valori e in quei principi, a cominciare dai diritti che la nostra Costituzione riconosce e difende.

Le donne e gli uomini dell’Italia dei Valori saranno in piazza il 13 febbraio, senza simboli di partito, ma con i valori in cui crediamo.

Fuori il Bunga Bunga dall’Italia democratica, fuori la cricca degli aiutini, fuori un governo che ha lasciato le macerie a L’Aquila e i rifiuti a Napoli, che fa scempio del passato e del futuro del Paese.

Saremo in piazza “perché ai figli bisogna dire che si è stati a schiena dritta, non che si può strisciare come vermi”, Maria operaia a Mirafiori, (una voce raccolta da Luca Telese su Il Fatto) .

L’Italia sale sopra i tetti, anche il Maestro Barenboin si sporge dalla buca in difesa della cultura

“Signor Presidente della Repubblica, Autorità, Signore e Signori: sono molto felice di dirigere anche questo anno il sette dicembre alla Scala, sono molto onorato di essere stato dichiarato Maestro Scaligero. Per tale titolo, ma anche in nome di tutti i miei colleghi che suonano, cantano, ballano, e lavorano non soltanto in questo magnifico teatro, ma in tutti i teatri di Italia per dirvi a qual punto siamo profondamente preoccupati per il futuro della cultura in nostro paese e in Europa, e se mi permetete, vorrei che ricordiamo insieme l’ articolo 9 della Costituzione Italiana: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e Artistico della Nazione”

“Secondo qualcuno con la cultura non si mangia, ma anche mangiare troppe altre cose può far male.

Tagliando la cultura si taglia l’anima italiana”

Daniel Barenboin

L’Italia chiede futuro e sale sui tetti delle Università e sui monumenti simbolo del nostro Paese nel mondo, per dare visibilità, in mezzo al nulla dell’informazione sempre meno libera, al collasso dei pilastri su cui si dovrebbe costruire la ripresa dell’economia nazionale.

UNIVERSITA’,  RICERCA,  INNOVAZIONE,  CULTURA , SVILUPPO,  LAVORO .

Governo assente e Paese in ginocchio.

LA REPUBBLICA DEL BUNGA BUNGA

“La Democrazia esiste laddove non c’è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi” scirveva Jean-Jacques Rousseau.

E’ questo e solo questo il significato della Repubblica del Bunga Bunga. Sono anni che l’Italia dei Valori, ha scelto toni durissimi per descrivere il Governo Berlusconi. L’era Berlusconi ha le tinte buie della mancanza del merito, dell’abuso di potere, del potente che interviene su tutti i poteri dello Stato a suo piacimento, che minaccia, millanta, fino a scaricare in mezzo ad una strada una minorenne, con qualche telefonata.  La beffa è pretendere di farla raccontare come un'”opera pia”, qualcuno ci crede ?


In Italia i disgraziati sono sempre gli altri, c’è uno scollamento morale tra se stessi e gli altri, su cui l’era Berlusconi ha costruito un abisso. Nessuno vede in Noemi, Ruby e le altre i propri figli. Nessuno vede nei magistrati messi alla gogna, nei giornalisti privati dei mezzi per lavorare, nei meritevoli che perdono concorsi ad personam, in quel giovane su quattro senza lavoro, nei disoccupati che sono sempre di più, se stessi, il proprio Paese ed il proprio destino.

I privilegi di pochi sono diventati la fine dei diritti di tutti i cittadini.

E gli italiani ? Hanno preferito identificarsi in quei pochi, nei privilegi, nell’impunità e nell’arroganza?

L’ etica dell’aiutino ha fatto più vittime della crisi economica, ha cancellato il merito e la competenza, ha costruito un Paese sempre più diseguale, con una mobilità sociale inesistente. La ricchezza del Paese è sempre di più nelle mani di pochi e lì ci rimane. Perché nel Paese degli “aiutini”, niente funziona.

democrazia ad personam

Siamo diventati “paralizzati”, perché siamo drammaticamente alla mercé di un sistema che premia chi si piega e condanna chi fa il proprio dovere. Per questo se non cominciamo, tutti, a ritrovare la voce della responsabilità e dell’impegno, che parte dall’indignazione di fronte alla totale noncuranza degli interessi generali, di fronte al prevalere dell’interesse privato su quello pubblico, finiremo per restare schiacciati, da una crisi economica e sociale che non guarda in faccia a nessuno.

Se si pensa di poter affrontare la globalizzazione finanziaria e produttiva con il “ghe pensi mi”, di Berlusconi e di Bossi, si perde tutti e senza appello. Dobbiamo ritornare a riconoscere, noi stessi, negli altri, l’interesse pubblico, prima di quello privato. L’abbaglio del “ghe pensi mi”, leghista e berlusconiano, ha fatto già abbastanza danni .

Cominciamo dai Comuni, dalle Province e dalle Regioni di centrosinistra a costruire la strada dell’alternativa di governo. Un governo capace di esprimere una cultura politica e sociale che crede nel valore del bene comune, della solidarietà, della crescita, intesa sempre, come crescita economica e sociale insieme. Un Governo dalla parte dei cittadini, espressione di un’Italia capace di reagire e difendere il futuro, in un mondo che non è il cortile di Arcore .

 

COME FERMARE L’ECONOMIA E LA POLITICA DEGLI AMICI DEGLI AMICI

Quando l’opposizione sparisce c’è del marcio da condividere

Il caso Verdini parte dai forzieri del Credito cooperativo fiorentino e non si ferma lì.

E’ un sistema trasversale di favori e di privilegi che parte dalle Banche e arriva agli appalti , in una lunga corsa solitaria degli amici degli amici che cancella la concorrenza e il mercato e lascia nel Paese il vuoto di infrastrutture e servizi, di sviluppo e di innovazione. Un monocolore imprenditoriale trasversale, senza concorrenza e con un Service Level Agreement, nullo.

Non c’è crescita nel Paese degli amici degli amici, crescono gli imbrogli e affonda l’economia.

A pagare i soliti cittadini ed il futuro di un Paese che invece di investire nello sviluppo crede solo nelle clientele .

TANGENTOPOLI

Vogliamo cominciare ad affrontare i problemi alla radice, c’è una cultura dei favori in Italia che è trasversale e che sta affondando l’economia del Paese e con l’ultimo governo, anche il sistema legislativo proprio di uno stato di diritto.

Chiunque voglia cambiare deve partire da quì, non c’è nessun altro punto di partenza credibile .

Cosa aspetta Banca Italia a girarle tutte le banche italiane e portare alla luce  il sottobosco  di privilegi e di favori che cancella i finanziamenti allo sviluppo e  favorisce solo gli amici degli amici, senza garanzie ad interessi bassissimi, fino ad  ” azzerare la redditività, ed assottigliare ai minimi l’eccedenza patrimoniale” (dalla relazione degli ispettori sullo stato del Credito Cooperativo Fiorentino) ?

Cosa aspetta Banca Italia a rendere chiaro ed inequivocabile che non ci saranno più sottoboschi dove nascondere favori ed illeciti ?

Cosa aspetta Confindustria a bollare le aziende che vivono dei favori della “politica” come parassiti, è troppo ?

No, è troppo profondo il baratro economico in cui il sistema post-tangentopoli  ha fatto sprofondare il sistema Italia.

In questi ultimi anni ci siamo nascosti dietro la crisi economica finanziaria di portata mondiale, ma i problemi dell’economia italiana,  quelli strutturali, corruzione, mancanza di infrastrutture, burocrazia stanno bloccando la ripresa, mentre nel resto d’Europa si esce dalla crisi, noi, abbiamo ancora il freno ben inserito.

Il sistema dei favori sta spolpando il Paese.

Cosa aspetta la politica a presentare un nuovo programma di governo alternativo non solo a Berlusconi, ma a tutto questo sistema di negazione dei principi fondamentali di uno stato di diritto.

E’ questo il momento del coraggio di cambiare e di puntare su idee nuove per un Paese senza amici degli amici, senza santi in paradiso, senza corsie preferenziali, deve farsi avanti tutta la società civile e smettere di essere connivente. Tutti dobbiamo fare la nostra parte, non possiamo ancora credere alle bacchette magiche, ad un problema sistemico si devono dare risposte a tutti i livelli. Basta chiedere, è il momento  di cambiare, ognuno per la sua parte.

Anche la società civile non è immune da responsabilità, in Italia è mancato il controllo di una società civile capace di dire NO, alziamo la voce con i deboli e la abbassiamo fino al sussurro con i potenti, abbandoniamo il campo che resta vuoto, senza una diffusa presenza di cittadini consapevoli dei propri DIRITTI e DOVERI .

Se non siamo in grado di pretendere un tale spiegamento di forze in difesa del futuro del nostro Paese, allora, nessuno finga, non si metta l’elmetto di chi vuole davvero cambiare l’immobilità del quadro economico e politico di questo Paese, non abbiamo bisogno di belle promesse, di lezioni di stile, ma di impegni concreti da parte di tutti.

Alle prossime elezioni serve uno schieramento capace di  rompere con questo sistema, per vincere o perdere, credendo in un’Italia nuova,più europea e meno furbetta, perchè i furbi sono sempe i soliti e un solo favore cancella i diritti di 60.387.000 di italiani.

Altrimenti non ci resta che vendere le Dolimiti…e non è una battuta,

For a few million, grab your own piece of Italy!

Restare nelle grinfie dei parassiti significa cancellare il vero valore di tutto ciò che ci circonda.

Chi in questi anni ha pensato che questo fosse il sistema berlusconiano è bene che cominci a  depersonalizzare e presentare un programma

alternativo

non a Berlusconi

ma al sistema dei favori per pochi e dei costi per tutti.


DUE ITALIE

Due Italie, una in salotto  e quella vera nascosta in soffitta,

nessun impegno per affrontare nodi e problemi che si riversano irrisolti nella vita di ogni giorno.

I dati dell’Ocse stimano che nel 2010  il debito italiano arriverà al 121% del Pil,

il rapporto peggiore d’Europa.

-Germania, nonostante che in termini assoluti abbia un debito più alto del nostro, in rapporto al Pil è l’87%,

-la Gran Bretagna è all’80%,

-gli Stati Uniti, al 100%, la ricchezza prodotta sarà pari al debito, nonostante la peggiore crisi della storia americana.

Invece di tagliare i privilegi si tagliano i diritti, bloccando innovazione e sviluppo .

Tagli alla Sicurezza : 451 milioni di euro nel 2009, 3 miliardi di euro nel triennio, con una riduzione di organico di oltre 4mila unità nella sola polizia di Stato.

Tagli alla Giustizia : 900 milioni di euro, ma ministro e sottosegretari si concedono l’aumento.

Tagli alla Scuola : tagli per 6 miliardi di euro in tre anni, 87.000 posti in meno per i docenti e 45.000 in meno per il personale Ata.

Difficile mettersi di fronte al quadro esposto in salotto, dell’ottimismo e della ripresa, con la prospettiva di un Paese che sta inesorabilmente scendendo in tutte le classifiche mondiali, e che sale solo in quelle sbagliate .

Saliamo :

-in quella della corruzione, dove siamo all’84° posto al mondo,

-in quella sull’incidenza della burocrazia, aprire un’azienda in Italia comporta 9 procedimenti, 13 giorni lavorativi, 3795 dollari di spese. In Francia : 7 procedure, 8 giorni di tempo, 305 dollari,

-in quella dell’evasione fiscale.

Scendiamo :

-in quella dell’indice di libertà economica che per il 2009, passa ad essere al 78° posto, e in Europa 32° su 43 paesi considerati,

-in quella sulla libertà di stampa, 72° posto, siamo retrocessi nella categoria dei paesi ‘parzialmente liberi’, unico paese europeo a retrocedere dalla categoria dei ‘paesi liberi’ a quella dei paesi dove la libertà è parziale.

Tre milioni di persone sono sotto la soglia di povertà in Italia, e molte altre risparmiano sui beni di prima necessità e con fatica arrivano alla fine del mese. Si parla del 10% della popolazione a rischio di sostentamento.

L’ottimismo di chi preferisce guardare dall’altra parte mette a rischio il futuro del Paese, ci vuole CORAGGIO per essere ottimisti senza inganno, solo affrontando la realtà dei dati che disegnano il “quadro” di una crisi tutta italiana, si è in grado di invertire la rotta, evidentemente, però c’è una forza politica, economica e sociale che da un Paese in Crisi ne esce “Grassa”, questo è l’ottimismo più infido.

1.757,534 miliardi di euro di debito pubblico non devono spaventare, lo dice il ministero dell’Economia che stima l’attivo patrimoniale pubblico, in oltre 1.800 miliardi : oltre ai beni materiali, tutti gli immobili, i crediti e le partecipazioni delle amministrazioni centrali, degli enti locali, degli istituti di previdenza.

si mettono in conto anche le risorse naturali, fiumi, laghi, ghiacciai e demanio marittimo :

il livello di preoccupazione, quando si calcola il valore economico delle risorse naturali di un Paese difficilmente può restare sotto controllo,

fiumi, laghi, ghiacciai,

significa

ACQUA,

significa

SOPRAVVIVENZA,

VITA.

Ecco ancora una volta l’importanza dei tre referendum per dimostrare che i diritti non si tagliano e che noi cittadini siamo ancora in grado di difenderli.

Un link per indignarsi dedicato a chi trova i toni di questo post troppo accesi,

“Treasures put up for sale in battle against soaring national debt”.

60 340 328 VOCI IMBAVAGLIATE PER CANCELLARE LA VERITA’

“La nostra libertà dipende dalla libertà di stampa,

ed essa non può essere limitata senza che vada perduta. “

Thomas Jefferson

libertà di stampa cancellata

La “legge bavaglio” cancella l’informazione in Italia. Non avrà più alcun senso leggere un giornale o ascoltare un tg , sapendo che ciò che accade veramente, resta sepolto sotto le macerie della libertà di stampa,  combattuta e sconfitta da una guerra iniziata molti anni fa, con il bavaglio stretto sulla voce di due  firme storiche del giornalismo italiano come Indro Montanelli ed Enzo Biagi,  culminata oggi, nella fine del giornalismo d’inchiesta, in un Paese dove la verità storica e giudiziaria sugli anni che vanno dal ’92 ad oggi è buia come il buio di questa nuova notte della Repubblica.

“Se la libertà di stampa significa qualcosa,

significa il diritto di dire alla gente

ciò che non vuol sentirsi dire.”

George Orwell

“PENSAR A LA NOSTRA XENTE” NON CI PORTERA’ LONTANO NEL XXI SEC.

 

Ecco a voi l’Italia del “Bengodi”

Non voglio fare “l’ intellettuale noioso ” o peggio “il moralista” ma questo continuare a dire che l’Italia del Pil più alto vota Lega e Pdl mi sembra davvero una semplificazione del tutto fuorviante, è diventato però  il “mantra ” dei commenti postelettorali.

La Padania oggi titola “PENSAR A LA NOSTRA XENTE” , se questa è la politica economica e sociale del Super Nord, temo che non resterà Super ancora per molto, perchè una cosa sono gli slogan, un’altra le soluzioni a problemi che sono tutt’altro che della “nostra xente”, usando le parole di  Zygmut Bauman “Le città sono diventate le discariche di problemi concepiti e partoriti a livello globale”.

Come si fa a credere in un modello di sviluppo per  “la nostra xente” quando l’economia è in crisi, le aziende chiudono e tutto è cominciato  dai mutui subprime dei ceti medi americani a migliaia di chilometri dalla “nostra xente” ?


L’Italia degli slogan non è l’Italia reale, c’è un sistema produttivo del Nord-Est che è profondamente in crisi , l’etica del lavoro, l’umiliazione del fallimento stanno nascondendo i dati reali della crisi, ed insieme, anche la capacità di rimettersi in discussione per ripartire chiedendo aiuto. Siamo esseri umani non “uomini del fare” , dietro la cartapesta dei miti berlusconiani c’è una realtà sociale ed economica che ha bisogno di ripartire da un  nuovo modello di sviluppo e da un  diverso rapporto tra istituzioni ed economia, come in questi mesi, stanno facendo tutti gli altri Paesi industrializzati.

Si continua a pubblicare l’immagine di un Nord-Est scattata cinque anni fa, per paura di  di scattarne una nuova, oggi. E’ un modo per nascondere il fallimento del “sistema delle scorciatoie individuali”, come io chiamo il “sistema Berlusconi”. E’ un modo per continuare a vendere lo slogan del “NOI” contro “LORO”,  l’etica della “nostra xente” , invece di trovare soluzioni di sviluppo si sceglie la “guerra tra poveri” per consolidare il potere di pochi sull’ignoranza di molti .

“Tutti possono diventare Berlusconi”, nel frattempo però, diventa sempre più ricco un solo Berlusconi e tutti gli altri vengono lasciati sempre più poveri e sempre più soli, in mezzo ai tagli a tutte le politiche di sviluppo e di innovazione, di formazione e di ricerca. Si taglia il futuro e si lascia “la nostra xente” contenta di poter dire che c’è qualcuno che sta peggio di noi, e quel qualcuno non avrà niente prima di me. Bella consolazione!

Veniamo invece alle Regioni del centrosinistra, noioso ed intellettuale, del pensiero critico e del pluralismo.

Io penso alla Toscana, grazie a quelle politiche che guardano anche agli “altri” e ad “altro”, oggi nel mezzo della crisi economica globale, quando “ripresa” non coincide con nuovi posti di lavoro, quando è dall’ innovazione e dai nuovi settori che ripartono le  prospettive concrete per il  mercato del lavoro, ringrazio di vivere in una regione che da una parte difende il diritto al lavoro con politiche sociali e dei servizi che garantiscono tutti e dall’altra è nel settore delle nuove tecnologie, delle energie sostenibili ai vertici di tutti i report sugli indici di sostenibilità delle regioni italiane.

ITALIA NEL MONDO

Lontano dallo sguardo dell’ìnformazione e della politica, lontano dalla vita civile, c’è un paese che ha raggiunto i primi posti nelle peggiori classifiche mondiali e gli ultimi nelle migliori.

Ci sono misure urgenti che restano  lontane dalle priorità della politica italiana per come l’abbiamo conosciuta in questi ultimi quindici anni.

Si può  pensare ad una responsabilità più o meno consapevole, resta il fatto che all’ordine del giorno dell’agenda politica nazionale e sulle prime pagine dei giornali sono assenti le cause di un inesorabile arretramento ecomico, politico e sociale.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

CORRUZIONE

EVASIONE FISCALE

Vanno di pari passo con:

I PIU’ ALTI COSTI DELLA POLITICA TRA I PAESI INDUSTRIALIZZATI

BASSA MOBILITA’ SOCIALE : PROBLEMA GENERAZIONALE E DI GENERE

Il fatto che siamo scesi al 74° posto nel mondo, nell’annuale classifica sulla libertà di stampa stilata dall’organizzazione internazionale Freedom House, che annovera tra i suoi fondatori Eleanor Roosevelt,

unico paese europeo a retrocedere dalla categoria dei “paesi liberi” a quella dei paesi dove la libertà è “parziale”, è  la condizione affinchè sempre meno persone se ne rendano conto e niente cambi.


CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

Siamo al secondo posto nel mondo nella classifica delle grandi mafie globali. Siamo primi, se vengono considerate le organizzazioni criminali più potenti del mondo, prima della mafia cinese, prima della mafia russa. L’Italia è il secondo mercato del pianeta, dopo gli Stati Uniti e prima della Cina se consideriamo il volume di affari dell’economia criminale. Traffici di droga e di esseri umani, di armi, di rifiuti tossici, 112 miliardi di dollari, a fronte dei 310 americani, degli 83 cinesi.

CORRUZIONE

Siamo al 68° posto, in discesa dal 63° e dal 55° rispetto agli anni precedenti, nella graduatoria mondiale stilata da Transparency International sul grado di corruzione nell’amministrazione pubblica e nella politica, a livello mondiale, siamo sotto il Botswana e la Turchia.

Paghiamo 60 miliardi di euro all’anno di tassa da corruzione.

Siamo i primi in Europa per corruzione, mentre l’Italia anno dopo anno scende nella graduatoria, i Paesi dell’Est Europa salgono come risultato della lotta alla corruzione.

In Italia i costi della corruzione sono un freno tirato contro l’economia, la competitività e la modernizazzione del Paese.

110.000.000.000.000 centodiecimilamiliardi di lire di tangenti dal 1980 al 1992, da allora la corruzione non è diminuita ma aumentata: l’effetto sul debito pubblico del sistema delle tangenti è letale.

Con centodiecimilamiliardi di lire si potevano costruire :

  • 500.000 appartamenti di 100metri quadri di case popolari

  • 1.000.000 di aule scolastiche

  • 1.833.000 camere d’ospedale.

EVASIONE FISCALE

Siamo i peggiori in Europa per il rapporto tra sommerso e Pil, il 22%, il primo posto in Europa, sempre ovviamente tra le peggiori performance.

Sfuggono ai controlli 335miliardi di euro l’anno, siamo la pecora nera dell’Europa.

Per economia sommersa si intende quella che sfugge al controllo e alle rilevazioni della pubblica amministrazione e quindi non paga tasse né contributi e non osserva le norme sul lavoro.

Il sommerso significa :

  • evasione fiscale

  • sottrarre risorse al bilancio pubblico

  • distorcere la concorrenza

Siamo in una fase dell’economia in cui il Paese paga altissimo il prezzo della palude del sommerso, dove sparisce il 22% del Pil.

Oggi, con i tassi di crescita al minimo, far sparire il 22% del Pil significa mettere un cappio ai tassi di crescita di tutto il Paese.

Basterebbe far emergere almeno una parte del sommerso per diventare da lumaca a locomotiva dentro l’economia europea.

Invece in Italia vince il “ghe pensi mi” e il 22% del Pil se lo ingoia il buco nero dell’illegalità e dell’impunità.

Altro record tutto italiano è il livello dell’EVASIONE FISCALE,  è calcolato dalla nostra Agenzia delle Entrate come superiore a 200 miliardi di euro.

Il tasso di imponibile non dichiarato, secondo quanto emerso dai dati a cura delle Polizie tributarie dell’UE, è in Italia pari al 51%, ben più alto della Romania che, con il 42,7%, è al secondo posto; al terzo, al quarto ed al quinto posto ci sono la Bulgaria, l’Estonia e la Slovacchia.

Raggiungiamo invece i primi posti, il sesto, per il cuneo fiscale, la differenza tra costo del lavoro e retribuzione netta, che in Italia arriva a pesare – nel caso di un lavoratore dal salario medio single e senza figli – per il 46,5% .

Nell’ultimo rapporto dell’Eurispes ‘Italia 2010’ , l’Italia è al ventitreesimo posto tra i Paesi dell’Ocse se si considera il il salario medio netto annuo percepito da un cittadino italiano, pari a 14.700 euro, mentre negli altri paesi europei le retribuzioni nette annue si aggirano in media intorno ai 25.000 dollari, Germania (29.570), Francia (26.010), Spagna (24.632) .

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Secondo il World Economic Forum l’efficienza della nostra pubblica amministrazione è al 114° posto sui 117 paesi a economia industrializzata presi in esame.

Siamo ultimi nel mondo.

Stesso giudizio della Banca Mondiale, Italia al 65° posto per qualità della regolamentazione pubblica e i nostri concorrenti al 27°.

Secondo un recente studio americano, il costo medio per avviare una piccola attività economica in Italia è mediamente di 3850 dollari, mentre in Francia è di 305, e in Danimarca di 0 dollari.I tempi, 13 giorni lavorativi in Italia e 8 in Francia.

Le ore medie trascorse da un italiano ogni anno per espletare pratiche amministrative sono 190, esattamente il doppio, 380, se si è immigrati.

I COSTI DELLA POLITICA

In Italia il costi della politica e delle istituzioni, non ha eguali tra i Paesi industrializzati.

Tutte risorse sottratte ad infrastrutture e modernizzazione del Paese.

Un esempio comparato, tratto dal libro “La Casta” di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo :

ogni deputato spagnolo costa alla collettività, tra affitti e stipendio dei commessi, segreterie e spese di rappresentanza, 281 mila euro;

ogni deputato italiano costa 1 milione e 630 mila. I deputati italiani hanno un’indennità di 11.703 euro lordi al mese più 4.003 euro di diaria più 4.190 euro per i portaborse, per un totale di 19.896 euro lordi al mese, netti sono 13.709 euro, da aggiungere, ancora, circa 3000 euro per le spese telefoniche.

Adeguare costi e stipendi agli altri paesi europei è prioritario, per motivi economici, di bilancio, di credibilità e di responsabilità.

Gli spagnoli tagliano mentre gli italiani continuano ad aumentare le spese: non di poco, di 100 milioni di euro. Tra cui 260.000 euro. per le agendine griffate, corrispondono allo stipendio lordo annuo di dodici poliziotti .

Abbiamo il primato dei costi  e dei privilegi della politica, ci sono i baby pensionati d’oro, prima della riforma del 1997 , c’è il «reinserimento nella vita sociale» , centinaia e centinaia di migliaia di euro per superare lo shock del ritorno tra i comuni cittadini.

GIOVANI INDIETRO TUTTA

Secondo il rapporto Luiss 2008 “Generare classe dirigente”, il 45% dei leader italiani, nella politica, nelle istituzioni e nel mondo produttivo, ha più di 70 anni.

I Giovani italiani hanno il minor peso economico dei paesi occidentali. Solo un 25enne su 4 è occupato, e quel 25enne impiegato è sempre precario.

Il 19% dei minorenni in Italia appartiene alla categoria dei poveri, mentre tra gli ultrasessantenni soltanto l’8,5% appartiene ai poveri, il rischio di povertà in Italia cresce al diminuire dell’età, si tratta di un fenomeno nuovo, 30 anni fa la situazione era esattamente capovolta.

Siamo l’unico paese europeo, insieme alla Grecia, a non avere a livello statale il reddito minimo di cittadinanza: l’unico vero ammortizzatore sociale delle giovani generazioni sono le famiglie.

Gli “ammortizzatori sociali familiari” o anche conosciuti come “solidarietà parentale”, tamponano gli effetti immediati delle difficoltà economiche ed occupazionali, ma ne determinano di nuovi, incidendo negativamente sulla mobilità sociale, di fatto rappresentano un freno allo sviluppo e alla modernizzazione del mercato del lavoro. Si fondano su passati diritti invece di creare e difendere diritti nuovi ed attuali, che i nostri competitor, come Francia e Germania, ben conoscono e difendono.

Il risultato negativo sulla mobilità sociale degli ammortizzatori familiari è nei fatti, la mobilità sociale italiana è la metà, in valori percentuali, di quella statunitense : la quota di persone che, nate in una famiglia operaia, riescono a raggiungere la più alta classe sociale è in Usa del 20,6 per cento, in Italia del 13,3.

L’Ocse stima l’elasticità del reddito intergenerazionale, misura cioè la forza del legame tra il reddito del padre e quello del figlio, (più l’indicatore si avvicina a 1 più il destino del figlio è segnato dalle fortune del padre: elasticità zero significa invece che l’entità del reddito paterno non influenza minimamente quella del figlio).

In Italia la mobilità sociale è fortemente limitata e l’elasticità del reddito è pari a 0,48, mentre per i paesi nordici rimane addirittura al di sotto di 0,2. Danimarca 0,15, Norvegia 0,17, Finlandia 0,18. Anche la Spagna ci batte, con lo 0,33.

PARI OPPORTUNITA’

La scarsa mobilità delle élite italiane non è solo un problema generazionale, ma anche una questione di genere : l’ Italia è, in base a una recente stima, per numero e ruolo delle donne  in politica ed in economia, al 26° posto sui 27 paesi dell’Unione Europea, dietro di noi solo Malta.

In Italia i dirigenti delle aziende industriali sono 82.000 e il 95% sono uomini.

La scarsa presenza delle donne nel mondo del lavoro e, soprattutto, la scarsa presenza nei posti di comando è un segnale dell’arretratezza del nostro mercato del lavoro.

La mancanza di leggi che promuovano la presenza femminile nel mondo del lavoro sono un segnale dell’arretratezza della nostra politica.

Questo aspetto non è rilevante, soprattutto in tempi di crisi economica, solo dal punto di vista della parità di genere, ma è rilevante, in quanto esercita delle conseguenze che sono negative in termini di crescita economica e di stato del mercato del lavoro.

Il Trattato di Lisbona traccia una “road map” , una tabella di marcia per la parità tra donne e uomini,il tasso percentuale dell’occupazione femminile tra i 15 ed i 65 anni in Italia è del 47,2%, 11 punti in più rispetto al 1993, ma 13 in meno rispetto agli obbiettivi del Trattato di Lisbona.

L’ostacolo maggiore che si pone tra le donne ed il lavoro è l’impegno familiare, una donna su cinque in Italia lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio.

Se prendiamo in esame le donne tra i 35 ed i 44 anni, le donne non sposate hanno tassi di occupazione più alti, l’87%, che scende al 72%, per le donne che sono in coppia ma non hanno figli , al 52% per le donne che vivono in coppia ed hanno figli, tra queste ultime il tasso di occupazione si abbassa con l’aumentare del numero dei figli, con un solo figlio il tasso di occupazione è il 64%, con due o più figli scende al 34%.

Su questi dati incide anche l’area geografica, (1 caso su 6 sono le donne che lasciano il lavoro al centro nord, ed 1 su 4 al sud), ed il livello di istruzione, (1 su 3 con licenzia media, 1 su 13 per le laureate).

 

 

 

LA TASSA SULLA MEMORIA DIGITALE

Una tassa sull’innovazione, un cappio stretto sui consumi tecnologici, gli unici che ancora non hanno il segno meno.

Una tassa preventiva che fino ad oggi pagavamo sui cd e dvd vergini viene estesa a tutti gli aparecchi che consentono i passaggi di contenuti digitali, telefoni cellulari, chiavette usb, hard disk,  lettori multimediali, praticamente tutta la tecnologia e quando la memoria è capiente la tassa porta il prezzo alle stelle.

Perchè pagare la Siae per le foto dei miei familiari?

Perchè tecnicamente potrei scaricare materiale coperto da diritto d’autore.

Si paga una tassa sulla potenzialità tecnologica di compiere un’azione.

Era questo il governo che voleva ridurre le tasse ?

Si tassa la POSSIBILITA’ di un mancato acquisto di un’opera protetta da diritto d’autore.

Io pago la Siae per conservare le foto dei miei figli che sono di mia proprietà perchè i mezzi tecnologici che utilizzo potenzialmente mi consentono di impossessarmi di materiale coperto da diritto d’autore, pago ad altri I MIEI DIRITTI D’AUTORE.

Una  tassa che è contro il mercato e contro lo sviluppo:

  • una tassa diretta che pesa sulle famiglie a reddito fisso in modo esponenziale e penalizza i consumi;
  • una tassa sull’innovazione, sulla modernizzazione e sull’aggiornamento tecnologico.

Tassare il consumo dei prodotti tecnologici significa ridurre al minimo l’alfabettizzazione tecnologica del Paese, per di più in un momento in cui le famiglie a reddito fisso sono già al minimo della propria capacità di acquisto.

Ma in che secolo o millennio vivono ?

E soprattutto in che secolo ed in che millennio vogliono affossare il Paese?

Tasse indirette che devono pagare tutti indipendentemente dal reddito e che pesano sui consumi, non stiamo parlando del Ministero delle Finanze ma è il Ministero dei Beni Culturali che dispone l’emissione di una nuova tassa, avanti il prossimo ministero .

NESSUNO SCUDO FISCALE PER L’INNOVAZIONE E LO SVILUPPO