Archivio per I DATI DELLA CRISI ITALIANA

LA FINANZIARIA DELLA LEGALITA’

La legalità è da oltre tredici anni il punto cardine della politica dell’Italia dei Valori, è nel nostro DNA dall’inizio. Oggi, ancora più di ieri, garantire il rispetto della legalità resta il punto di partenza per un’Italia capace di tornare a crescere e a credere nel futuro.

Il confronto con gli altri Paesi industrializzati, ci fornisce uno spaccato inequivocabile, di una crisi economica italiana, che è una crisi al quadrato, perché alla crisi finanziaria globale si somma una crisi tutta tricolore. La nostra economia presenta un unicum nel panorama dei paesi industrializzati, il 22% del Pil resta nascosto nel sommerso, ogni anno si evadono 120 miliardi di euro e la corruzione costa ai cittadini 60 miliardi l’anno.

crisi economica tricolore

La ripresa e la crescita in Italia nascono dal ripristino della legalità. Solo una manovra finanziaria in grado di riportare a galla quel sistema illegale sommerso che sta divorando la parte sana del paese può fermare la china rovinosa in cui versa la nostra economia. Con una crescita che non arriva all’1,3% annuo, nascondere il 22% del Pil, il 16% secondo le stime più prudenti, nella palude del sommerso è un attacco al futuro dell’economia italiana. Per peso del sommerso rispetto al Pil, siamo primi in Europa, i primi dei peggiori. C’è un paese nascosto che sta divorando la crescita e lo sviluppo del paese reale. Questo doppio livello, l’Italia dei cittadini e l’Italia dei “furbetti” è il principale freno alla ripresa. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

I dati pubblicati dall’Ocse e dalla Banca d’Italia fotografano un Italia sempre più diseguale. Gli italiani più ricchi hanno un reddito superiore di dodici volte quello dei più poveri. Se guardiamo il tasso di diseguaglianza nella distribuzione del reddito, siamo penultimi in Europa . Negli ultimi dieci anni, le diseguaglianze si sono accresciute di oltre cinque punti. La mobilità sociale generazionale e di genere è la peggiore in Europa. Il 45% dei leader italiani, nella politica, nelle istituzioni e nel mondo produttivo, ha più di 70 anni. Il nostro tasso di disoccupazione giovanile è di oltre otto punti percentuali sopra la media europea. Il rischio di povertà in Italia cresce al diminuire dell’età, si tratta di un fenomeno nuovo, 30 anni fa la situazione era esattamente capovolta. Le donne sono messe anche peggio, siamo al 26° posto sui 27 paesi dell’Unione Europea, dietro di noi solo Malta, per la presenza di donne in politica ed economia.

Il referendum ha segnato un momento di risveglio della cittadinanza attiva e di richiesta di legalità e di attenzione al bene comune. Per fermare l’impoverimento delle famiglie, delle donne e dei giovani, per fermare l’attacco continuo alla speranza in un futuro migliore serve che il paese scelga la legalità a cominciare da una finanziaria che apra le tasche nascoste dell’economia sommersa e smetta di svuotare le tasche dei cittadini.

Su questo blog  stiamo discutendo da molto tempo i temi della legalità.

Vi invito a consultare i vari indici sulla terza colonna e buona lettura a tutti !

Annunci

L’ITALIA DELL’ILLEGALITA’ E DEI PRIVILEGI STA DIVORANDO LA PARTE SANA DEL PAESE

L’Italia è  riuscita  in questi  ultimi anni a   raggiungere i primi posti   nelle classifiche     europee delle peggiori    performance.

Il confronto con gli altri Paesi europei, ci racconta un’Italia che rema contro se stessa, e ci fornisce uno spaccato inequivocabile, di una crisi economica italiana, che è una crisi al quadrato :

alla crisi finanziaria globale si somma esponenzialmente una crisi tutta tricolore.

crisi economica tricolore

Le azioni da intraprendere per uscirne sono urgenti e difficili, vanno a toccare la pancia del Paese, a cui in questi anni si è rivolto il sistema Berlusconi del “ghe pensi mi”.

Meglio mettere a dieta la pancia che spengere i cervelli :

LA RIPRESA E LA CRESCITA IN ITALIA

NASCONO DALLA LEGALITA’

E DALLA FINE DELL’IMPUNITA’

QUESTE LE CIFRE DELLA FINANZIARIA DELLA LEGALITA’

1) 335 MILIARDI DI SOMMERSO

il 22% del Pil in Italia resta nascosto nella palude del sommerso. Siamo la pecora nera d’Europa, i primi dei peggiori. Un’economia che sfugge al controllo e alle rilevazioni della pubblica amministrazione, non paga né tasse né contributi e non è soggetta  alle norme sul lavoro, evade il  fisco, sottrae risorse al bilancio pubblico, distorce la concorrenza.

2) 200 MILIARDI DI EVASIONE FISCALE

3) 60 MILIARDI  L’ANNO DI CORRUZIONE

LA FINANZIARIA CHE TAGLIA GLI SPRECHI E I PRIVILEGI

1) COSTI DELLA POLITICA

2) BUROCRAZIA

la peggiore del mondo, in termini di sprechi di danaro e di  tempo, secondo il World Economic Forum.

3) RIFORMA DEI SALARI

Siamo agli ultimi posti se si considera il salario medio annuo, ma ai primi se si calcola il cuneo fiscale, il risultato : annientare il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti.  In Italia 14.700 euro, mentre negli altri paesi europei le retribuzioni nette annue si aggirano in media intorno ai 25.000. Questo perchè la differenza tra costo del lavoro e retribuzione netta,  in Italia è la peggiore d’Europa .

4) DISUGUAGLIANZE

L’Ocse e la Banca d’Italia fotografano un Paese sempre più diseguale. Gli italiani più ricchi hanno un reddito superiore di dodici volte quello dei più poveri. I penultimi in Europa, ci supera solo la Gran Bretagna, con un rapporto che sfiora il 14, mentre la Germania è al 6,9, la Spagna al 10,3, la Svezia al 6,2. Va sempre peggio, negli ultimi dieci anni, le diseguaglianze si sono accresciute di oltre cinque punti.

La mobilità sociale generazionale e di genere è la peggiore in Europa.

Il 45% dei leader italiani, nella politica, nelle istituzioni e nel mondo produttivo, ha più di 70 anni.

Solo un 25enne su 4 è occupato, e quel 25enne impiegato è sempre precario. Il rischio di povertà in Italia cresce al diminuire dell’età,si tratta di un fenomeno nuovo, 30 anni fa la situazione era esattamente capovolta.

Le donne sono messe anche peggio, siamo al 26° posto sui 27 paesi dell’Unione Europea, dietro di noi solo Malta, per la pesenza di donne in politica ed economia.

ITALIA NEL MONDO

Lontano dallo sguardo dell’ìnformazione e della politica, lontano dalla vita civile, c’è un paese che ha raggiunto i primi posti nelle peggiori classifiche mondiali e gli ultimi nelle migliori.

Ci sono misure urgenti che restano  lontane dalle priorità della politica italiana per come l’abbiamo conosciuta in questi ultimi quindici anni.

Si può  pensare ad una responsabilità più o meno consapevole, resta il fatto che all’ordine del giorno dell’agenda politica nazionale e sulle prime pagine dei giornali sono assenti le cause di un inesorabile arretramento ecomico, politico e sociale.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

CORRUZIONE

EVASIONE FISCALE

Vanno di pari passo con:

I PIU’ ALTI COSTI DELLA POLITICA TRA I PAESI INDUSTRIALIZZATI

BASSA MOBILITA’ SOCIALE : PROBLEMA GENERAZIONALE E DI GENERE

Il fatto che siamo scesi al 74° posto nel mondo, nell’annuale classifica sulla libertà di stampa stilata dall’organizzazione internazionale Freedom House, che annovera tra i suoi fondatori Eleanor Roosevelt,

unico paese europeo a retrocedere dalla categoria dei “paesi liberi” a quella dei paesi dove la libertà è “parziale”, è  la condizione affinchè sempre meno persone se ne rendano conto e niente cambi.


CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

Siamo al secondo posto nel mondo nella classifica delle grandi mafie globali. Siamo primi, se vengono considerate le organizzazioni criminali più potenti del mondo, prima della mafia cinese, prima della mafia russa. L’Italia è il secondo mercato del pianeta, dopo gli Stati Uniti e prima della Cina se consideriamo il volume di affari dell’economia criminale. Traffici di droga e di esseri umani, di armi, di rifiuti tossici, 112 miliardi di dollari, a fronte dei 310 americani, degli 83 cinesi.

CORRUZIONE

Siamo al 68° posto, in discesa dal 63° e dal 55° rispetto agli anni precedenti, nella graduatoria mondiale stilata da Transparency International sul grado di corruzione nell’amministrazione pubblica e nella politica, a livello mondiale, siamo sotto il Botswana e la Turchia.

Paghiamo 60 miliardi di euro all’anno di tassa da corruzione.

Siamo i primi in Europa per corruzione, mentre l’Italia anno dopo anno scende nella graduatoria, i Paesi dell’Est Europa salgono come risultato della lotta alla corruzione.

In Italia i costi della corruzione sono un freno tirato contro l’economia, la competitività e la modernizazzione del Paese.

110.000.000.000.000 centodiecimilamiliardi di lire di tangenti dal 1980 al 1992, da allora la corruzione non è diminuita ma aumentata: l’effetto sul debito pubblico del sistema delle tangenti è letale.

Con centodiecimilamiliardi di lire si potevano costruire :

  • 500.000 appartamenti di 100metri quadri di case popolari

  • 1.000.000 di aule scolastiche

  • 1.833.000 camere d’ospedale.

EVASIONE FISCALE

Siamo i peggiori in Europa per il rapporto tra sommerso e Pil, il 22%, il primo posto in Europa, sempre ovviamente tra le peggiori performance.

Sfuggono ai controlli 335miliardi di euro l’anno, siamo la pecora nera dell’Europa.

Per economia sommersa si intende quella che sfugge al controllo e alle rilevazioni della pubblica amministrazione e quindi non paga tasse né contributi e non osserva le norme sul lavoro.

Il sommerso significa :

  • evasione fiscale

  • sottrarre risorse al bilancio pubblico

  • distorcere la concorrenza

Siamo in una fase dell’economia in cui il Paese paga altissimo il prezzo della palude del sommerso, dove sparisce il 22% del Pil.

Oggi, con i tassi di crescita al minimo, far sparire il 22% del Pil significa mettere un cappio ai tassi di crescita di tutto il Paese.

Basterebbe far emergere almeno una parte del sommerso per diventare da lumaca a locomotiva dentro l’economia europea.

Invece in Italia vince il “ghe pensi mi” e il 22% del Pil se lo ingoia il buco nero dell’illegalità e dell’impunità.

Altro record tutto italiano è il livello dell’EVASIONE FISCALE,  è calcolato dalla nostra Agenzia delle Entrate come superiore a 200 miliardi di euro.

Il tasso di imponibile non dichiarato, secondo quanto emerso dai dati a cura delle Polizie tributarie dell’UE, è in Italia pari al 51%, ben più alto della Romania che, con il 42,7%, è al secondo posto; al terzo, al quarto ed al quinto posto ci sono la Bulgaria, l’Estonia e la Slovacchia.

Raggiungiamo invece i primi posti, il sesto, per il cuneo fiscale, la differenza tra costo del lavoro e retribuzione netta, che in Italia arriva a pesare – nel caso di un lavoratore dal salario medio single e senza figli – per il 46,5% .

Nell’ultimo rapporto dell’Eurispes ‘Italia 2010’ , l’Italia è al ventitreesimo posto tra i Paesi dell’Ocse se si considera il il salario medio netto annuo percepito da un cittadino italiano, pari a 14.700 euro, mentre negli altri paesi europei le retribuzioni nette annue si aggirano in media intorno ai 25.000 dollari, Germania (29.570), Francia (26.010), Spagna (24.632) .

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Secondo il World Economic Forum l’efficienza della nostra pubblica amministrazione è al 114° posto sui 117 paesi a economia industrializzata presi in esame.

Siamo ultimi nel mondo.

Stesso giudizio della Banca Mondiale, Italia al 65° posto per qualità della regolamentazione pubblica e i nostri concorrenti al 27°.

Secondo un recente studio americano, il costo medio per avviare una piccola attività economica in Italia è mediamente di 3850 dollari, mentre in Francia è di 305, e in Danimarca di 0 dollari.I tempi, 13 giorni lavorativi in Italia e 8 in Francia.

Le ore medie trascorse da un italiano ogni anno per espletare pratiche amministrative sono 190, esattamente il doppio, 380, se si è immigrati.