Archivio per giovani

SALVIAMO IL CINEMA ARSENALE, il buio illuminato delle piccole sale nei vicoli delle città

“La televisione crea l’oblio, il cinema ha sempre creato dei ricordi.”

Jean-Luc Godard

silvia marroni

29 anni di proiezioni, 6.500 tesserati, migliaia  di biglietti  staccati,  hanno  creato i ricordi di  più  di una generazione di pisani.

silvia marroni

Ogni martedì pomeriggio di quasi diciannove anni fa, contavo i giorni e i minuti per arrivare finalmente a sedermi sulle poltroncine dell’Arsenale e vedere settimana dopo settimana, i 13 capitoli di “Die zweite Heimat” di Edgar Reitz, con gli immancabili sottotitoli in tedesco.

Negli anni del liceo avevo sempre  il programma dell’Arsenale piegato in mezzo ai libri.

Ricordo le chiacchierate e le risate, i commenti infervorati per i vicoli di San Martino insieme agli amici, prima e dopo le proiezioni e, molto altro ancora.

Anche le nuove generazioni meritano di camminare nelle strade della città per andare al cinema, senza essere catapultati dentro contenitori ad hoc in mezzo al nulla, per conoscere il cinema e le immagini di un mondo che è molto di più di quello che vediamo in fretta e furia.

Anche per le nuove generazioni il cinema non dovrebbe essere solo “oblio”, 3D e pop corn, ma ricordi e una parte ricca della loro crescita personale.

Sempre più legate alla tecnologia e alle immagini in alta definizione, con uno sguardo alla PSP, uno al nintendo, le mani sui telecomandi della Wii e della PS3, l’iPod, l’iPodTouch e l’iPad,  hanno ancora bisogno  di uno spazio di crescita e di  passione  in cui si aprono gli occhi di un viaggio di scoperta sempre nuovo, dentro il buio illuminato della piccola sala dei cinema d’essai .

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I WALK ALONE

Un giovane su tre in Italia è disoccupato.

L’ascensore sociale all’inizio del XXI sec. per le nuove generazioni sta andando al contrario, questa economia cancella la mobilità sociale,  è nata e prospera sui massimi squilibri, su cui la speculazione ottiene i massimi profitti.

 

“Keeping Things Whole” by Mark Strand

In a field

I am the absence

of field.

This is

always the case.

Wherever I am

I am what is missing.

When I walk

I part the air

and always

the air moves in

to fill the spaces

where my body’s been.

We all have reasons

for moving.

I move

to keep things whole.

COME SI DICE ” BUNGA BUNGA ” IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO?

Cliccate “bunga bunga” sui dispositivi di ricerca dei più importanti media mondiali e non ci sarà scampo di fronte  all’istantanea di un Paese “stanco della crisi” e ridotto al “bunga bunga” , incapace di vedere e di reagire.

In questa cruda esibizione sul palcoscenico nazionale di vizi privati e di costi pubblici, che sono le  interferenze tra poteri dello Stato per far tacere l’eco delle storie segrete di corruzione di giudici e di minorenni, che sono l’indifferenza per i diritti fondamentali dei singoli e della comunità, l’elenco è lungo, ma l’aspetto pubblico che temo di più , riguarda le conseguenze sociali, di un’ Italia in cerca del bacio della fortuna del premier “ghe pensi mi”.

Un’Italia che preferisce le scorciatoie all’etica,

l’aiutino alla voglia di credere in  sé stessi.

Questa è la peggiore eredità che sta preparando il modello Berlusconi. Non siamo certo innocenti, l’autostrada dell’ “aiutino” era già pronta, si trattava solo di stabilire il prezzo del pedaggio, è la speranza, che in questi anni, è stata spazzata via. Continuare la strada del ’92 di rinnovamento e di legalità. Opzione svanita come neve al sole della Sardegna di Mr B, delle luci accecanti del palcoscenico, della scomparsa del merito  .

Portare i propri figli all’asta della disillusione e del cinismo NO, QUESTA VOLTA NO. I nostri figli non prepareranno il “trolley rosa per la Sardegna” , non leggeranno tradotta in tutte le lingue la barzelletta del Bunga Bunga.

Non è possibile che il limite non arrivi mai, prima il fango sulla Magistratura, sulla Costituzione e sull’Informazione libera, niente, nessuna indignazione veramente nazionale.

Ci deve essere un limite che le nostre coscienze percepiscono come insuperabile, almeno questo,

non saremo la generazione che consegnerà ai propri figli solo la speranza di un aiutino.

Se non viene fuori, ora, in un Paese che si è risvegliato una mattina come il Paese del Bunga Bunga,  l’unione e la fermezza per reagire, non ci resterà altro che scegliere  se comprare il trolley per la Sardegna o per la fuga.

La fuga  dal  Paese degli aiutini, delle leggi ad personam, dell’impunità legale e morale, dell’incapacità di dare valore al futuro.

 

GIOVANI INDIETRO TUTTA

Secondo il rapporto Luiss 2008 “Generare classe dirigente”, il 45% dei leader italiani, nella politica, nelle istituzioni e nel mondo produttivo, ha più di 70 anni.

I Giovani italiani hanno il minor peso economico dei paesi occidentali. Solo un 25enne su 4 è occupato, e quel 25enne impiegato è sempre precario.

Il 19% dei minorenni in Italia appartiene alla categoria dei poveri, mentre tra gli ultrasessantenni soltanto l’8,5% appartiene ai poveri, il rischio di povertà in Italia cresce al diminuire dell’età, si tratta di un fenomeno nuovo, 30 anni fa la situazione era esattamente capovolta.

Siamo l’unico paese europeo, insieme alla Grecia, a non avere a livello statale il reddito minimo di cittadinanza: l’unico vero ammortizzatore sociale delle giovani generazioni sono le famiglie.

Gli “ammortizzatori sociali familiari” o anche conosciuti come “solidarietà parentale”, tamponano gli effetti immediati delle difficoltà economiche ed occupazionali, ma ne determinano di nuovi, incidendo negativamente sulla mobilità sociale, di fatto rappresentano un freno allo sviluppo e alla modernizzazione del mercato del lavoro. Si fondano su passati diritti invece di creare e difendere diritti nuovi ed attuali, che i nostri competitor, come Francia e Germania, ben conoscono e difendono.

Il risultato negativo sulla mobilità sociale degli ammortizzatori familiari è nei fatti, la mobilità sociale italiana è la metà, in valori percentuali, di quella statunitense : la quota di persone che, nate in una famiglia operaia, riescono a raggiungere la più alta classe sociale è in Usa del 20,6 per cento, in Italia del 13,3.

L’Ocse stima l’elasticità del reddito intergenerazionale, misura cioè la forza del legame tra il reddito del padre e quello del figlio, (più l’indicatore si avvicina a 1 più il destino del figlio è segnato dalle fortune del padre: elasticità zero significa invece che l’entità del reddito paterno non influenza minimamente quella del figlio).

In Italia la mobilità sociale è fortemente limitata e l’elasticità del reddito è pari a 0,48, mentre per i paesi nordici rimane addirittura al di sotto di 0,2. Danimarca 0,15, Norvegia 0,17, Finlandia 0,18. Anche la Spagna ci batte, con lo 0,33.