Archivio per “ghe pensi mi”

VIA LIBERA AI GATTOPARDI GLI OSSIMORI DEL SISTEMA BERLUSONIANO STRIDONO ANCORA

Il tramonto dell’era berlusconiana ha il suono stridente di un ossimoro.

Abbiamo vissuto in un celeste inferno.

Paradiso dentro le stanze del potere e inferno dentro le case degli italiani.

In questi anni con le parole si è raccontato il Paradiso, una realtà di carta e pixel che cancella i fatti e le responsabilità e fuori dai riflettori si è consumata la crisi, fino a che non è arrivata sullo scenario globale dello spread si è continuato a guardare da un’altra parte.

Come stride il racconto delle file davanti ai ristoranti e l’amnesia di quelle sempre più lunghe davanti alle mense della Caritas.

La “resurrezione” dell’Italia come la chiama Benigni, può iniziare solo dalla verità. Una famiglia su quattro è a rischio povertà, l’economia è in recessione, i consumi spariti, la mobilità sociale inesistente, i giovani senza futuro, le donne a casa a fare le veci degli ammortizzatori sociali.

C’è un pericolo insidioso come lo spread, ma italianissimo,

il gattopardesco cambio di pelle di chi prima precipita il paese nel baratro e poi,

indossa una nuova pelle e si tuffa, come se niente fosse successo,

in una nuova stagione di caccia al potere.

Se sentite ancora lo stridere di un ossimoro come in questa crisi “naufragar m’è dolce”  .

Berlusconi e ripresa economica. Ministri del governo Berlusconi e futuro del paese. Siete ancora immuni ai nuovi gattopardi.

Se perdiamo il senso delle proporzioni  e delle responsabilità per timore di indispettire “gli umori dei mercati” , rischiamo di perdere  lo stridente grido degli ossimori, lasciamoli stridere, perchè sono il termometro della differenza tra chi ha mal governato la crisi e chi deve trovare una via d’uscita. Tra i gattopardi e una nuova classe dirigente.

TERRY, TERESA : IL “GHE PENSI MI” DEGLI SCIACALLI RACCONTATO COME UNA FAVOLA DISNEYANA


“La modalità dell’esistenza secondo l’avere non è stabilita da un processo vivente, produttivo, tra soggetto e oggetto; essa rende cose sia il soggetto che l’oggetto. Il rapporto è di morte, non di vita.” Erich Fromm

“La legge di chi è più forte.

La legge di chi è LEONE.

Tu sei PECORA rimani a casa con 2000 euro al mese (!!!).

Se invece vuoi 20.000 euro al mese, ti devi mettere sul campo e ti devi vendere tua madre.”

SCIACALLI non LEONI 

«Gagliardi:…oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito…non è che c’è un terremoto al giorno

P:..no…lo so (ride) G:…così per dire per carità…poveracci

P:..va buò ciao G:…o no? P:…eh certo…io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto

G:…io pure…va buò…ciao».

C’era una volta il “valore della bellezza” messo sul menù al mercato delle madri. Vendersi la madre, significa molto di più che vendere se stessi, significa vendere la propria nascita, cancellare sotto una montagna di oggetti, vestiti, borse, gioielli, se stessi e rinascere.

Rinascere negli oggetti di un’identità sfavillante. Rinascere senza carne, senza madre, senza famiglia. Rinascere oggetto. Perchè faticare sulla via dell’essere, quando è possibile comprarsi una vita sopra tutti gli altri, basta mettersi sul menù e il gioco è fatto.

E’ il mercato bellezza ! Il mercato non guarda l’essere, il mercato si nutre dell’avere. Un avere spasmodico che non si sazia mai, crea il nuovo essere . Senza etica, senza fatica, senza regole, senza diritti, solo luci abbaglianti e cartellini del prezzo.

Non è una fogna dell’essere ma un’elite dell’avere. Un empireo del gusto e della ricchezza. Mica gli straccetti dei comuni mortali, ma una magnifica e preziosa bara dell’essere.  Solo pochissimi possono entrarci, gli altri restano fuori nelle strade affollate e buie della quotidianità.

Solo chi vende la madre diventa “grande” nell’Italia berlusconiana. Il 22% del Pil di questa Italia che cresce a fatica dello 0,7% annuo, sfila nell’esclusivo clan degli sciacalli. Si abbuffano di sommerso, evasione fiscale, corruzione, 400 miliardi l’anno. La tassa che pagano le pecore per la baldoria degli sciacalli.

Invece di chiedere che le leggi e le regole siano rispettate da tutti, troppi italiani hanno cominciato a voler far parte della favola del “ghe pensi mi”, ognuno per sé, le regole per i fessi. Peccato che sono diventati una mandria di vitelli grassi, che se ne vanno fieri al mercato, senza rendersi conto che il passo successivo è il banco del macellaio. In questa negazione del senso di comunità, nel cancellare il dubbio, nel rifiutare gli altri per festeggiare nella baldoria la fine della società,  manca il finale.

La favola del “ghe pensi mi” si ferma alla baldoria, non c’è l’alba del giorno dopo, solo per le pecore c’è la quotidianità, il passare del tempo, la causalità degli eventi.

Gli sciacalli non riconoscendo altri che se stessi come narratori e protagonisti della storia si fermano alla festa. Ma come tutte le favole prima o poi si arriva al punto.

C’è un’ atmosfera da Mulino Bianco che pervade il racconto di Terry.

Gli oggetti sono salvifici, le conseguenze e il tempo si fermano.

Solo le pecore pagano, gli sciacalli riscuotono.

E’ davvero degno di un contrappasso dantesco che il racconto dell’era berlusconiana sia affidato alla voce e alle labbra di una delle bellezze messe in bella vista sul menù degli sciacalli.

Creata su misura per la baldoria infinita, tragicamente più pecora delle pecore di cui parla con disprezzo.

Un tassello piccolo piccolo del puzzle degli sciacalli.

Gli sciacalli ridono “alle 3 e mezza di mattina dentro il letto” con le fauci spalancate sull’abisso del terremoto dell’Aquila.

Ridono delle donne, delle madri, delle figlie, delle famiglie.

Ridono dell’umanità che non vende la madre.

Si raccontano leoni ma hanno la pelle degli sciacalli.

bunga bunga

FIDDLING WHILE ROME BURNS : WHAT’S NEXT ?

Dave Brown from THE INDEPENDENT . FIDDLING WHILE ROME BURNS means "to occupy oneself with unimportant matters and neglect priorities during a crisis".

 GLI SPARTITI CHE SUONA L’ORCHESTRA GOVERNATIVA SUL TITANIC DELLA POLITICA E DELL’ECONOMIA ITALIANA SONO

“THE DOWNGRADING BLUES”

E

“DO THE BUNGA BUNGA BUNGA”

Il BUNGA BUNGA è da tempo uscito dalle private stanze di Arcore,

da quando è diventato uno strumento per condizionare appalti, affari, incarichi economici e politici.

Il BUNGA BUNGA è TOCCATO prima a FINMECCANICA, poi al nostro PARLAMENTO, alle LISTE ELETTOTRALI di ogni ordine e grado.

Il BUNGA BUNGA delle istituzioni politiche ed economiche ha distrutto qualunque briciolo di credibilità internazionale,

un BUNGA BUNGA dei cervelli che ci ha portato dal TRATTATO CON LA LIBIA DI GHEDDAFI alla “culona inchiavabile” riferito ad Angela Merkel, un’unica visione del mondo, OSCENA.

E’ l’oscenità del “ghe pensi mi”, della negazione dei valori della persona e delle istituzioni, in un’Italia dove è mancata una tempestiva risposta istituzionale a questo continuo degrado pubblico del senso delle istituzioni.

Il tabloid tedesco BILD

Daily on line : What smutty Silvio Berlusconi was caught on wiretap letting slip about Frau Merkel

 HA ANCORA CHIEDERSI PERCHE’ LA SITUAZIONE ITALIANA SIA COSI’ COMPROMESSA A LIVELLO INTERNAZIONALE ?

L’UNICA DOMANDA ANCORA SENZA RISPOSTA,

CHE POTREBBE RISOLLEVARCI DI FRONTE ALLO SGUARDO SCONCERTATO DEL RESTO MONDO,

RESTA A CARICO DEI CITTADINI ITALIANI,

 NELLE AMMIISTRATIVE E AI REFERENDUM HANNO DETTO BASTA

ORA CHI E’ IN GRADO DI ASCOLTARE LA LORO VOCE,

DI SALVARE LE ISTITUZIONI DEMOCRATICHE,

DI DEPORRE IL DESPOTA PRIMA CHE ROMA FINISCA DI BRUCIARE.

CHI DIFENDERA’ LA NOSTRA COSTITUZIONE

“I cittadini cui sono affidate

funzioni pubbliche

hanno il dovere di adempierle

con disciplina ed onore” art. 54

IL DIRITTO DI FARE DOMANDE

Lega nord

Quando Berlusconi si appella alla legittimazione a governare ricevuta con il voto degli italiani, chiude la partita democratica il giorno stesso dell’elezione, i diritti dei cittadini spariscono dentro le urne elettorali e muoiono con il voto.

L’abc della democrazia è nel riconoscimento del diritto dei cittadini di fare domande e nel dovere da parte di chi governa, di dare risposte, durante tutto l’arco della legislatura.

Chi fa domande non “delira”, non “commette errori”, esercita la sua prerogativa democratica di cittadino. Non solo Saviano, ma anche il più anonimo cittadino, ha il diritto di porre domande e la politica, ha il dovere di rispondere.

La politica dia risposte invece di cercare lo scontro.

Il ministro Maroni lasci agli intellettuali, ai giornalisti, ai singoli cittadini il diritto di fare domande a chi governa.

E’ un fatto che il Nord sia governato dalla Lega da oltre quindici anni, è un fatto che le mafie siano in affari soprattutto al Nord, chiedere conto di questo è un diritto, chiamare “delirio” l’esercizio di un diritto è, quello sì, un delirio di autoreferenzialità.

La Lega con l’attacco di Maroni a Saviano, è riuscita a dimostrarsi molto più berlusconiana, di quanto vorrebbe fare apparire. Nel suo arroccamento dentro le stanze del potere, anche la Lega, vede i cittadini italiani come nemici, divide la realtà in schieramenti inventati dalla politica. Tra la gente, invece, ci sono domande che esigono risposte, sulla mafia, sull’economia, sulla scuola, sulla sanità, sul futuro di questo Paese.

Ci siamo spinti così oltre nella chiusura della politica nei confronti dei cittadini, grazie anche ad un sistema dell’informazione, che ha smesso di fare domande, ha smesso di incalzare il potere. Sono rimasti isolati, i giornalisti che fanno inchieste di pubblico interesse, come la voce nel deserto di Report. Sono diventati di parte i giornalisti che fanno domande scomode, come Santoro. Si è affermato un metodo agghiacciante di isolamento e di esclusione delle domande dalla vita politica di questo Paese.

E’ la dittatura intellettuale e politica del “ghe pensi mi” ,  dell’orticello di casa diventato unica prospettiva e visuale,  tutto il resto è noia. Peccato che tutto il resto sia elemento determinante per poter vivere dignitosamente all’interno di quell’orticello.

Di fronte a nove milioni di telespettatori, Saviano ha dato voce a tutti noi cittadini che avevamo perso la volontà e la speranza di poter ancora formulare domande ed ottenere risposte, senza essere aggrediti e nell’aggressione verbale vedere negato il rapporto democratico  con chi ci governa, che inizia con il voto ma non finisce dentro la cabina elettorale, come vorrebbe questa politica, che vive e muore dentro le stanze chiuse del potere.

 

L’ITALIA DELL’ILLEGALITA’ E DEI PRIVILEGI STA DIVORANDO LA PARTE SANA DEL PAESE

L’Italia è  riuscita  in questi  ultimi anni a   raggiungere i primi posti   nelle classifiche     europee delle peggiori    performance.

Il confronto con gli altri Paesi europei, ci racconta un’Italia che rema contro se stessa, e ci fornisce uno spaccato inequivocabile, di una crisi economica italiana, che è una crisi al quadrato :

alla crisi finanziaria globale si somma esponenzialmente una crisi tutta tricolore.

crisi economica tricolore

Le azioni da intraprendere per uscirne sono urgenti e difficili, vanno a toccare la pancia del Paese, a cui in questi anni si è rivolto il sistema Berlusconi del “ghe pensi mi”.

Meglio mettere a dieta la pancia che spengere i cervelli :

LA RIPRESA E LA CRESCITA IN ITALIA

NASCONO DALLA LEGALITA’

E DALLA FINE DELL’IMPUNITA’

QUESTE LE CIFRE DELLA FINANZIARIA DELLA LEGALITA’

1) 335 MILIARDI DI SOMMERSO

il 22% del Pil in Italia resta nascosto nella palude del sommerso. Siamo la pecora nera d’Europa, i primi dei peggiori. Un’economia che sfugge al controllo e alle rilevazioni della pubblica amministrazione, non paga né tasse né contributi e non è soggetta  alle norme sul lavoro, evade il  fisco, sottrae risorse al bilancio pubblico, distorce la concorrenza.

2) 200 MILIARDI DI EVASIONE FISCALE

3) 60 MILIARDI  L’ANNO DI CORRUZIONE

LA FINANZIARIA CHE TAGLIA GLI SPRECHI E I PRIVILEGI

1) COSTI DELLA POLITICA

2) BUROCRAZIA

la peggiore del mondo, in termini di sprechi di danaro e di  tempo, secondo il World Economic Forum.

3) RIFORMA DEI SALARI

Siamo agli ultimi posti se si considera il salario medio annuo, ma ai primi se si calcola il cuneo fiscale, il risultato : annientare il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti.  In Italia 14.700 euro, mentre negli altri paesi europei le retribuzioni nette annue si aggirano in media intorno ai 25.000. Questo perchè la differenza tra costo del lavoro e retribuzione netta,  in Italia è la peggiore d’Europa .

4) DISUGUAGLIANZE

L’Ocse e la Banca d’Italia fotografano un Paese sempre più diseguale. Gli italiani più ricchi hanno un reddito superiore di dodici volte quello dei più poveri. I penultimi in Europa, ci supera solo la Gran Bretagna, con un rapporto che sfiora il 14, mentre la Germania è al 6,9, la Spagna al 10,3, la Svezia al 6,2. Va sempre peggio, negli ultimi dieci anni, le diseguaglianze si sono accresciute di oltre cinque punti.

La mobilità sociale generazionale e di genere è la peggiore in Europa.

Il 45% dei leader italiani, nella politica, nelle istituzioni e nel mondo produttivo, ha più di 70 anni.

Solo un 25enne su 4 è occupato, e quel 25enne impiegato è sempre precario. Il rischio di povertà in Italia cresce al diminuire dell’età,si tratta di un fenomeno nuovo, 30 anni fa la situazione era esattamente capovolta.

Le donne sono messe anche peggio, siamo al 26° posto sui 27 paesi dell’Unione Europea, dietro di noi solo Malta, per la pesenza di donne in politica ed economia.

LA REPUBBLICA DEL BUNGA BUNGA

“La Democrazia esiste laddove non c’è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi” scirveva Jean-Jacques Rousseau.

E’ questo e solo questo il significato della Repubblica del Bunga Bunga. Sono anni che l’Italia dei Valori, ha scelto toni durissimi per descrivere il Governo Berlusconi. L’era Berlusconi ha le tinte buie della mancanza del merito, dell’abuso di potere, del potente che interviene su tutti i poteri dello Stato a suo piacimento, che minaccia, millanta, fino a scaricare in mezzo ad una strada una minorenne, con qualche telefonata.  La beffa è pretendere di farla raccontare come un'”opera pia”, qualcuno ci crede ?


In Italia i disgraziati sono sempre gli altri, c’è uno scollamento morale tra se stessi e gli altri, su cui l’era Berlusconi ha costruito un abisso. Nessuno vede in Noemi, Ruby e le altre i propri figli. Nessuno vede nei magistrati messi alla gogna, nei giornalisti privati dei mezzi per lavorare, nei meritevoli che perdono concorsi ad personam, in quel giovane su quattro senza lavoro, nei disoccupati che sono sempre di più, se stessi, il proprio Paese ed il proprio destino.

I privilegi di pochi sono diventati la fine dei diritti di tutti i cittadini.

E gli italiani ? Hanno preferito identificarsi in quei pochi, nei privilegi, nell’impunità e nell’arroganza?

L’ etica dell’aiutino ha fatto più vittime della crisi economica, ha cancellato il merito e la competenza, ha costruito un Paese sempre più diseguale, con una mobilità sociale inesistente. La ricchezza del Paese è sempre di più nelle mani di pochi e lì ci rimane. Perché nel Paese degli “aiutini”, niente funziona.

democrazia ad personam

Siamo diventati “paralizzati”, perché siamo drammaticamente alla mercé di un sistema che premia chi si piega e condanna chi fa il proprio dovere. Per questo se non cominciamo, tutti, a ritrovare la voce della responsabilità e dell’impegno, che parte dall’indignazione di fronte alla totale noncuranza degli interessi generali, di fronte al prevalere dell’interesse privato su quello pubblico, finiremo per restare schiacciati, da una crisi economica e sociale che non guarda in faccia a nessuno.

Se si pensa di poter affrontare la globalizzazione finanziaria e produttiva con il “ghe pensi mi”, di Berlusconi e di Bossi, si perde tutti e senza appello. Dobbiamo ritornare a riconoscere, noi stessi, negli altri, l’interesse pubblico, prima di quello privato. L’abbaglio del “ghe pensi mi”, leghista e berlusconiano, ha fatto già abbastanza danni .

Cominciamo dai Comuni, dalle Province e dalle Regioni di centrosinistra a costruire la strada dell’alternativa di governo. Un governo capace di esprimere una cultura politica e sociale che crede nel valore del bene comune, della solidarietà, della crescita, intesa sempre, come crescita economica e sociale insieme. Un Governo dalla parte dei cittadini, espressione di un’Italia capace di reagire e difendere il futuro, in un mondo che non è il cortile di Arcore .

 

COME SI DICE ” BUNGA BUNGA ” IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO?

Cliccate “bunga bunga” sui dispositivi di ricerca dei più importanti media mondiali e non ci sarà scampo di fronte  all’istantanea di un Paese “stanco della crisi” e ridotto al “bunga bunga” , incapace di vedere e di reagire.

In questa cruda esibizione sul palcoscenico nazionale di vizi privati e di costi pubblici, che sono le  interferenze tra poteri dello Stato per far tacere l’eco delle storie segrete di corruzione di giudici e di minorenni, che sono l’indifferenza per i diritti fondamentali dei singoli e della comunità, l’elenco è lungo, ma l’aspetto pubblico che temo di più , riguarda le conseguenze sociali, di un’ Italia in cerca del bacio della fortuna del premier “ghe pensi mi”.

Un’Italia che preferisce le scorciatoie all’etica,

l’aiutino alla voglia di credere in  sé stessi.

Questa è la peggiore eredità che sta preparando il modello Berlusconi. Non siamo certo innocenti, l’autostrada dell’ “aiutino” era già pronta, si trattava solo di stabilire il prezzo del pedaggio, è la speranza, che in questi anni, è stata spazzata via. Continuare la strada del ’92 di rinnovamento e di legalità. Opzione svanita come neve al sole della Sardegna di Mr B, delle luci accecanti del palcoscenico, della scomparsa del merito  .

Portare i propri figli all’asta della disillusione e del cinismo NO, QUESTA VOLTA NO. I nostri figli non prepareranno il “trolley rosa per la Sardegna” , non leggeranno tradotta in tutte le lingue la barzelletta del Bunga Bunga.

Non è possibile che il limite non arrivi mai, prima il fango sulla Magistratura, sulla Costituzione e sull’Informazione libera, niente, nessuna indignazione veramente nazionale.

Ci deve essere un limite che le nostre coscienze percepiscono come insuperabile, almeno questo,

non saremo la generazione che consegnerà ai propri figli solo la speranza di un aiutino.

Se non viene fuori, ora, in un Paese che si è risvegliato una mattina come il Paese del Bunga Bunga,  l’unione e la fermezza per reagire, non ci resterà altro che scegliere  se comprare il trolley per la Sardegna o per la fuga.

La fuga  dal  Paese degli aiutini, delle leggi ad personam, dell’impunità legale e morale, dell’incapacità di dare valore al futuro.