Archivio per Futuro

TRASPARENZA

2+2=5

Dall’età del livellamento,

dall’età della solitudine,

dall’età del Grande Fratello,

dall’età del Bispensiero…

tanti saluti! “

Il M5s predica la decrescita
ma pratica
la cementificazione del ragionamento.
 
 
Grillismo o Berlusconismo, sono entrambi votati al Bipensiero.
2+2=5 e chi la pensa diversamente
è un nemico.
 
Il M5s ha deciso che finchè non avrà il 100% non dialogherà con nessuno.
Lancerà solo accuse, proclami e molti NO.
 
 
La trasparenza non deve entrare in questo meccanismo distruttivo,
per questo sono intervenuta ed intervengo.
 
Solo il cittadino che conosce, partecipa.
 
E’ in questo senso, che la trasparenza, è una “prestazione essenziale” , art.117, comma 2, lettera m, della Costituzione. 
 

Abbiamo lavorato per rendere la trasparenza strutturale all’organizzazione e al funzionamento del sistema comunale.

 
Gli strumenti che fanno della trasparenza un bene comune immediatamente esigibile, sono,
in aggiunta alle norme nazionali, i nostri regolamenti,
su cui mi sono impegnata direttamente .
 
E’ una materia complessa, quella dei regolamenti e non fa notizia, ma cambia strutturalmente il modo in cui lavora un Comune e nel nostro caso, lo fa mettendo tutto sotto la lente di ingrandimento della trasparenza.
 
Per garantire la trasparenza
sia nella accezione costituzionale
di “prestazione essenziale”
sia in quella che è la vera novità,
rappresentata dallo stretto rapporto
che si crea fra legalità e trasparenza.
 
I regolamenti rappresentano
la strumentazione
per far funzionare
il Piano anticorruzione,
che, primi in Italia, abbiamo predisposto.
 
 
Direi di andarli a leggere sul sito istituzionale del Comune, ma visto che i grillini non riescono a navigarci, meglio che si fermino prima sul motore di Google e ci arrivino da lì. Si trova tutto.
 
 
Il M5s gioca sul suo sito con il Dlgs 33/2013, un decreto che rende omogenee a livello nazionale le sezioni in cui pubblicare le informazioni.
 
Non è cosa da poco, di fronte ad un numero altissimo di dati e di pagine, tutte pubblicate, il lavoro sulle sezioni è fondamentale, perchè cambierà il modo di avvicinarsi ai siti istituzionali dei Comuni, renderà più immediata la consapevolezza di dove trovare i dati e di come cercarli.
 
 
C’è chi lavora, senza aspettare il 100% dei consensi, anzi, sperando di non averli mai.
I cinque anni appena passati
sono stati gli anni in cui
la crisi finanziaria è nata
ed è cresciuta a dismisura.
 
A Pisa i dati su cui i grillini giocano e scherzano,
hanno significato affrontare la crisi
con risposte concrete,
meglio Ikea,
Porto di Marina,
People Mover,
recupero del Santa Chiara,
Ospedale di Cisanello,
progetti Piuss,
edilizia sociale,
oppure il giochino dei proclami e del NO ?
 
 
Senza i SI che servono per uscire dalla crisi
a pagare sono sempre e solo i cittadini.
 
 
Al gioco del Bipensiero a perdere sono i lavoratori,
le famiglie, i giovani, i pensionati, le donne,
che restano soli sotto il rigore, ovvero,
ciò che il più ricco un per cento della popolazione desidera,
diventa ciò che la scienza economica ci dice che dobbiamo fare”, copywright Paul Krugman.
 
Meglio tornare a pensare,
perchè il futuro dipende da noi
e dalla nostra voglia di cambiamento,
un cambiamento vero, però

ORA E SEMPRE RESISTENZA

RIBELLI!

GLI ULTIMI PARTIGIANI RACCONTANO LA RESISTENZA.

DI IERI E DI OGGI

resistenza

Per crescere i nostri figli

“belli e resistenti”

consiglio a tutti di leggere questo libro.

Raccoglie le voci degli ultimi partigiani.

Le loro vite sono la nostra storia e in questo libro ci consegnano una staffetta, così come durante la Resistenza le staffette erano il tessuto connettivo tra la società civile e i partigiani, così oggi le loro voci ci riportano ai valori su cui è nata la nostra Costituzione, su cui è nata la nostra Repubblica.

Se vogliamo davvero costruire un futuro migliore per i nostri figli,

la risposta è nella nostra Costituzione e nel racconto delle vite di chi ha sacrificato tutto in nome della libertà dei popoli.

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione,

andate nelle montagne dove caddero i partigiani,

nelle carceri dove furono imprigionati,

nei campi dove furono impiccati.

Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità,

andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione.

Piero Calamandrei

Si parla di alleanze e di programmi, ma non si parla abbastanza di quali ideali siano alla base di quelle alleanze e di quei programmi.

Siamo in un momento storico in cui i valori di fratellanza, di uguaglianza e di libertà, che sono alla base della nostra Costituzione, hanno bisogno di noi, delle nostre voci e del nostro coraggio.

L’individualismo esasperato degli ultimi venti anni ha svuotato la politica dei suoi ideali, la vita quotidiana dei cittadini dei suoi significati, il sistema economico di ogni legame con la crescita sociale e civile della società.

“Per questo, a mio parere, oggi c’è spazio e necessità per quella che a me piace chiamare “LA SECONDA RESISTENZA” . Una resistenza nuova, non violenta, pacifica, che stia dentro lo spirito dei tempi, nelle condizioni politiche e sociali di oggi.” Raimondo Ricci che maturò la sua formazione antifascista al collegio Mussolini della Scuola Normale di Pisa nel 1939.

In questo libro c’è la storia della nostra città, della nostra regione e del nostro Paese, raccontata da chi sente che “è ancora utile rimanere ancora un po’ in questo mondo per testimoniare quello che abbiamo fatto” come Didala che poco più che ventenne e con un figlio di pochi mesi, viveva sotto i castagni nella campagna lucchese e per  lavare il piccolino  prendeva un paiolo pieno d’acqua scaldato al sole.

Ha sacrificato tutto, in nome della libertà di un popolo.

Noi siamo i suoi nipoti, i suoi figli, il futuro di quel popolo .

SETTEMBRE

Questo non sarà un agosto di ferie per noi italiani.

I giorni di agosto ci separano da un settembre che fa paura, fa paura per la mancanza di azioni messe a frutto contro la crisi.

Fa paura per la mancanza di un progetto di crescita e di sviluppo, sono ormai troppe le finanziarie che hanno tagliato la crescita, l’innovazione e lo sviluppo.

Se la crisi viene messa sulle tavole delle famiglie italiane mentre la cricca è sempre più avida e vorace difficile immaginare un paese capace di uscire da quell’1% annuo di crescita, ovvero siamo fermi. Quando manca la crescita anche le finanziarie lacrime e sangue non possono nulla per diminuire il rapporto debito/Pil.

neoliberismo

“Il mondo non è stato benevolo nei confronti del neoliberalismo, quella miriade di idee basate sul concetto integralista che i mercati si autocorreggono, allocano efficientemente le risorse e servono bene l’interesse pubblico. È stato questo integralismo di mercato il presupposto stesso del thatcherismo, della reagonomics, e del cosiddetto “Washington Consensus” a favore della privatizzazione, della liberalizzazione e della risoluta concentrazione sull’inflazione da parte delle banche centrali indipendenti … Il fondamentalismo del mercato neoliberale è sempre stato una dottrina politica al servizio di determinati interessi. Non è mai stato sostenuto da una teoria economica, né e dovrebbe essere chiaro, ormai è supportato da un’esperienza storica. Apprendere una volta per tutte questa lezione potrà rivelarsi il piccolo raggio di sole in una nube scura che incombe ormai sull’economia globale.” Joseph Stigliz “La fine del neoliberismo” 7, luglio, 2008

Non si può arrivare a settembre in queste condizioni, troppo pericoloso in mezzo alla tempesta perfetta di cui parlano gli economisti, un elenco lungo di sintomi senza una diagnosi.

La diagnosi del rigore sta andando avanti da oltre tre anni e non ha portato lontano, chi paga sono le popolazioni, la classe media, le classi sociali più a rischio povertà. Aumentano le diseguaglianze e sparisce l’intervento pubblico, bloccato dal rigore che cancella i consumi e blocca la ripresa.

finanza 2008

“Gli storici del futuro guarderanno allibiti alla frenesia taglia-spese che colse le classi dirigenti nella primavera del 2010. In un fremito di panico inconsulto ed euforia irrazionale, organizzazioni internazionali come la Banca centrale europea e l’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo abbandonarono improvvisamente tutto quello che avevamo imparato sull’economia (a caro prezzo) durante le precedenti recessioni e decisero che il rigore di bilancio era la strada da seguire per un mondo in preda alla recessione: anzi, molti sostenevano addirittura che i tagli alla spesa avrebbero avuto un effetto espansivo. “ Paul Krugman,”Quell’irrazionale frenesia di austerity che spazza via ciò che tutte le recessioni ci hanno insegnato”, Il Sole 24 Ore, 24, 09, 2010

Paul Krugman elenca tutti i passi falsi su cui in questi ultimi anni ha camminato l’economia :

L’altra diagnosi che da anni viene ripetuta nelle aule universitarie, dentro gli articoli dei premi Nobel, ma anche sulla bocca della gente, è troppo rivoluzionaria ?

Serve più stato e non meno stato, serve più spesa pubblica per far ripartire la società e la crescita, per correggere le diseguaglianze alla base dell’economia della crisi che su di esse specula e guadagna.

Joseph Stigliz :

Dobbiamo recuperare molte delle cose che sapevamo e che abbiamo dimenticato, per esempio, quando l’economia è debole la spesa pubblica stimola l’economia. “

“I modelli economici cui facevamo riferimento prima della crisi del 2008, non hanno né preannunciato la crisi, né ci hanno fornito gli strumenti per affrontarla, quando è arrivata. “

“Non siamo riusciti a riformare il sistema finanziario e la vulnerabilità è in un certo senso anche maggiore, mentre la nostra capacità di rispondere alla crisi è minore, per l’aumento del debito che è una conseguenza della crisi”

DIAGNOSI :

“Quello di cui oggi abbiamo bisogno è STIMULATION, la politica di controllo di bilancio non ha funzionato, finanziare la spesa pubblica è invece quello che serve, anche in momenti di austerity.”

Dopo un crollo dei mercati come quello del 2008, senza l’intervento pubblico che ha salvato banche e assicurazioni, cosa sarebbe successo ? Dopo il salvataggio economico è finito tutto lì. Gli attori della crisi sono rimasti “i padroni dell’universo” e gli stati sono tornati invisibili rispetto al governo dell’economia.

C’è una resistenza ultraliberista che in questi giorni è così ben espressa con tutti i suoi limiti di classe e di inadeguatezza dal movimento del Tea Party americano, vogliono il default della società.

C’è una contrapposizione tra economia e società nata negli anni reganiani che dopo il crollo del muro di Berlino ha occupato tutto lo scenario politico, economico e sociale. Uscendo da questa dicotomia si esce dalla crisi.

“Le certezze della prima modernità – quali piena occupazione, Stato nazionale e sociale, sfruttamento – si stanno esaurendo. Ciò che si sta delineando è una società mondiale fondata sul rischio. Stiamo entrando in una seconda modernità, contraddistinta dall’informatizzazione, dalla globalizzazione, dalle crisi ecologiche, ma soprattutto da un radicale mutamento del mondo del lavoro. Nell’arco di un decennio il mondo del lavoro subirà – di fatto sta già subendo – trasformazioni tanto radicali che intaccheranno le basi dello stato sociale e della democrazia. E’ necessario individuare un nuovo modello sociale a cui affidare il compito di sostituire quello che ha dominato la seconda parte del Novecento.” Ulrich Beck,“Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro. Tramonto delle sicurezze e nuovo impegno civile “

Una contrapposizione tra Stato, burocrazia, ospedali, scuole, servizi sociali, pensioni, ma anche tribunali e università, centri di ricerca e cultura, innovazione e sviluppo e “libero mercato” , non quello di cui parla il pensiero liberale, un’altro mercato, il mercato fuori da ogni regola, che aggira le autorità preposte al suo controllo, proprio come è accaduto prima del crollo dei mercati del 2008.

E allora il nemico della crescita e dello sviluppo non è certo lo stato che ha aperto il portafoglio per salvare quell’economia. Ora serve mancato il passo successivo :  aprire il portafoglio non al vecchio, ma al nuovo, aprire a nuove linee di sviluppo di un’altra economia.

Siamo ancora sul sentiero dell’economia della crisi e da lì dobbiamo uscire.

Nelle sue considerazioni finali, Mario Draghi :

“O perché hanno ricevuto aiuti pubblici, necessari nel momento più acuto della crisi a evitare fallimenti dalle conseguenze devastanti, o perché gli Stati hanno loro offerto garanzie più o meno esplicite, diffusa è la convinzione che le banche più grandi non possano fallire.

Ne derivano serie distorsioni alla concorrenza ma soprattutto il fatto inaccettabile che i guadagni spettano ai privati, le perdite alla collettività.

DEBITI DEGLI STATI INDUSTRIALI AVANZATI ED ECONOMIA GLOBALE VISTO DA NOURIEL ROUBINI

Per concludere :

1) FISCAL POLICY : uso della spesa pubblica per influenzare l’economia.

2) Il settore finanziario deve essere sottoposto ad un nuovo sistema di controllo : la finanza della crisi è slegata dall’economia reale.

3) Sciogliere il nodo dell’ECONOMIA GLOBALE.

Per chi ha ancora il coraggio di leggere, ascoltare, riflettere sulle nuove idee per una nuova economia, la strada è tutta in salita, tra il recupero di ciò che sapevamo di cui parla il prof. Stigliz e il disegno di nuove regole per un’economia globale. In mezzo alle voci più innovative restano ancora i giochi dei Gattopardi della Crisi, che continuano indisturbati a giocare sul tavolo della roulette globale, con i nostri soldi.


“NIUNA CHE ABBIA UN MINIMO DI CONTEGNO BALLEREBBE CON UN VERME COME VOI”, lo spirito del 13 febbraio è indomito da secoli !

“L’unica maniera per realizzare

i propri sogni è svegliarsi.

SVEGLIAMOCI ! ”

Roberto Benigni.

 

 

“Un paese che non proclama

forte i propri valori,

è pronto per l’oppressione

e la servitù”

 

 

 

 

L’Italia sale sopra i tetti, anche il Maestro Barenboin si sporge dalla buca in difesa della cultura

“Signor Presidente della Repubblica, Autorità, Signore e Signori: sono molto felice di dirigere anche questo anno il sette dicembre alla Scala, sono molto onorato di essere stato dichiarato Maestro Scaligero. Per tale titolo, ma anche in nome di tutti i miei colleghi che suonano, cantano, ballano, e lavorano non soltanto in questo magnifico teatro, ma in tutti i teatri di Italia per dirvi a qual punto siamo profondamente preoccupati per il futuro della cultura in nostro paese e in Europa, e se mi permetete, vorrei che ricordiamo insieme l’ articolo 9 della Costituzione Italiana: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e Artistico della Nazione”

“Secondo qualcuno con la cultura non si mangia, ma anche mangiare troppe altre cose può far male.

Tagliando la cultura si taglia l’anima italiana”

Daniel Barenboin

L’Italia chiede futuro e sale sui tetti delle Università e sui monumenti simbolo del nostro Paese nel mondo, per dare visibilità, in mezzo al nulla dell’informazione sempre meno libera, al collasso dei pilastri su cui si dovrebbe costruire la ripresa dell’economia nazionale.

UNIVERSITA’,  RICERCA,  INNOVAZIONE,  CULTURA , SVILUPPO,  LAVORO .

Governo assente e Paese in ginocchio.

VIENI VIA CON ME

Da chi vi fareste portare via,

via dalle menzogne, dall’egoismo, dalla volgarità,

dalle ruberie, dai privilegi,

dall’ostentazione selvaggia di ignoranza e di negazione di ogni merito,

dall’arroganza, dalla prepotenza,

dall’illegalità, dalla mancanza di amore per la cultura ed il futuro ?

Questo dovrebbe essere il profilo del leader della coalizione di centrosinistra alle prossime elezioni.

Onestà e coraggio per guardare avanti in modo nuovo .

L’elenco da ricordare per dare valore al  coraggio delle idee e del cambiamento :

 

L’ITALIA DELL’ILLEGALITA’ E DEI PRIVILEGI STA DIVORANDO LA PARTE SANA DEL PAESE

L’Italia è  riuscita  in questi  ultimi anni a   raggiungere i primi posti   nelle classifiche     europee delle peggiori    performance.

Il confronto con gli altri Paesi europei, ci racconta un’Italia che rema contro se stessa, e ci fornisce uno spaccato inequivocabile, di una crisi economica italiana, che è una crisi al quadrato :

alla crisi finanziaria globale si somma esponenzialmente una crisi tutta tricolore.

crisi economica tricolore

Le azioni da intraprendere per uscirne sono urgenti e difficili, vanno a toccare la pancia del Paese, a cui in questi anni si è rivolto il sistema Berlusconi del “ghe pensi mi”.

Meglio mettere a dieta la pancia che spengere i cervelli :

LA RIPRESA E LA CRESCITA IN ITALIA

NASCONO DALLA LEGALITA’

E DALLA FINE DELL’IMPUNITA’

QUESTE LE CIFRE DELLA FINANZIARIA DELLA LEGALITA’

1) 335 MILIARDI DI SOMMERSO

il 22% del Pil in Italia resta nascosto nella palude del sommerso. Siamo la pecora nera d’Europa, i primi dei peggiori. Un’economia che sfugge al controllo e alle rilevazioni della pubblica amministrazione, non paga né tasse né contributi e non è soggetta  alle norme sul lavoro, evade il  fisco, sottrae risorse al bilancio pubblico, distorce la concorrenza.

2) 200 MILIARDI DI EVASIONE FISCALE

3) 60 MILIARDI  L’ANNO DI CORRUZIONE

LA FINANZIARIA CHE TAGLIA GLI SPRECHI E I PRIVILEGI

1) COSTI DELLA POLITICA

2) BUROCRAZIA

la peggiore del mondo, in termini di sprechi di danaro e di  tempo, secondo il World Economic Forum.

3) RIFORMA DEI SALARI

Siamo agli ultimi posti se si considera il salario medio annuo, ma ai primi se si calcola il cuneo fiscale, il risultato : annientare il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti.  In Italia 14.700 euro, mentre negli altri paesi europei le retribuzioni nette annue si aggirano in media intorno ai 25.000. Questo perchè la differenza tra costo del lavoro e retribuzione netta,  in Italia è la peggiore d’Europa .

4) DISUGUAGLIANZE

L’Ocse e la Banca d’Italia fotografano un Paese sempre più diseguale. Gli italiani più ricchi hanno un reddito superiore di dodici volte quello dei più poveri. I penultimi in Europa, ci supera solo la Gran Bretagna, con un rapporto che sfiora il 14, mentre la Germania è al 6,9, la Spagna al 10,3, la Svezia al 6,2. Va sempre peggio, negli ultimi dieci anni, le diseguaglianze si sono accresciute di oltre cinque punti.

La mobilità sociale generazionale e di genere è la peggiore in Europa.

Il 45% dei leader italiani, nella politica, nelle istituzioni e nel mondo produttivo, ha più di 70 anni.

Solo un 25enne su 4 è occupato, e quel 25enne impiegato è sempre precario. Il rischio di povertà in Italia cresce al diminuire dell’età,si tratta di un fenomeno nuovo, 30 anni fa la situazione era esattamente capovolta.

Le donne sono messe anche peggio, siamo al 26° posto sui 27 paesi dell’Unione Europea, dietro di noi solo Malta, per la pesenza di donne in politica ed economia.

NO AD UNA POLITICA IN RITARDO SULL’ECONOMIA

Abbiamo il dovere di trovare un linguaggio nuovo per squarciare il silenzio assordante, su quello che sta accadendo, sull’attacco alla dignità dei lavoratori, sulla cecità di una politica economica che continua ad essere  in ritardo sull’economia.

Per costruire una ripresa che non ci sarà senza il cambiamento, è necessario, oggi, che la politica  recuperi il ritardo degli ultimi venti anni e si dimostri in grado di anticipare l’economia.

Ecco perchè :

GLOBALIZZAZIONE

La crisi economica dalle piazze finanziarie, nel 2010, sta passando alle piazze quelle vere, di quelli Stati, talmente strappati alla loro reàltà sociale e civile da essere chiamati Pigs o Piigs.

La politica non deve aspettare che siano le piazze, quelle vere, a riempirsi di titoli tossici, che dopo aver avvelenato le piazze finanziarie, cercano di avvelenare le nostre piazze, perchè l’economia della crisi è nata e prospera sui massimi squilibri, economici e sociali, su cui la speculazione ottiene i massimi profitti.

Se la politca non interviene,

  • non aprendo il portofaglio, come ha fatto nel 2008, per salvare le banche e le assicurazioni,

  • ma aprendo la mente

ad un nuovo modello di sviluppo sostenibile in termini sociali ed ambientali,

capace di superare il pensiero unico ultraliberista, spazzato via dall’uso che ne ha fatto

la finanza speculativa,

la fine della crisi resterà un miraggio,

come in questi ultimi due anni,

sempre intravisto, ma mai reale.

La politica in questi ultimi anni è diventata  immagine e potere e sempre meno pensiero e contenuti. Si cerca il consenso immediato senza il coraggio di porre i problemi complessi, come copmplessa è la società e l’economia del XXI sec., e di trovare soluzioni complesse e sinergie istituzionali nuove, per esempio con il livello europeo, per affrontare quelle “discariche di problemi concepiti e partoriti a livello globale” che sono diventate le nostre vite quotidiane.

Preparatevi ad annoiarvi oppure a mettere in discussione la piega che il rapporto tra politica ed economia  ha preso nei decenni della globalizzazione.

Vorrei addentrarmi in una riflessione  su come la politica abbia scelto di abdicare all’economia, parte determinante, del suo ruolo di programmazione economica e sociale, adducendo la globalizzazione come scusa per giustificare una perdita di ruolo, che è stata prima di tutto, una mancanza di pensiero e di intervento sulla globalizzazione, comprensibile venti anni fa, molto meno dieci anni fa, assolutamente ingiustificabile dopo il 2008.

Oggi, su La Repubblica, è uscita una interessante riflessione firmata da Ulrich Beck, sui rapporti tra politica ed economia, tra politica e globalizzazione, di cui vorrei citare i tratti più significativi. E’ da tempo che il sociologo tedesco è un riferimento nel dibattito sulla globalizzazione, ci aveva avvisato per tempo, attenzione, prima o poi la globalizzazione ci presenterà il conto. Il problema è che il conto è lungo e si autoalimenta, dal 2008 al 2010, dalle piazze finanziarie alle piazze delle nostre città, in un circolo chiuso tra globalizzazione e speculazione.

“E’ saltata l’alleanza tradizionale tra l’economia di mercato e lo Stato sociale, come dice Ulrich Beck, un’alleanza che ha sorretto per decenni il diritto, le istituzioni, la politica, la legittimità stessa delle classi dirigenti che si alternavano al comando, in una parola la forma pratica e quotidiana della democrazia occidentale.” Ezio Mauro su La Repubblica.

Joschka Fischer  “nessuno può fare politica contro i mercati”

Nei venti anni trascorsi, questa abdicazione, ha caratterizzato la politica economica dei Governi nazionali, ha affidato al pensiero unico ultraliberista le sorti dell’economia. Il risultato è stato una bomba ad orologeria che la finanza speculativa, del tutto indisturbata, ha confezionato per i mercati mondiali.

“I politici si consideravano come pedine di un gioco di potere dominato dal capitale che agisce a livello globale”

“Da un lato si assume che la classe politica con il suo stesso agire abbia causato la sua presunta incapacità di agire: essa, cioè, avrebbe imposto a livello nazionale, come “politica riformista”, le regole dei mercati globalizzati”. In questo modo essa avrebbe prodotto “il destino della globalizzazione”.”


“Il capitale globale consegue il suo potere “inattaccabile” solo allorchè la politica persegua attivamente la sua autoeliminazione”.”

“Dall’altro, l’impotenza che la politica deve addebitare a sé stessa serve da pretesto per respingere la presione ad agire”

“Dal momento che non ci sono e non ci possono essere risposte politiche globali alle conseguenze della globalizzazione, NON C’E’ NIENTE DA FARE”

Questo pecorso di “autoeliminazione” della politica comincia venti anni fa. Dieci anni fa, fino ad oggi, si innesca un altro meccanismo, tutt’altro che virtuoso, la tendenza della politica di “suscitare aspettative la cui irrealizzabilità è palese”.   E veniamo ai vertici internazionali, G8, G20 e quant’altro.

“Prima di un vertice del G20 si chiede a gran voce un qualche tipo di tassa globale sui mercati finanziari, ben sapendo che essa non ha nessuna possibilità di essere applicata”

“SI APRE UN’INTERNAZIONALE SEPARAZIONE TRA IL PARLARE E L’AGIRE”

IL PRETESTO DEL NON POTER FARE E’ STATO SMENTITO DAGLI INTERVENTI DEGLI STATI NAZIONALI NEL 2008 PER SALVARE LE BANCHE E LE ASSICURAZIONI IN DEFAULT

“Si è manifestato per un istante mondiale il plusvalore politico”

Come si passa da un “istante mondiale” ad un intervento mondiale del plusvalore politico sull’economia ai tempi della globalizzazione?

Secondo Ulrich Beck, attraverso il superamento dell’ “ontologia nazionale”,                                                                                         di “un’autoillusione nostalgica che assolutizza la dimensione nazionale”.

Strettamente collegata all’autoillusione nazionale è l’autoillusione neoliberista. L’articolo passa in rassegna i limiti dell’ “autoillusione neomarxista” e dell’ “autoillusione tecnocratica”,  in una lunga analisi che evidenzia il bisogno di certezze radicate nei “dogmi del passato”  piuttosto del coraggio di progettare il cambiamento, di riconoscere il bisogno di un ripensamento  delle categorie ontologiche di una politica che deve essere in grado di guardare avanti,                                     E DI ANTICIPARE L’ECONOMIA, che sulle debolezze della politica ha costruito il suo lasciapassare globale.

“La politica nazionale nell’era globale riuscirà a svolgere la sua funzione plasmatrice e a recuparare credibilità solo nelle forme della cooperazione trasnazionale. ( Ue !)”

GLOBALIZZAZIONE

E allora più Europa e non meno Europa

per portare l’identità politica e sociale dagli stati membri

dentro la realtà economica della globalizzazione.

europa

COME FERMARE L’ECONOMIA E LA POLITICA DEGLI AMICI DEGLI AMICI

Quando l’opposizione sparisce c’è del marcio da condividere

Il caso Verdini parte dai forzieri del Credito cooperativo fiorentino e non si ferma lì.

E’ un sistema trasversale di favori e di privilegi che parte dalle Banche e arriva agli appalti , in una lunga corsa solitaria degli amici degli amici che cancella la concorrenza e il mercato e lascia nel Paese il vuoto di infrastrutture e servizi, di sviluppo e di innovazione. Un monocolore imprenditoriale trasversale, senza concorrenza e con un Service Level Agreement, nullo.

Non c’è crescita nel Paese degli amici degli amici, crescono gli imbrogli e affonda l’economia.

A pagare i soliti cittadini ed il futuro di un Paese che invece di investire nello sviluppo crede solo nelle clientele .

TANGENTOPOLI

Vogliamo cominciare ad affrontare i problemi alla radice, c’è una cultura dei favori in Italia che è trasversale e che sta affondando l’economia del Paese e con l’ultimo governo, anche il sistema legislativo proprio di uno stato di diritto.

Chiunque voglia cambiare deve partire da quì, non c’è nessun altro punto di partenza credibile .

Cosa aspetta Banca Italia a girarle tutte le banche italiane e portare alla luce  il sottobosco  di privilegi e di favori che cancella i finanziamenti allo sviluppo e  favorisce solo gli amici degli amici, senza garanzie ad interessi bassissimi, fino ad  ” azzerare la redditività, ed assottigliare ai minimi l’eccedenza patrimoniale” (dalla relazione degli ispettori sullo stato del Credito Cooperativo Fiorentino) ?

Cosa aspetta Banca Italia a rendere chiaro ed inequivocabile che non ci saranno più sottoboschi dove nascondere favori ed illeciti ?

Cosa aspetta Confindustria a bollare le aziende che vivono dei favori della “politica” come parassiti, è troppo ?

No, è troppo profondo il baratro economico in cui il sistema post-tangentopoli  ha fatto sprofondare il sistema Italia.

In questi ultimi anni ci siamo nascosti dietro la crisi economica finanziaria di portata mondiale, ma i problemi dell’economia italiana,  quelli strutturali, corruzione, mancanza di infrastrutture, burocrazia stanno bloccando la ripresa, mentre nel resto d’Europa si esce dalla crisi, noi, abbiamo ancora il freno ben inserito.

Il sistema dei favori sta spolpando il Paese.

Cosa aspetta la politica a presentare un nuovo programma di governo alternativo non solo a Berlusconi, ma a tutto questo sistema di negazione dei principi fondamentali di uno stato di diritto.

E’ questo il momento del coraggio di cambiare e di puntare su idee nuove per un Paese senza amici degli amici, senza santi in paradiso, senza corsie preferenziali, deve farsi avanti tutta la società civile e smettere di essere connivente. Tutti dobbiamo fare la nostra parte, non possiamo ancora credere alle bacchette magiche, ad un problema sistemico si devono dare risposte a tutti i livelli. Basta chiedere, è il momento  di cambiare, ognuno per la sua parte.

Anche la società civile non è immune da responsabilità, in Italia è mancato il controllo di una società civile capace di dire NO, alziamo la voce con i deboli e la abbassiamo fino al sussurro con i potenti, abbandoniamo il campo che resta vuoto, senza una diffusa presenza di cittadini consapevoli dei propri DIRITTI e DOVERI .

Se non siamo in grado di pretendere un tale spiegamento di forze in difesa del futuro del nostro Paese, allora, nessuno finga, non si metta l’elmetto di chi vuole davvero cambiare l’immobilità del quadro economico e politico di questo Paese, non abbiamo bisogno di belle promesse, di lezioni di stile, ma di impegni concreti da parte di tutti.

Alle prossime elezioni serve uno schieramento capace di  rompere con questo sistema, per vincere o perdere, credendo in un’Italia nuova,più europea e meno furbetta, perchè i furbi sono sempe i soliti e un solo favore cancella i diritti di 60.387.000 di italiani.

Altrimenti non ci resta che vendere le Dolimiti…e non è una battuta,

For a few million, grab your own piece of Italy!

Restare nelle grinfie dei parassiti significa cancellare il vero valore di tutto ciò che ci circonda.

Chi in questi anni ha pensato che questo fosse il sistema berlusconiano è bene che cominci a  depersonalizzare e presentare un programma

alternativo

non a Berlusconi

ma al sistema dei favori per pochi e dei costi per tutti.


“PENSAR A LA NOSTRA XENTE” NON CI PORTERA’ LONTANO NEL XXI SEC.

 

Ecco a voi l’Italia del “Bengodi”

Non voglio fare “l’ intellettuale noioso ” o peggio “il moralista” ma questo continuare a dire che l’Italia del Pil più alto vota Lega e Pdl mi sembra davvero una semplificazione del tutto fuorviante, è diventato però  il “mantra ” dei commenti postelettorali.

La Padania oggi titola “PENSAR A LA NOSTRA XENTE” , se questa è la politica economica e sociale del Super Nord, temo che non resterà Super ancora per molto, perchè una cosa sono gli slogan, un’altra le soluzioni a problemi che sono tutt’altro che della “nostra xente”, usando le parole di  Zygmut Bauman “Le città sono diventate le discariche di problemi concepiti e partoriti a livello globale”.

Come si fa a credere in un modello di sviluppo per  “la nostra xente” quando l’economia è in crisi, le aziende chiudono e tutto è cominciato  dai mutui subprime dei ceti medi americani a migliaia di chilometri dalla “nostra xente” ?


L’Italia degli slogan non è l’Italia reale, c’è un sistema produttivo del Nord-Est che è profondamente in crisi , l’etica del lavoro, l’umiliazione del fallimento stanno nascondendo i dati reali della crisi, ed insieme, anche la capacità di rimettersi in discussione per ripartire chiedendo aiuto. Siamo esseri umani non “uomini del fare” , dietro la cartapesta dei miti berlusconiani c’è una realtà sociale ed economica che ha bisogno di ripartire da un  nuovo modello di sviluppo e da un  diverso rapporto tra istituzioni ed economia, come in questi mesi, stanno facendo tutti gli altri Paesi industrializzati.

Si continua a pubblicare l’immagine di un Nord-Est scattata cinque anni fa, per paura di  di scattarne una nuova, oggi. E’ un modo per nascondere il fallimento del “sistema delle scorciatoie individuali”, come io chiamo il “sistema Berlusconi”. E’ un modo per continuare a vendere lo slogan del “NOI” contro “LORO”,  l’etica della “nostra xente” , invece di trovare soluzioni di sviluppo si sceglie la “guerra tra poveri” per consolidare il potere di pochi sull’ignoranza di molti .

“Tutti possono diventare Berlusconi”, nel frattempo però, diventa sempre più ricco un solo Berlusconi e tutti gli altri vengono lasciati sempre più poveri e sempre più soli, in mezzo ai tagli a tutte le politiche di sviluppo e di innovazione, di formazione e di ricerca. Si taglia il futuro e si lascia “la nostra xente” contenta di poter dire che c’è qualcuno che sta peggio di noi, e quel qualcuno non avrà niente prima di me. Bella consolazione!

Veniamo invece alle Regioni del centrosinistra, noioso ed intellettuale, del pensiero critico e del pluralismo.

Io penso alla Toscana, grazie a quelle politiche che guardano anche agli “altri” e ad “altro”, oggi nel mezzo della crisi economica globale, quando “ripresa” non coincide con nuovi posti di lavoro, quando è dall’ innovazione e dai nuovi settori che ripartono le  prospettive concrete per il  mercato del lavoro, ringrazio di vivere in una regione che da una parte difende il diritto al lavoro con politiche sociali e dei servizi che garantiscono tutti e dall’altra è nel settore delle nuove tecnologie, delle energie sostenibili ai vertici di tutti i report sugli indici di sostenibilità delle regioni italiane.

Futuro

LE PAROLE DEL PASSATO PESANO SUL NOSTRO PRESENTE
PER UN FUTURO CAPACE DI ASCOLTARLE

Il web è un diario sempre aperto sulle strade abboccate ma mai percorse fino in fondo dei grandi uomini e donne del ‘900, raccogliere quelle voci e sottrarle alla sfera ideale per coglierne la portata programmatica e concreta è un modo per ritrovare il valore dell’impegno politico e sociale.

Ci sono parole, riflessioni, citazioni, idee e valori in bilico tra passato e presente, una linea continua che non si ferma mai, sempre rivolta al futuro, innovatori la cui eredità non trova sbocco nelle azioni dei governi ma capace di guardare lontano e costruire un futuro migliore.

Questo Mondo Non l’Abbiamo Ereditato dai Nostri Padri ma Preso in Prestito dai Nostri Figli

Roberto Benigni il 16 Agosto in Abruzzo,
parafrasa un antico detto Cherokee
e recita il XXVI Canto dell’ Inferno :

Mi sento lungimirante !

Il Presente delle citazioni,
la forza ideale radicata nella memoria.



Virtù e Conoscenza

“fatti non foste per viver come bruti,ma per seguir virtute e conoscenza….”
Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno Canto XXVI

Passato e Futuro

“On some positions, Cowardice asks the question,
“Is it safe?”
Expediency asks the question,
“Is it politic?”
And Vanity comes along and asks the question,
“Is it popular?”
But Conscience asks the question
“Is it right?”

And there comes a time when one must take a position that is neither safe, nor politic, nor popular, but he must do it because Conscience tells him it is right”

Martin Luther King.

la Speranza e la Paura

Ed una lupa, che di tutte le brame
sembrava carca nella sua magrezza,
e molte genti fè già viver grame,
questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza dell’altezza.

Dante Alighieri, Divina Commedia
Inferno, Canto I, vv.31-60


IL RINASCIMENTO ITALIANO del XXI sec: il nuovo umanesimo della sostenibilità economica, politica e sociale

Mi è capitato spesso in questi ultimi mesi di sentir parlare di un Nuovo Rinascimento Italiano.

L’idea è suggestiva, più radicata e meno astratta di quanto possa apparire ad un primo approccio.

Il Rinascimento, con le parole dello storico francese Jules Michelet ha segnato la “scoperta del mondo e dell’uomo”,dopo gli eccessi del liberismo degli anni ’90 abbiamo anche noi bisogno di riscoprire il mondo e l’uomo.

Nel 1992, l’Italia e Mani Pulite hanno riempito le pagine dei giornali di tutto il mondo, gli studi e le analisi di un nuovo rinascimento italiano partono da quegli anni, dai funerali di Falcone e Borsellino, dalla richiesta di una nuova classe politica che governasse un Paese oltre il buio della Corruzione e della Mafia.
Avevamo gli occhi del mondo puntati su di noi, su quella energia di rinascita morale e culturale che attraversava il Paese.

Sono passati 17 anni, e la spinta al cambiamento soffocata e schiacciata dalla mancata risposta della politica e dell’economia alla richiesta di una maggiore centralità dell’uomo e dei suoi diritti invece di dissolversi è diventata globale .

Una politica degli investimenti poco trasparente, un livello di rischio fuori controllo e un management aggressivo e spregiudicato, hanno portato alle estreme conseguenze la disumanizzazione dell’economia e della politica.

Titoli tossici che dentro un algoritmo matematico hanno fatto esplodere la finanza di tutto il mondo, la finanza dei titoli spazzatura venduti come titoli sicuri in un mercato finanziario dove chi deve controllare e garantire ha fallito, dove le Società di rating hanno continuato a classificare, sino allo stesso giorno del default, titoli come sicuri.

Il nostro nuovo rinascimento partendo da un nuovo umanesimo trova nell’economia sostenibile la rinascita della centralità dell’uomo nel mondo globale del XXI sec.

Il futuro è in un’ Economia che nella solidarietà e nella sostenibilità ritrova i principi di apertura all’impegno civile e di trasparenza, che riconosca l’importanza della partecipazione e del controllo sociale .

Il futuro è nella sostenibilità sociale, dove le politiche pubbliche e l’intervento privato agiscano insieme per migliorare le condizioni e le prospettive di benessere della popolazione e delle generazioni future.

Il futuro è nella sostenibilità ambientale e nelle energie alternative, in un nuovo sguardo sull’ambiente e le sue risorse, non più beni inesauribili ma risorse da pproteggere e da sottrarre alle dinamiche proprie del mercato, prime fra tutte l’acqua.

Sono questi i temi al centro del dibattito culturale e politico, europeo e mondiale, sono queste le prospettive e le opportunità per creare le condizioni di una nuova scoperta del mondo e dell’uomo in sinergia verso il futuro.

E’ davvero lontana l’eredità di chi ha potuto dire “la società – per la politica – è morta”,era Margaret Thatcher ed un’eredità che ha condizionato la politica e l’economie occidentali per molto tempo.

Oggi non siamo più in pochi sognatori a dire che non c’è futuro senza società e non c’è futuro della politica e dell’economia senza la forza della società.