Archivio per donne

PIU’ DONNE IN POLITICA PIU’ POLITICA PER LE DONNE

donne politica

Se le leggi elettorali regionali prevedessero quote di genere al 50%, la probabilità di una donna di essere votata aumenterebbe dal 12 al 36 per cento. strumento di azioni affermative, cioè uno strumento temporaneo che serve a superare una situazione di discriminazione radicata nelle strutture di potere, in questo caso, politico.

SE NON ORA QUANDO ?

Oltre un milione di persone, 200 piazze e 200 cortei con la forza simbolica della assenza di ogni bandiera.

La vera bandiera del corteo è stata la fine dell’invisibilità della società civile.

SE NON ORA QUANDO

Insieme abbiamo riempito quel vuoto che il monopolio mediatico del premier aveva creato intorno alle persone vere.

Scomparsi dai racconti dei media ci siamo ritrovati e riconosciuti in una comune determinazione a fermare la deriva maschilista e antidemocratica dell’era Berlusconi.

pisa 13 febbraio
Il 13 febbraio è l’inizio di un movimento popolare di liberazione del Paese dalla morsa di un governo che si è dimenticato di essere il governo degli italiani e si è ridotto all’umiliazione istituzionale di essere il governo di un premier senza popolo.

Un premier di clienti e di clientele, che pensa che tutto sia in vendita.

Il sultanato del premier Berlusconi non appartiene alla cultura democratica del nostro Paese e dell’Europa.

E’ stata la voce delle donne che ha ritrovato il coraggio e la forza popolare di dire basta, la misura è colma. “Adesso e Sempre”.

13 febbraio 2011 tutti in piazza

“Povera Italia”. Questo è il giudizio all’estero dell’era Berlusconi.

L’Italia è raffigurata sin dal Rinascimento, con l’immagine di una giovane donna e il 13 febbraio, saranno proprio le donne a scendere in piazza con Lei, per difendere il futuro e per dire basta, la misura è colma a partire dalla dignità calpestata delle donne.

se non ora quando

Il Bunga Bunga non è solo una questione privata, è il fondo del baratro in cui questo governo ha spinto l’Italia.

Ma un Paese non è solo un’estensione geografica, come vorrebbe la Lega.

Un Paese è ciò in cui crede.

Un Paese è definito dai principi e dai valori che rappresenta.

In questo momento l’Italia ha bisogno di ritrovarsi in quei valori e in quei principi, a cominciare dai diritti che la nostra Costituzione riconosce e difende.

Le donne e gli uomini dell’Italia dei Valori saranno in piazza il 13 febbraio, senza simboli di partito, ma con i valori in cui crediamo.

Fuori il Bunga Bunga dall’Italia democratica, fuori la cricca degli aiutini, fuori un governo che ha lasciato le macerie a L’Aquila e i rifiuti a Napoli, che fa scempio del passato e del futuro del Paese.

Saremo in piazza “perché ai figli bisogna dire che si è stati a schiena dritta, non che si può strisciare come vermi”, Maria operaia a Mirafiori, (una voce raccolta da Luca Telese su Il Fatto) .

IL SILENZIO DELLE DONNE

Dove sono oggi, le donne italiane ?  Dove è rimasta soffocata la loro voce ?  Dove sono le “altre” donne, quelle che si guardano allo specchio cercando se stesse e non un fantoccio da esporre sulla pubblica piazza dei gesti ammiccanti, dei volti artefatti, delle voci gridate ?

In Italia solo il 46% delle donne ha un impiego. Di queste, il 27% lascia il posto dopo la prima gravidanza. Un altro 15% non rientra dopo il secondo figlio. Una situazione che non trova eguali in Europa. Ecco dove sono le donne in Italia, sono diventate invisibili, come i disoccupati, come gli studenti, come la realtà quotidiana di milioni di italiani. Non corrispondiamo all’immagine che di noi vuole lo scintillio dei riflettori.

Per le donne i riflettori si accendono su un’identità femminile plasmata ad arte dalle attenzioni del mercato, che vuole una donna ossessionata dal suo aspetto e dall’approvazione degli altri, in una corsa continua verso le immagini artefatte di una leadership di carta, fatta di corpi modellati più per distruggere che per vivere.

Lontano dai riflettori, le donne sono costrette ogni giorno a lottare per resistere ad una crisi economica che le sta mettendo sempre più ai margini della vita lavorativa, con una mobilità sociale bloccata soprattutto per le donne e i giovani, per i quali l’ascensore sociale, ormai da qualche anno, si muove solo verso il basso.

La nostra classe dirigente è la più anziana e la più maschile d’Europa. Si è smesso di investire e di credere nella crescita di una nuova classe dirigente. Non sono il merito, le capacità, i progetti, la personalità di uomini e donne a fare la differenza. Tutto si compra, si comprano gli appalti, si comprano i posti di lavoro, si compra il futuro di pochi e cancellando il merito si distrugge il tessuto sociale ed economico del Paese.

La corruzione, dagli appalti di tangentopoli è arrivata dentro le nostre case, non possiamo considerarci fuori dal Bunga Bunga se non alziamo la testa e cominciamo a dire di no, apertamente e pubblicamente, uomini e donne.

C’è un’Italia che si è rinchiusa dentro la corte del Sultano e ha chiuso gli occhi, il resto del Paese deve andare avanti e riaccendere i riflettori sulla vita reale e sui fatti. Portiamo l’Italia lontano dal “Bunga Bunga” e dalla schiavitù dell’ “aiutino”. Una schiavitù che non conosce differenze di genere ed è diventata un cappio al collo, che toglie il respiro al futuro di tutto il Paese.

STOP STONING

FERMIAMO QUELLE PIETRE

STOP STONING


Non restiamo muti di fronte alla barbarie,

di fronte alla tortura perpetrata fino alla morte.

in nome di una donna lasciata sola di fronte alle pietre

di una violenza cieca e disumana.


AMNESTY INTERNATIONAL

STOP STONING AVAAZ.ORG

VENERDI’ 25 GIUGNO ALLE ORE 17.30

PRESSO LA SALA REGIA DEL COMUNE DI PISA

SUSANNE SCHOLL

CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO

Nei giorni della mobilitazione contro la “legge bavaglio”,

un incontro con il migliore giornalismo d’inchiesta europeo, Susanne Scholl ed il coraggio di essere giornalisti liberi, “Ragazze della guerra”, un libro reportage raccontato dalla voce dell’autrice, corrispondente da Mosca per la televisione austriaca, arrestata dalle autorità russe per i suoi reportage sulla Cecenia.

Al lavoro di Natalya Estemirova attivista per i diritti umani

e della giornalista Anna Politkovskaja,

entrambe assassinate per il loro amore per la verità,

è dedicato questo incontro.

PARI OPPORTUNITA’

La scarsa mobilità delle élite italiane non è solo un problema generazionale, ma anche una questione di genere : l’ Italia è, in base a una recente stima, per numero e ruolo delle donne  in politica ed in economia, al 26° posto sui 27 paesi dell’Unione Europea, dietro di noi solo Malta.

In Italia i dirigenti delle aziende industriali sono 82.000 e il 95% sono uomini.

La scarsa presenza delle donne nel mondo del lavoro e, soprattutto, la scarsa presenza nei posti di comando è un segnale dell’arretratezza del nostro mercato del lavoro.

La mancanza di leggi che promuovano la presenza femminile nel mondo del lavoro sono un segnale dell’arretratezza della nostra politica.

Questo aspetto non è rilevante, soprattutto in tempi di crisi economica, solo dal punto di vista della parità di genere, ma è rilevante, in quanto esercita delle conseguenze che sono negative in termini di crescita economica e di stato del mercato del lavoro.

Il Trattato di Lisbona traccia una “road map” , una tabella di marcia per la parità tra donne e uomini,il tasso percentuale dell’occupazione femminile tra i 15 ed i 65 anni in Italia è del 47,2%, 11 punti in più rispetto al 1993, ma 13 in meno rispetto agli obbiettivi del Trattato di Lisbona.

L’ostacolo maggiore che si pone tra le donne ed il lavoro è l’impegno familiare, una donna su cinque in Italia lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio.

Se prendiamo in esame le donne tra i 35 ed i 44 anni, le donne non sposate hanno tassi di occupazione più alti, l’87%, che scende al 72%, per le donne che sono in coppia ma non hanno figli , al 52% per le donne che vivono in coppia ed hanno figli, tra queste ultime il tasso di occupazione si abbassa con l’aumentare del numero dei figli, con un solo figlio il tasso di occupazione è il 64%, con due o più figli scende al 34%.

Su questi dati incide anche l’area geografica, (1 caso su 6 sono le donne che lasciano il lavoro al centro nord, ed 1 su 4 al sud), ed il livello di istruzione, (1 su 3 con licenzia media, 1 su 13 per le laureate).