ALLEANZE NO ALLE SOMME MATEMATICHE MA ALLA SOMMA DELLE IDEE E DEI PROGRAMMI

Ci stiamo avvicinando ai prossimi appuntamenti elettorali, delle amministrative nel 2013 per Pisa e quanto pare ad oggi, delle politiche nel 2012. Difficile parlare di alleanze di governo se prima non si parte da una lettura condivisa della crisi economica.

C’è un’economia che sulle disuguaglianze economiche e sociali è cresciuta e continua a speculare.

C’è un’economia che sull’attacco ai diritti dei lavoratori millanta una via d’uscita dalla crisi, che non arriva mai.

C’è un’economia che con la globalizzazione finanziaria priva di un’altrettanto globale autorità di controllo, ha caricato un’arma pronta a far fuoco ad orologeria contro quello o quell’altro stato, a spese delle popolazioni e dei diritti, dello stato sociale e della libertà dei cittadini e dei loro governi.

C’è una politica che è rimasta a guardare, lasciando all’economia, parte determinante, del suo ruolo di programmazione economica e sociale, adducendo la globalizzazione come giustificazione di una sempre maggiore marginalità.

Il gioco d’azzardo sulla roulette dei mercati globali continua indisturbato.

C’è un’economia da risanare, come sottolinea gran parte del mondo liberale che ha preso le distanze dall’ultraliberismo dell’economia della crisi e una politica che deve recuperare la marginalità di cui soffre dall’inizio della globalizzazione.

Certo che fare meglio del governo Berlusconi, è un obiettivo minimo, ma non basta.

Nella nostra dimensione cittadina, aver fatto una politica in reale CONTROTENDENZA con le scelte del governo Berlusconi, ci pone in una condizione ottimale per continuare a costruire concretamente una vera alternativa.

Per CONTROTENDENZA  intendo il raggiungimento di risultati molto concreti e chiari.

Primo, avere ridotto il debito. Siamo il Comune meno indebitato della Toscana a detta della Cgia di Mestre.

Secondo, avere i conti in ordine. Siamo il comune capoluogo con i conti «più virtuosi» della Toscana secondo l’Ifel. Abbiamo una delle percentuali più basse in Italia, lo 07%, (dati del Sole 24 Ore) di utilizzo di entrate straordinarie per le spese correnti, ovvero non si vive al di sopra dei propri mezzi. Siamo stati tra i primi Comuni d’Italia ad avere approvato il Bilancio di previsione per il 2011, annus terribilis dei tagli a mannaia del governo Berlusconi.

Terzo, avere attratto nuovi investimenti pubblici e privati. Siamo la prima città in Toscana per gli investimenti nell’edilizia sociale e ai primi posti per spesa sociale e socio-educativa rispetto al bilancio comunale. Abbiamo attinto ampiamente ai finanziamenti europei, mentre a livello nazionale l’Italia è al penultimo posto tra gli stati membri, per utilizzo delle risorse comunitarie.

Quarto, siamo la seconda città in Toscana e quinta a livello nazionale, fra i territori d’Italia in cui la cultura produce maggiore ricchezza. Vi ricordate Tremonti, quando diceva che “la cultura non si mangia” ?

Pisa è una città che negli anni drammatici successivi al 2008, è stata comunque una città in movimento, che ha combattuto la crisi invece di ignorarla.

E’ la CONTROTENDENZA di questi anni che ci permette di arrivare al 2013 in una condizione economica e sociale migliore di molte altre realtà toscane e nazionali.

Questa CONTROTENDENZA è il primo fondamento su cui si possono costruire le alleanze per Pisa 2013.

E ORA ? Scheißland. Shitty Country. Pays de Merde. Pais de Mierda. Lorteland. Vend M… Kloteland. Paska Maa. ţară de rahat. Pais de Merde

http://nonleggerlo.blogspot.com/ ” Merda in tutte le lingue del mondo”

LO SDEGNO DI FRONTE ALL’INSULTO DI BERLUSCONI RIVOLTO AL PAESE, CHE EGLI STESSO GUIDA, NON HA CONFINI :

Francia, Germania, Stati Uniti, Belgio, Argentina, Danimarca, Perù, Albania, Brasile, Spagna, Libano, Australia, Svizzera, Giappone, Croazia, Canada, Olanda, Gran Bretagna, Portogallo, Finlandia, Marocco, Lussemburgo, Moldavia, Messico, Estonia, Senegal, Tahiti, cile, India, Zimbabwe, Cina, Austria, Honduras, Ecuador, Israele, Macedonia, Turchia, Irlanda, Russia e Arabia Saudita.

E IN ITALIA ?

CI SIAMO DAVVERO ASSUEFATTI A TUTTO ?

SIAMO SPROFONDATI NEL BARATRO DELL’INDIFFERENZA ?

Il caso Berlusconi oltrepassa i limiti del normale confronto governo-opposizione.

Non è accettabile, che questa assoluta mancanza di rispetto, come purtroppo molti altri precedenti, resti patrimonio dell’indignazione internazionale e diventi dentro i confini italiani ancora una volta un’indignazione di parte.

Non c’entra niente l’ANTIBERLUSCONISMO, la questione non ha i connotati di una o l’altra parte, rientra in un comune codice di rispetto dei cittadini, delle istituzioni, del ruolo istituzionale, di se stessi e degli altri.

E allora perchè in Italia abbiamo perso il senso della misura ?

Che senso ha questo camminare dietro il pifferaio magico dell’illegalità, dell’immoralità, del menefreghismo verso la corte di un sultano che riscrive INDISTURBATO, ogni giorno, un nuova pagina di sempre più gravi attacchi alla ragione e alla decenza, come se niente fosse, senza memoria alcuna delle conseguenze passate, senza una reazione UNANIME che fermi il nuovo passo verso il vuoto istituzionale, dovuto al continuo e violento affronto ai principi fondamentali di uno stato di diritto e della convivenza civile

TOBIN TAX PER “DISARMARE I MERCATI”

Angela Merkel lo aveva detto durante l’attacco degli speculatori all’Europa nel 2010 :

“Questa è una bataglia tra politici e mercati.”

“Ma io sono fermamente determinata, come penso lo siano i miei colleghi, a vincere questa battaglia. I nostri avversari sono gli speculatori. Per questo dobbiamo a mostrarci uniti.”

Il doppio binario franco-tedesco per fronteggiare la crisi finanziaria già il 6 maggio 2010 con una lettera congiunta inviata al presidente dell’Unione europea, Herman Van Rompuy, (che oggi viene indicato come presidente del supergoverno dell’economia europea) ,pubblicata da Le Monde, aveva indicato un’inversione di rotta, “Gli stati non devono essere costretti ad aiutare le banche. Si dovrebbe consentire il fallimento di una banca senza creare un rischio sistemico per tutto il settore finanziario”. Basta con i vasi comunicnti che mettono la crisi finanziaria tutta a carico di cittadini e stati.

Ora, un nuovo passo, l’introduzione della Tobin Tax che il premio Nobel per l’economia nel 1981, l’economista James Tobin aveva proposto nel lontano 1972.

Una tassa  sulle transazioni finanziarie, usata come strumento per STABILIZZARE i mercati e finanziare gli stati.  DAL 1972 AL 1997, è sparita, fino a riapparire in un articolo su Le Monde Diplomatique, “Disarmare i mercati”. Da almeno 14 anni la Tobin Tax è portata avanti dai movimenti NO GLOBAL. Nel 2009 Angela Merkel la porta sul tavolo del G20 di Pittsburgh.

Il Fatto a marzo riprendeva le fila della prospettiva europea per la Tobin Tax in occasione del voto al Parlamento europeo, votata a giugno dalla Commissione europea.

NON E’ PIU’ IL TEMPO DEI TITANI : L’ECONOMIA DEVE CAMMINARE A PASSO D’UOMO

7 milioni di dollari, 400 milioni di dollari odierni, diretti a tutta velocità contro un iceberg, era considerato inaffondabile, andò a picco durante ilviaggio inaugurale.

Nell’aprile 2009, il Fondo Monetario Internazionale ha stimato in 4.100 miliardi di dollari Usa il totale delle perdite delle banche ed altre istituzioni finanziarie a livello mondiale a causa della crisi del 2008.

Corrisponde ad un reddito annuo di 20.500 dollari per 200.000.000 di lavoratori.

A bordo  il biglietto di sola andata per New York, in prima classe, costava 3.100 dollari : circa 70.000 dollari odierni, quello di terza classe 32 dollari : circa 700 dollari odierni. Su 2228 persone a bordo, solo 705 sono sopravvissute. Del totale dei passeggeri di terza classe, se ne salvò solo un terzo.

La crisi finanziaria del 2008 si è trasormata in una crisi prima economica ed oggi sociale, niente scialuppe per la terza classe.

“All are victims of what people in Britain call “the cuts” — the government’s defunding of civil-society institutions in order to balance the nation’s books. Before the riots, the government had planned to cut 16,200 police officers across the country. In London, austerity means that there will be about 19 percent less to spend next year on government programs, and the burden will fall particularly on the poor.”

New York Times “Cameron’s Broken Windows”

GLOBALIZZAZIONE

“America is in many ways different from Britain, but the two countries today are alike in their extremes of inequality, and in the desire of many politicians to solve economic and social ills by reducing the power of the state.

Britain’s current crisis should cause us to reflect on the fact that a smaller government can actually increase communal fear and diminish our quality of life. Is that a fate America wishes upon itself?”

Richard Sennett, professor of sociology at the London School of Economics and New York University.
Saskia Sassen, professor of sociology at Columbia.

“Sono sul mare da ragazzo, ho navigato a vela, sono naufragato già un’altra volta, conosco i pericoli del mare. Ma questa è diversa.

Per l’imprevisto dell’iceberg?

No, per la sicurezza che avevamo. Anche ora che è successo stentiamo a crederci. Non mi sentirò mai più sicuro. Di niente.”

Che sia un iceberg o le scatole tossiche dei titoli derivati, quando si naviga convinti di essere inaffondabili, senza regole, senza paura, sopra tutto e tutti, prima o poi la corsa si ferma.

La titanica corsa al dominio degli imprevisti finisce con il diventare disumana.

SETTEMBRE

Questo non sarà un agosto di ferie per noi italiani.

I giorni di agosto ci separano da un settembre che fa paura, fa paura per la mancanza di azioni messe a frutto contro la crisi.

Fa paura per la mancanza di un progetto di crescita e di sviluppo, sono ormai troppe le finanziarie che hanno tagliato la crescita, l’innovazione e lo sviluppo.

Se la crisi viene messa sulle tavole delle famiglie italiane mentre la cricca è sempre più avida e vorace difficile immaginare un paese capace di uscire da quell’1% annuo di crescita, ovvero siamo fermi. Quando manca la crescita anche le finanziarie lacrime e sangue non possono nulla per diminuire il rapporto debito/Pil.

neoliberismo

“Il mondo non è stato benevolo nei confronti del neoliberalismo, quella miriade di idee basate sul concetto integralista che i mercati si autocorreggono, allocano efficientemente le risorse e servono bene l’interesse pubblico. È stato questo integralismo di mercato il presupposto stesso del thatcherismo, della reagonomics, e del cosiddetto “Washington Consensus” a favore della privatizzazione, della liberalizzazione e della risoluta concentrazione sull’inflazione da parte delle banche centrali indipendenti … Il fondamentalismo del mercato neoliberale è sempre stato una dottrina politica al servizio di determinati interessi. Non è mai stato sostenuto da una teoria economica, né e dovrebbe essere chiaro, ormai è supportato da un’esperienza storica. Apprendere una volta per tutte questa lezione potrà rivelarsi il piccolo raggio di sole in una nube scura che incombe ormai sull’economia globale.” Joseph Stigliz “La fine del neoliberismo” 7, luglio, 2008

Non si può arrivare a settembre in queste condizioni, troppo pericoloso in mezzo alla tempesta perfetta di cui parlano gli economisti, un elenco lungo di sintomi senza una diagnosi.

La diagnosi del rigore sta andando avanti da oltre tre anni e non ha portato lontano, chi paga sono le popolazioni, la classe media, le classi sociali più a rischio povertà. Aumentano le diseguaglianze e sparisce l’intervento pubblico, bloccato dal rigore che cancella i consumi e blocca la ripresa.

finanza 2008

“Gli storici del futuro guarderanno allibiti alla frenesia taglia-spese che colse le classi dirigenti nella primavera del 2010. In un fremito di panico inconsulto ed euforia irrazionale, organizzazioni internazionali come la Banca centrale europea e l’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo abbandonarono improvvisamente tutto quello che avevamo imparato sull’economia (a caro prezzo) durante le precedenti recessioni e decisero che il rigore di bilancio era la strada da seguire per un mondo in preda alla recessione: anzi, molti sostenevano addirittura che i tagli alla spesa avrebbero avuto un effetto espansivo. “ Paul Krugman,”Quell’irrazionale frenesia di austerity che spazza via ciò che tutte le recessioni ci hanno insegnato”, Il Sole 24 Ore, 24, 09, 2010

Paul Krugman elenca tutti i passi falsi su cui in questi ultimi anni ha camminato l’economia :

L’altra diagnosi che da anni viene ripetuta nelle aule universitarie, dentro gli articoli dei premi Nobel, ma anche sulla bocca della gente, è troppo rivoluzionaria ?

Serve più stato e non meno stato, serve più spesa pubblica per far ripartire la società e la crescita, per correggere le diseguaglianze alla base dell’economia della crisi che su di esse specula e guadagna.

Joseph Stigliz :

Dobbiamo recuperare molte delle cose che sapevamo e che abbiamo dimenticato, per esempio, quando l’economia è debole la spesa pubblica stimola l’economia. “

“I modelli economici cui facevamo riferimento prima della crisi del 2008, non hanno né preannunciato la crisi, né ci hanno fornito gli strumenti per affrontarla, quando è arrivata. “

“Non siamo riusciti a riformare il sistema finanziario e la vulnerabilità è in un certo senso anche maggiore, mentre la nostra capacità di rispondere alla crisi è minore, per l’aumento del debito che è una conseguenza della crisi”

DIAGNOSI :

“Quello di cui oggi abbiamo bisogno è STIMULATION, la politica di controllo di bilancio non ha funzionato, finanziare la spesa pubblica è invece quello che serve, anche in momenti di austerity.”

Dopo un crollo dei mercati come quello del 2008, senza l’intervento pubblico che ha salvato banche e assicurazioni, cosa sarebbe successo ? Dopo il salvataggio economico è finito tutto lì. Gli attori della crisi sono rimasti “i padroni dell’universo” e gli stati sono tornati invisibili rispetto al governo dell’economia.

C’è una resistenza ultraliberista che in questi giorni è così ben espressa con tutti i suoi limiti di classe e di inadeguatezza dal movimento del Tea Party americano, vogliono il default della società.

C’è una contrapposizione tra economia e società nata negli anni reganiani che dopo il crollo del muro di Berlino ha occupato tutto lo scenario politico, economico e sociale. Uscendo da questa dicotomia si esce dalla crisi.

“Le certezze della prima modernità – quali piena occupazione, Stato nazionale e sociale, sfruttamento – si stanno esaurendo. Ciò che si sta delineando è una società mondiale fondata sul rischio. Stiamo entrando in una seconda modernità, contraddistinta dall’informatizzazione, dalla globalizzazione, dalle crisi ecologiche, ma soprattutto da un radicale mutamento del mondo del lavoro. Nell’arco di un decennio il mondo del lavoro subirà – di fatto sta già subendo – trasformazioni tanto radicali che intaccheranno le basi dello stato sociale e della democrazia. E’ necessario individuare un nuovo modello sociale a cui affidare il compito di sostituire quello che ha dominato la seconda parte del Novecento.” Ulrich Beck,“Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro. Tramonto delle sicurezze e nuovo impegno civile “

Una contrapposizione tra Stato, burocrazia, ospedali, scuole, servizi sociali, pensioni, ma anche tribunali e università, centri di ricerca e cultura, innovazione e sviluppo e “libero mercato” , non quello di cui parla il pensiero liberale, un’altro mercato, il mercato fuori da ogni regola, che aggira le autorità preposte al suo controllo, proprio come è accaduto prima del crollo dei mercati del 2008.

E allora il nemico della crescita e dello sviluppo non è certo lo stato che ha aperto il portafoglio per salvare quell’economia. Ora serve mancato il passo successivo :  aprire il portafoglio non al vecchio, ma al nuovo, aprire a nuove linee di sviluppo di un’altra economia.

Siamo ancora sul sentiero dell’economia della crisi e da lì dobbiamo uscire.

Nelle sue considerazioni finali, Mario Draghi :

“O perché hanno ricevuto aiuti pubblici, necessari nel momento più acuto della crisi a evitare fallimenti dalle conseguenze devastanti, o perché gli Stati hanno loro offerto garanzie più o meno esplicite, diffusa è la convinzione che le banche più grandi non possano fallire.

Ne derivano serie distorsioni alla concorrenza ma soprattutto il fatto inaccettabile che i guadagni spettano ai privati, le perdite alla collettività.

DEBITI DEGLI STATI INDUSTRIALI AVANZATI ED ECONOMIA GLOBALE VISTO DA NOURIEL ROUBINI

Per concludere :

1) FISCAL POLICY : uso della spesa pubblica per influenzare l’economia.

2) Il settore finanziario deve essere sottoposto ad un nuovo sistema di controllo : la finanza della crisi è slegata dall’economia reale.

3) Sciogliere il nodo dell’ECONOMIA GLOBALE.

Per chi ha ancora il coraggio di leggere, ascoltare, riflettere sulle nuove idee per una nuova economia, la strada è tutta in salita, tra il recupero di ciò che sapevamo di cui parla il prof. Stigliz e il disegno di nuove regole per un’economia globale. In mezzo alle voci più innovative restano ancora i giochi dei Gattopardi della Crisi, che continuano indisturbati a giocare sul tavolo della roulette globale, con i nostri soldi.


LA FINANZIARIA DELLA LEGALITA’

La legalità è da oltre tredici anni il punto cardine della politica dell’Italia dei Valori, è nel nostro DNA dall’inizio. Oggi, ancora più di ieri, garantire il rispetto della legalità resta il punto di partenza per un’Italia capace di tornare a crescere e a credere nel futuro.

Il confronto con gli altri Paesi industrializzati, ci fornisce uno spaccato inequivocabile, di una crisi economica italiana, che è una crisi al quadrato, perché alla crisi finanziaria globale si somma una crisi tutta tricolore. La nostra economia presenta un unicum nel panorama dei paesi industrializzati, il 22% del Pil resta nascosto nel sommerso, ogni anno si evadono 120 miliardi di euro e la corruzione costa ai cittadini 60 miliardi l’anno.

crisi economica tricolore

La ripresa e la crescita in Italia nascono dal ripristino della legalità. Solo una manovra finanziaria in grado di riportare a galla quel sistema illegale sommerso che sta divorando la parte sana del paese può fermare la china rovinosa in cui versa la nostra economia. Con una crescita che non arriva all’1,3% annuo, nascondere il 22% del Pil, il 16% secondo le stime più prudenti, nella palude del sommerso è un attacco al futuro dell’economia italiana. Per peso del sommerso rispetto al Pil, siamo primi in Europa, i primi dei peggiori. C’è un paese nascosto che sta divorando la crescita e lo sviluppo del paese reale. Questo doppio livello, l’Italia dei cittadini e l’Italia dei “furbetti” è il principale freno alla ripresa. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

I dati pubblicati dall’Ocse e dalla Banca d’Italia fotografano un Italia sempre più diseguale. Gli italiani più ricchi hanno un reddito superiore di dodici volte quello dei più poveri. Se guardiamo il tasso di diseguaglianza nella distribuzione del reddito, siamo penultimi in Europa . Negli ultimi dieci anni, le diseguaglianze si sono accresciute di oltre cinque punti. La mobilità sociale generazionale e di genere è la peggiore in Europa. Il 45% dei leader italiani, nella politica, nelle istituzioni e nel mondo produttivo, ha più di 70 anni. Il nostro tasso di disoccupazione giovanile è di oltre otto punti percentuali sopra la media europea. Il rischio di povertà in Italia cresce al diminuire dell’età, si tratta di un fenomeno nuovo, 30 anni fa la situazione era esattamente capovolta. Le donne sono messe anche peggio, siamo al 26° posto sui 27 paesi dell’Unione Europea, dietro di noi solo Malta, per la presenza di donne in politica ed economia.

Il referendum ha segnato un momento di risveglio della cittadinanza attiva e di richiesta di legalità e di attenzione al bene comune. Per fermare l’impoverimento delle famiglie, delle donne e dei giovani, per fermare l’attacco continuo alla speranza in un futuro migliore serve che il paese scelga la legalità a cominciare da una finanziaria che apra le tasche nascoste dell’economia sommersa e smetta di svuotare le tasche dei cittadini.

Su questo blog  stiamo discutendo da molto tempo i temi della legalità.

Vi invito a consultare i vari indici sulla terza colonna e buona lettura a tutti !

REFERENDUM : I PARTITI ASCOLTINO OLTRE A FESTEGGIARE LA VITTORIA DEI CITTADINI

Pisa con oltre il 64% di votanti ha fatto da traino al dato regionale e nazionale. Un ringraziamento a tutti, per aver firmato per la presentazione dei referendum la scorsa estate, ai mercati, alle uscite dei supermercati, nelle piazze, sul lungomare, anche per la festa di San Ranieri eravamo presenti con i nostri banchetti per la raccolta delle firme. Grazie per aver rafforzato giorno dopo giorno la convinzione che un’altra Italia era rimasta senza voce e voleva tornare a contare.

Grazie per aver firmato e aver portato a firmare in una fittissima rete di comunicazione porta a porta, grazie per gli abbracci che spesso scattavano sotto il sole di luglio nei parcheggi assolati dei supermercati, perchè tranne un’unica eccezione, la Coop di Cisanello, non ci era consentito raccogliere le firme alle entrate ma solo sul suolo pubblico antistante.

Grazie per aver avuto pazienza nel compilare tutte e tre le richieste per i referendum, spesso in fila sempre sotto il sole delle calde giornate di giugno e luglio. Sentirsi insieme, nel ritrovare la voce per cambiare le cose che non vanno, è il vero senso della politica e della cittadinanza attiva.

REFERENDUM

Ogni volta che uscivo di casa con il tavolino e le sedie di plastica, i manifesti e i volantini, dovevo superare la barriera del marito e dei figli che per più di due mesi mi hanno visto sparire la mattina presto, i pomeriggi e le sere, sempre di corsa, sempre carica di energia ma troppo stanca per fare qualunque altra cosa, niente giochi, niente feste, perchè ogni occasione era decisiva per arrivare alle firme necessarie per presentare i referendum in Cassazione.

4 SI per far camminare le idee

Troppe volte mi sono chiesta se non stessi esagerando, troppo idealista, troppo sognatrice, troppo coinvolta nel ritrovare il senso di comunità nei volti e nel riconoscimento di tutti coloro che si riconoscevano reciprocamente in questa rinascita civile, che più andava avanti e più diventava trainante.

All’inizio eravamo solo noi dell’Italia dei Valori a crederci, insieme ai comitati e alle associazioni, determinati a portare fino in fondo le nostre battaglie. Poi, le firme raccolte sono state oltre due milioni, fino ai 27 milioni di cittadini che sono andati a votare. Come unico partito politico che ha presentato i referendum, sappiamo che la vittoria dei SI e del quorum, è solo l’inizio e se si comincia a parlare di Berlusconi invece che di acqua, energie rinnovabili, politica con le mani pulite e al servizio del bene comune, ci preoccupiamo, perchè i cittadini hanno scelto molto chiaramente, non solo ciò che non vogliono, ma anche ciò che vogliono.

In quel luglio di un anno fa, il ritorno al nucleare, la privatizzazione dell’acqua e le leggi ad personam sembravano intoccabili, ma firma dopo firma, era sempre più forte la convinzione che quando le motivazioni sono solide, anche nel momento più buio, se c’è la determinazione e la convinzione delle proprie idee, i mezzi per ridare la voce ai cittadini, si trovano, ci vuole però coraggio e fiducia in se stessi e negli altri.

Poi, mesi dopo il caldo estivo è arrivato un autunno terribile, in cui la crisi economica non poteva più essere nascosta con i proclami dell’imminente arrivo della ripresa, così spesso trasmessi a reti unificate. Un’altra economia, capace di prendere le distenze da quell’economia della crisi che cresce e si arricchisce solo sulle diseguaglianze e le speculazioni, che in un attimo nel 2008 aveva portato il mondo sull’orlo del baratro finanziario, cominciava a profilarsi prima nelle aule universitarie dei premi Nobel per l’economia, poi anche ai vertici delle istituzioni economiche. Socializzare le perdite e privatizzare i profitti come era accaduto nella crisi del 2008, non sarebbe diventato l’ennesimo giogo che l’economia imponeva alla politica.

Poi sono arrivate le piazze di Se non ora quando, in Corso Italia eravamo migliaia, c’erano i professori dell’università, le maestre della scuola dei miei figli, le amiche di una vita, c’era tutta la città , che si riconosceva e si ritrovava e si abbracciava ritrovando la consapevolezza che tutto era ancora da costruire, niente era perduto.

pisa 13 febbraio

Grazie per non essere andati al mare, per la seconda volta, e aver detto Si al diritto di decidere. La seconda Repubblica è nata quando gli italiani hanno rispedito al mittente l’invito ad andare al mare nel ’91, venti anni fa era stato Bettino Craxi, oggi Silvio Berlusconi, la risposta è stata la stessa, niente mare ma cittadinanza attiva , partecipazione e la volontà di decidere direttamente. Per due volte in venti anni i cittadini con i referendum, hanno chiesto una nuova generazione di governanti capace di mettere il bene comune al primo posto e aprire la politica ad una nuova fase in grado di dare slancio al Paese.

Berlusconi invitando ad andare al mare, ha reso esplicito il suo storico legame con una politica di cui nessuno ha più bisogno, tranne chi sulla politica pensa di costruire fortune personali, invece che pubbliche. La sfida oggi, è quella di saper rispondere davvero questa volta, venti anni dopo il primo richiamo, alla volontà di cambiamento che chiedono gli elettori. Si fa un gran parlare in questi giorni di radicali e moderati, sono talmente incancreniti i problemi del Paese, che solo un impegno radicalmente determinato a risolverli, è in grado di convincere che si può cambiare davvero la rotta del prevalere degli interessi di pochi sul bene comune.

I referendum hanno un unico vincitore, i cittadini. E’ nella direzione che i referendum hanno tracciato, con oltre il 94% dei SI, che ci si deve muovere, i  referendum con la più alta percentuale di SI della storia della Repubblica. La risposta deve arrivare da una politica nuova al servizio dei cittadini che rimetta in carreggiata il Paese.

I sacrifici delle giornate passate ai banchetti per la raccolta delle firme, la mobilitazione per portare sulle strade e nelle piazze le informazioni sui referendum, quando i mezzi di comunicazione tacevano, sono parte della nostra identità politica, che è nata e cresce dentro la società civile.

Dopo l’impegno e la fatica, abbiamo diritto ad esprimere ad alta voce, un meritato orgoglio per avere lavorato fin dall’inizio, quando nessun partito politico ci credeva, per restituire la voce ai cittadini su scelte strategiche fondamentali come quelle dei referendum che abbiamo presentato.

Continueremo su questa strada tutta in direzione di una politica che serva il Paese e smetta di servirsene.

4 SI PER UN PAESE DI NUOVO CAPACE DI CREARE FUTURO

L’Italia ha scelto “un fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale”

La rivoluzione democratica degli italiani in difesa della legalità, dei principi fondamentali di uno stato di diritto, dell’uguaglianza, del bene comune sta aiutando l’Italia a risalire il fondo del baratro civile, sociale ed economico in cui la visione del mondo di questo centrodestra ci ha sprofondati. “Ghe pensi mi”, “Fora di ball”, nessuna considerazione per la sostenibilità economica, sociale e ambientale, un’ubriacatura di un presente senza futuro, che distrugge invece di costruire.

 REFERENDUM

Le donne e i giovani, i più colpiti dalla crisi economica e dalla mancanza di iniziativa di questo governo, sono i protagonisti della svolta. Le Donne toscane dell’Italia dei Valori sono impegnate nella campagna referendaria e nelle amministrazioni locali per dare concretezza a questo cambiamento.

 

Alle amministrative 2011 i cittadini hanno deciso in modo chiaro che vogliono che in Italia si possa respirare quel “fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale” che il magistrato Paolo Borsellino invocava poco prima di essere ucciso, il 20 giugno 1992 ricordando il suo collega e amico Giovanni Falcone. Questa è l’Italia che vuole tornare a creare futuro. Basta con gli attacchi alla legalità e alla magistratura. Basta con il continuo ignorare la divisione dei poteri dello stato, alla base di ogni sistema democratico. Basta con i tagli che tagliano i diritti e lo sviluppo, senza risanare i conti pubblici. Anche il neo presidente della Bce, Mario Draghi lo ha sottolineato in questi giorni, dicendo basta “ai tagli uniformi” di Tremonti, letali per l’economia e la società italiana. Basta con il prevalere degli interessi privati sull’interesse pubblico. Basta con un’economia e una politica senza giovani e donne. Basta con l’Italia che non crede più nel futuro.

4 SI PER FAR CAMMINARE LE IDEE

Uno striscione “4 SI per far camminare le idee”, sta attraversando tutta l’Italia, da una regione all’altra con i Coordinamenti Donne dell’Italia dei Valori. Lo abbiamo aperto sotto il simbolo dell’Italia nel mondo, la Torre di Pisa e davanti alla Scuola Normale. Il futuro dipende da noi, il 12 e il 13 giugno, 4 SI sono l’inizio di un nuovo programma per l’Italia.

L’Italia dei Valori, ha portato due milioni e duecento mila firme in Cassazione, per il referendum sull’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento, lo scorso luglio. Abbiamo dimostrato che la politica è ancora capace di progetto e di idee, che quando ci crede è in grado di trovare gli strumenti per fermare l’attacco alla Costituzione e al bene comune.

Il referendum restituisce la voce ai cittadini sull’uguaglianza di fronte alla legge e sulla difesa della nostra Costituzione, sulle scelte energetiche e sull’acqua come bene comune. Il referendum sarà determinante nel riportare la politica alle proprie responsabilità nei confronti dei cittadini e del futuro, perché sui temi dell’uguaglianza, dell’accesso ad un bene primario indispensabile per la sopravvivenza come l’acqua e sulle fonti energetiche, si decide il futuro di un paese e delle future generazioni.

REFERENDUM

La Suprema Corte ha stabilito che sul nucleare saranno i cittadini a decidere : la legge è legge e nessuno la può aggirare, neppure il Parlamento, con una legge ad referendum. La sentenza della Cassazione restituisce ai cittadini la parola anche sul nucleare, a niente sono serviti i trucchi di questa maggioranza. Ora, dobbiamo dirlo forte e chiaro quale è la direzione della crescita, fermando le furberie di chi sta speculando invece di creare sviluppo. La Germania con un’economia che corre 5 volte più veloce della nostra ha scelto, SI alle energie alternative e basta con il nucleare. Sono questi i 4 SI che rimetteranno in moto l’Italia. 4 SI per ricominciare a creare futuro.

REFERENDUM

La morsa stretta sul futuro è quella degli interessi di pochi che cancellano il bene comune. Vorrebbero mettere le mani su un diritto inalienabile come l’accesso all’acqua. Fermiamoli con 4 SI. Oggi la sentenza della Cassazione restituisce ai cittadini la parola anche sul nucleare, a niente sono serviti i trucchi di questa maggioranza. Dobbiamo dirlo forte e chiaro quale è la direzione della crescita, fermando le furberie di chi sta speculando invece di creare sviluppo. La Germania con un’economia che corre 5 volte più veloce della nostra ha scelto, SI alle energie alternative e basta con il nucleare. Sono questi i 4 SI che rimetteranno in moto l’Italia. 4 SI per ricominciare a creare futuro.

IL VERO VOLTO DEI “MODERATI” : SI DICONO “MODERATI” MA SI LEGGE “CORPORATIVI”

Nel giro di pochi giorni, la vera natura di chi si definisce “moderato” si è platealmente dimostrata non solo corporativa, poco europea, limitata e priva di un orizzonte politico ed economico di spessore, ma anche capace di infangarsi appropriandosi di quel “metodo Boffo”, che ricorda più i metodi persecutori delle dittature che i “moderati”.

Prima la Confindustria  a BERGAMO.

Poi le scuse forzate.

Dopo l’applauso dell’assise di Confindustria, un’altra prova DI GRANDE EQUILIBRIO. Un discorsetto su come crescere in una delle più ricche famiglie italiane rende “MODERATI”.

SE QUESTI SONO I MODERATI…MEGLIO ESSERE DETERMINATI, OPPURE , VISTI CON GLI OCCHI DEI “MODERATI”,  ECCESSIVI E RADICALI NELLA DIFESA DELLA DEMOCRAZIA E DEL FUTURO, DEI PRINCIPI COSTITUZIONALI ALLA BASE DELLA NOSTRA REPUBBLICA.

Uno dei sinonimi di “MODERATO” è “LIMITATO”. Io li vedo così i “MODERATI” ITALIANI, “LIMITATI” dalla difesa dei propri interessi, che essendo corporativi, non vanno nella stessa direzione degli interessi del Paese e della crescita economica, senza la quale, forse si salvano a breve termine pochi “MODERATI”, ma sicuramente non si salva il futuroi economico e sociale del Paese.

Gli aghi della bilancia in Italia li abbiamo già sperimentati. Dal 1983 al 1987, nei 4 anni del governo Craxi, il debito pubblico italiano è passato da 456 a 890 miliardi di lire, è raddoppiato e da allora sta strangolando il Paese. Prendere posizione e non stare nel mezzo, moderatamente, è la via d’uscita dal fango istituzionale e democratico del tramonto berlusconiano.

QUESTIONARIO STUDENTE, DOVE FINISCE LA SCUOLA E INIZIA IL GOVERNO DELLA NEGAZIONE DEI DIRITTI DEI CITTADINI E DEI LORO FIGLI

Le prove  Invalsi serviranno per elaborare un report sui limiti sociali, familiari e fisici degli studenti italiani considerati “fattori di contesto che possono condizionare i livelli di apprendimento”.

Una considerazione che evoca più la scuola dell’epoca fascista che la scuola europea .

Nelle circolari Gelmini per le prove Invalsi, si afferma che gli “Alunni con disabilità intellettiva non possono né debbono partecipare” , una scuola che divide e separa è la scuola che dobbiamo aspettarci per il futuro ? Sarebbe la fine di quella scuola che ha rappresentato l’ascensore sociale di molte generazioni di italiani, che ha modernizzato la società e fatto sentire parte attiva anche chi è portatore di disabilità.

Un vero imbarbarimento sociale e culturale, che arriva da un sempre più preoccupante imbarbarimento del livello democratico di questo governo.

Non fatevi ingannare dai test, che ci dicono essere europei, la scuola delle prove Invalsi non ha niente a che fare con l’Europa.

Gli insegnanti italiani percepiscono una delle retribuzioni più basse in Europa. L’Italia è agli ultimi posti tra i paesi Ocse per investimenti nella scuola. Secondo i dati Eurostat, l’Italia è sotto la media europea della percentuale di spesa per l’istruzione rispetto al Pil. La battaglia per ridare valore al merito si perde con l’Invalsi e si vince solo mettendo al centro la scuola e i suoi bisogni, come stanno facendo gli altri paesi Ocse, questo si che è internazionale.

Nel somministrare i test Invalsi, il ministro Gelmini ha ignorato anche le critiche costruttive, ha ignorato la preoccupazione della maggioranza degli insegnanti per il continuo abbassamento del livello culturale della scuola, ha ignorato le richieste e le indicazioni che vengono dal mondo della scuola per fermare questa deriva. Ma allora, quale “mission” sta elaborando il Miur per la scuola italiana del XXI secolo ? E soprattutto, a quale ratio risponde la somministrazione del “Questionario Studente” ? Perché è mancata la comunicazione corretta alle famiglie sulla terza prova Invalsi ?

NESSUNO, GENITORI, STUDENTI, ANCHE ALCUNI INSEGNANTI SAPEVA CHE CI SAREBBE STATA UNA TERZA PROVA INVALSI

IL QUESTIONARIO DELLO STUDENTE

Lo trovate on line

In questo test, somministrato all’insaputa dei genitori, degli insegnanti e degli stessi studenti, che da settimane studiano per le prove Invalsi e sanno che le prove sono DUE.

LA TERZA PROVA INVALSI, tempo a disposizione 30 minuti, che cosa deve testare ?

“Alcune domande sono relative ai fatti, altre ti chiedono di esprimere un’opinione.

Le tue risposte ci aiuteranno a conoscere meglio te e la tua scuola.”

TRA LE DOMANDE :

ABITUALMENTE CON CHI VIVI:

A Con tutti e due i miei genitori

B Con uno solo dei miei genitori

C Un pò da mia madre, un pò da mio padre

D Non vivo con i miei genitori

Si continua così, con domande sulla sfera privata dei bambini, domande emotivamente non neutre.

A casa che lingua parli per la maggior parte del tempo, quante automobili hai, quanti bagni ci sono in casa tua, c’è un antifurto, hai una cameretta solo per te, un computer, un collegamento internet, quanti libri.

C’è una parte finale che sfiora l’accanimento psicologico. Probabilmente si vuole indagare sulla sicurezza di sé, con i piedi di piombo.

Di fronte ad un bun risultato scolastico:

A Mi hanno aiutato

B Sono stato fortunato

C Era facile

D Sono bravo

E Mi sono impegnato

SI PONE UN PROBLEMA. IO SONO UNO DI QUEI RARI GENITORI CHE HA AFFIDATO I SUOI FIGLI ALLA SCUOLA NELLA MASSIMA FIDUCIA. PER ME LA SCUOLA HA SEMPRE RAGIONE, NE RICONOSCO L’AUTOREVOLEZZA E I MIEI FIGLI SANNO CHE L’AUTORITA’ DEI LORO INSEGNANTI NON TROVA NELLA MIA EMOTIVITA’ DI MADRE ALCUNA CREPA.

ORA, COSA FACCIO. INTERVENGO E CHIEDO ALLE INSEGNANTI CHE A MIO IGLIO NON VENGA SOMMINISTRATO IL TEST, CHE QUALCUNO DENTRO IL SISTEMA SCOLASTICO AVREBBE DOVUTO FERMARE PRIMA CHE ARRIVASSE SUL BANCO DEI MIEI FIGLI.

O PER NON FAR SENTIRE MIO FIGLIO UNA MOSCA BIANCASTO ZITTA E SUBISCO. COME GUIDARLO NEL GIUDIZIO DI QUSTA PROVA SENZA INTACCARE L’AUTOREVOLEZZA DELLA SCUOLA CHE LO HA SOMMINISTRATO.

OLTRETUTTO VI E’ STAT A LA PIU’ COMPLETA MANCANZA DI  INFORMAZIONE  SU QUESTA TERZA PROVA.

NESSUNO HA AVVERTITO I GENITORI.

INVALSI : CHE C’AZZECCA LA FONDAZIONE AGNELLI?

Prove INVALSI nelle scuole.

Ma cosa c’entra la Fondazione Agnelli?

Ne è l’ispiratrice.

Ma perché la Fondazione Agnelli ?

La firma della Fondazione è in calce alle prove, nella terza prova per le V elementari e le I medie : un vizzietto degli Agnelli, la schedatura sociale degli italiani. 30 minuti per sottoporre bambini di 10 anni ad un terzo grado economico e sociale.

Dopo la prova di italiano, dopo la prova di matematica, la prova di ricchezza. A 10 anni nell’Italia di Berlusconi si impara che anche la scuola non è uguale per tutti.

Per chi non lo ricorda, nell’agosto del 1971 un giovanissimo pretore, Raffaele Guariniello ordinerà di perquisire l’ ufficio dell’ uomo più potente d’ Italia e tra i primi al mondo: Gianni Agnelli.

Si indagava allora su un’ enorme rete di spionaggio e di strutture pubbliche deviate, al fine di “schedare” e controllare il dissenso politico-sindacale all’ interno e all’ esterno della Fiat.

Nell’ufficio “servizi generali” erano custodite 354.000 schede informative, di queste 151.000 si riferivano al periodo dal 1967 al 1971.

Responsabile delle schedature fu il presidente della Fiat, Vittorio Valletta, legato alla massoneria dal 1906.

Valletta aveva strutturato un sistema di spionaggio e di archiviazione delle schedature  ricavando le informazioni dai servizi segreti,  dai messi comunali,  dai vigili urbani e dalle parrocchie.

Sembra proprio che questo input alla schedatura sociale ed economica, sia arrivato fino all’Invalsi.

La terza prova sottopone bambini di 10 e 11 anni ad una prova di schedatura sociale ed economica, di umiliazione, di aggressione a minori su dati sensibili.

TEST INVALSI

Non si spiega altrimenti l’acquisizione di dati che la scuola ha già a disposizione, sull’educazione scolastica e sui lavori dei genitori, che tutti noi genitori, maggiorenni e consapevoli di come si trattano i dati sensibili, abbiamo compilato al momento dell’iscrizione.

Basterebbe inserire i dati al fianco delle prove per una eleborazione statistica generale. Se invece, la volontà è quella di affiancare la prova di merito scolastico alla prova di idoneità sociale di ciascun candidato, allora e solo allora si spiega la terza prova Invalsi.

La firma della Fondazione Agnelli sulla terza prova Invalsi chiama alla memoria un frammento di un’altra notte della Repubblica.

Dagli operai agli alunni minorenni, la visione massonica della società porta oggi una prova come l’Invalsi in scuole pubbliche, precedentemente private di tutto, fondi, personale, dignità.

Vale la pena ricordare ancora una volta le parole di Pietro Calamandrei.

La scuola è centro pulsante della democrazia di un Paese, dove nasce la mobilità sociale, dove si diventa cittadini informati e consapevoli. L’Invalsi non serve alla scuola, non serve a conoscere statisticamente il sistema scolastico.

L’Invalsi serve ad intimorire, studenti ed insegnanti.

Non ha nessun legame didattico con il sistema di insegnamento.

Infatti gli alunni passano settimane, non a ripassare i programmi, ma ad imparare come gestire un modo diverso di valutazione, mai sperimentato prima. Giorni di scuola preziosi per consolidare le basi dell’italiano e della matematica sprecati per esercitarsi sul multiple choice.

Già, ma il multiple choice è europeo!

Fumo negli occhi. Cominciamo dal multiple choice per far finta di essere più europei e continuiamo a pagare le multe per quelle che sono le direttive europee su rifiuti, Bolkestein, quote latte…

Siamo europei non con l’Invalsi in stile Fiat, ma e solo se, invece che agli ultimi posti delle classifiche europee su burocrazia, corruzione, costi della politica, libertà di stampa, percentuale delle donne che lavorano, risorse investite nella scuola e nelle politiche familiari si passa almeno a metà classifica.

10 punti chiave per andare in piazza il 6 maggio e riaprire al futuro

 

  • 1. Fermare una politica economica e sociale che scarica sulle fasce più deboli, sui giovani e sulle donne, sui lavoratori e sui precari, tutti i costi della crisi.
  • 2. Fermare l’economia della crisi, che ha smesso di creare futuro. Nei prossimi anni, anche in presenza di buoni livelli di crescita economica ci aspettano tassi di disoccupazione che fino a non molto tempo fa sarebbero stati giudicati catastrofici, e in realtà lo sono.
  • 3. Ripartire dalla centralità del lavoro, per essere di nuovo in grado di guardare al futuro.
  • 4. Fermare un’economia che invece di guardare avanti, verso la sostenibilità sociale ed ambientale, resta ancorata ai fondali dell’economia della crisi.
  • 5. Superare quella distanza tra economia e società, che è la principale caratteristica dell’economia della crisi. Un’economia che cresce e prospera solo con il crescere degli squilibri e delle diseguaglianze.
  • 6. Che siano queste  le priorità da affrontare e saremo in piazza per affermarlo: in Italia il 10% delle famiglie detiene il 47% della ricchezza. La mobilità sociale è bloccata. Si taglia su scuola, formazione, università, ricerca e stato sociale, compromettendo la crescita e lo sviluppo. 1 donna su 2 ed 1 giovane su 3 non lavora. I giovani e le donne italiane hanno il minor peso economico dei paesi occidentali.
  • 7. Il 6 maggio le piazze d’Italia non saranno solo un momento di protesta, ma saranno la culla di un’altra economia.
  • 8. Stiamo vivendo uno di quei momenti storici in cui ci sono tutte le condizioni per scegliere una strada nuova, ma anche il rischio molto concreto, di continuare ad insistere sugli errori che ci hanno portato alla crisi finanziaria globale del 2008.
  • 9. Fino ad oggi il conto della crisi è rimasto sul tavolo della società civile, nella completa assenza di un piano economico capace di legare i sacrifici ad un nuovo progetto di crescita e di sviluppo. E’ sulle diseguaglianze che si deve intervenire, perché sono la tomba della crescita.
  • 10. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e la nostra Costituzione è il nostro passato e il nostro futuro.

RIMBORSI ELETTORALI E COSTI DELLA POLITICA

Il referendum abrogativo dell’aprile 1993 ottiene  il 90,3% dei voti espressi a favore dell’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti.

E’ populista oggi impegnarsi a mettere un freno ai rimborsi elettorali, oppure è semplicemente rispettare la volontà popolare.

E’ un errore stigmatizzare come populista una politica che esige anche dai partiti e dalle istituzioni quello spirito di sacrificio che si chiede sempre più spesso ai cittadini. Tagliare i vitalizi non è una proposta populista . Tagliare i costi della politica non è un’iniziativa demagogica.

Innanzitutto i costi della politica in Italia sono i più alti d’Europa e tra i paesi Ocse.

Tagliare i costi della politica e soprattutto i costi dei privilegi della politica è un’esigenza di credibilità e di trasparenza.

Si dica pure che il referendum del 1993 porta il peso di Tangentopoli e rappresenta il momento di massima sfiducia degli italiani nella politica. In realtà, in Italia, il  finanziamento pubblico dei partiti nasce e viene abrogato sempre dentro la cornice del rapporto malato tra politica ed economia.

La legge che introdusse in Italia il finanziamento pubblico dei partiti nasce, come la sua abrogazione, in seguito a due episodi di corruzione del 1965 (scandalo Trabucchi) e del 1973 (scandalo petroli). Con la Legge Piccoli n.195/1974 il Parlamento intende rassicurare i cittadini italiani proponendo il finanziamento pubblico ai partiti  come muro di fronte alla corruzione della politica da parte dei grandi interessi economici. Saranno gli scandali Lockheed e Sindona a smentire i propositi del legislatore.

Il crollo del muro di Berlino, poi aprì la pagina dei finanziamenti occulti ai due massimi partiti italiani secondo le dinamiche degli equilibri imposti dalla guerra fredda.

Quando si è arrivati al referendum del 1993, lo spirito del legislatore di mettere lo strumento del finanziamento pubblico dei partiti al servizio di un più sano e trasparente rapporto tra politica ed economia e di slegare l’azione della politica da interessi occulti era stato smentito dai fatti degli anni 1974/1993.

Prima che dal referendum il sistema in vigore del finanziamento pubblico dei partiti era stato abrogato dai fatti. Non era lo strumento in grado di incidere efficacemente sui sistemi dei finanziamenti occulti alla politica.

Proporre oggi, di aggiungere all’attuale meccanismo dei rimborsi elettorali il finanziamento alle fondazioni politiche, come prevede la proposta di legge presentata dal deputato del Pd Ugo Sposetti (ex tesoriere dei Ds) e sottoscritta da parlamentari di maggioranza e opposizione, (nessun parlamentare dell’Idv, Di Stanislao ha cancellato la sua firma), porterebbe nelle casse dei partili altri 185 milioni di euro, oltre agli attuali 170, per un totale di 355 milioni l’anno : è un errore su due fronti,

  • la mancata riduzione dei costi della politica
  • un impoverimento delle fondazioni sul piano dei contenuti e dell’indipendenza, a fronte d un arricchimento economico che ha come unica conseguenza un irrigidimento dei legami partitici ed un indebolimento dei legami con la società civile.

Il diritto costituzionalmente riconosciuto e garantito all’art.49 a tutti i cittadini “di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, ha trovato nell’anomalia berlusconiana un limite, un muro invalicabile di conflitti di interessi che rende il peso economico e mediatico di questa parte sbilanciato rispetto al metodo democratico.

democrazia ad personam

Questo non vuol dire che dobbiamo aumentare i mezzi a disposizione della politica perché il gioco è partito per la tangente del conflitto d’interesse, ma deve essere affrontato e risolto una volta per tutte un conflitto d’interesse che è iniziato nel ’94 e negli anni è solo peggiorato. Se si vuole mettere mano alla disciplina dei rimborsi elettorali e più in generale, ai costi della politica, lo si deve fare per tagliare e non per aumentarli, non per demagogia o populismo, ma solo ed esclusivamente per restituire credibilità e autentico spirito di servizio alla politica.

Berlusconi è un’anomalia nel panorama politico mondiale, tra i paesi democratici, nostri partner ai tavoli della politica internazionale. I venti articoli della riforma Sposetti, invece di porre l’accento sull’anomalia e riportarla dentro le regole democratiche, fa il contrario e nel mettere l’accento sul bisogno di maggiori finanziamenti da parte della politica finisce per piegare le regole democratiche all’anomalia.

Il referendum restituisce la voce ai cittadini e ha segnato i grandi cambiamenti sociali e politici della nostra storia, ieri come oggi, impone alla politica di ascoltare la volontà popolare. Il 12 e il 13 giugno  dipende solo da noi fare il primo passo per fermare l’anomalia Berlusconi, ripristinare l’art. 3 della Costituzione e cancellare il legittimo impedimento.

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

PROCESSO BREVE + PROCESSO LUNGO = SALVACONDOTTO ALL’IMPUTATO BERLUSCONI E FINE DELLA GIUSTIZIA PER MILIONI DI ITALIANI

L’Italia sta vivendo una crisi economica senza precedenti, alla crisi finanziaria del 2008 si è aggiunta una crisi strutturale del sistema Italia, un sistema bloccato dal freno tirato su crescita e sviluppo.

Il Parlamento e il Governo di cosa si occupano ?

 Sono fermi sulla riforma “epocale” della giustizia.

Alla Camera si vota a favore del processo breve e al Senato a favore del processo lungo, nessun errore, è la conferma che le due Camere invece della riforma “epocale”, stiano in realtà scrivendo, la riforma “tombale” della giustizia in Italia.

La riforma “tombale” mette fine ai procedimenti lasciandoli senza la sentenza. Nessun sussulto di dignità istituzionale dentro la maggioranza di centrodestra per impedire che almeno l’omicidio colposo finisse sotto la mannaia della “riforma”.

Verrano cancellati i processi per la strage di Viareggio, 33 morti,

il terremoto dell’Aquila, 309 morti,

la strage della Thyssenkrupp, 7 morti,

i Cantieri Navali di Palermo, 40 morti,

la strage del Moby Prince, 140 morti.

L’elenco delle vittime dell’illegalità che resteranno senza colpevoli è molto più lungo. Chi se la sente di vivere in un Paese in cui i responsabili se ne andranno in giro liberi come se niente fosse mai accaduto, continui pure a parlare di riforma della giustizia, ma tutti gli altri comincino ad alzare la testa per difendere la nostra Costituzione prima che la giustizia diventi un “affare” per soli ricchi e potenti. Prescrizione anche per il crack Parmalat, 80.000 risparmiatori truffati, nel 2008 fu la Cirielli a fare un regalo a Bank of America a spese dei risparmiatori, oggi il processo breve .

 Un meccanismo perfetto, un puzzle di riforme chirurgiche per cancellare i processi a carico di Silvio Berlusconi, studiato con freddezza dagli azzeccagarbugli del premier per un Paese in cui spadroneggia l’impunità dei bravi e la paura dei Don Abbondio. “

Lasciatemi affermare la salda convinzione che l’unica cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura.” Franklin Delano Roosevelt. Dobbiamo ripartire e far ripartire il Paese dal coraggio di difendere i diritti e la Costituzione. Lo stato di salute del Paese è compromesso e chi resta a guardare diventa complice e non solo spettatore.

La prima occasione per dire basta, per fermare un governo che sta riversando davanti ai cittadini il conto degli errori che ci spingono sull’orlo di un burrone istituzionale, economico e civile, sono le prossime elezioni amministrative, poi i referendum, per fermare una caduta dalla quale non ci si rialza. La parola torna ai cittadini, spetta a noi dimostrare il coraggio per uscire dall’angolo in cui siamo bloccati.

Il modello capillare diffuso di accoglienza

Nel 1999 la Germania ha accolto 500.000 profughi in fuga dal Kosovo durante le guerre balcaniche, l’Italia 50.000.

In Italia con oltre il doppio dell’accoglienza che ha mandato in tilt il governo Berlusconi, tutto avvenne senza il minimo allarmismo.

Era il sistema ad essere opposto. Nell’accoglienza diffusa sul territorio, organizzata e pianificata per tempo, si garantiscono i diritti umani e l’impatto zero sul territorio che offre accoglienza, è accaduto e dovevano essere messe in atto le condizioni perchè si ripetesse.

Invece, No. Il limite ideologico del Pdl e della Lega, i limiti organizzativi e tecnici dell’improvvisazione da parte degli ex-alleati/amici di Gheddafi, gli errori in politica estera macroscopici, hanno alimentato l’emergenza. Le furberie dell’ultima ora ci hanno isolato in Europa.

toscana no ai cie

Oggi siamo la porta dell’Europa solo per gli aspetti negativi, senza essere stati in grado di trasformare la nostra posizione geografica in una leadership politica europea. Tutti i sacrifici che questa emergenza profughi sta riversando sugli italiani auspichiamo che renda chiaro a tutti che l’Europa siamo noi e solo impegnandoci a 360° nei rapporti con il Mediterraneo a livello europeo, sarà possibile trasformare un’emergenza da un sacrificio ad una risorsa che appartiene alla nostra storia di civiltà mediterranea.

Dobbiamo uscire dal filo spinato del cortile di Arcore in cui sta agonizzando lo spessore politico dell’Italia.

no cie

Dalla Toscana è stata lanciata la sfida di un’altra accoglienza, passare da un modello di accoglienza dei profughi che concentra in un’unica area centinaia, fino a migliaia, di persone ad un modello di accoglienza diffuso sul territorio. Superare la dimensione dei campi, delle tendopoli e dei Cie, questo è l’obiettivo. Il degrado umano e civile dei grandi assembramenti e l’impatto che hanno sul territorio impone un ripensamento.

12 TRATTORI E CENTINAIA DI CITTADINI PER FERMARE IL GOVERNO CHE NON VEDE NON SENTE NON PARLA

Per un governo abituato a scavalcare il Parlamento con la riduzione dell’attività legislativa ai decreti, con il ricorso continuo alla fiducia sulle leggi ad personam salvapremier, con il mercato di deputati e senatori : mandare le ruspe senza avvertire o coinvolgere gli enti locali è solo un altro passo verso la giungla istituzionale. Homo Homini lupus e chi non ce la fa dietro il filo spinato.

Sono stati acquistati 15.000 metri cubi di ghiaia drenante, 400 camion di volume, da scaricare sul terreno del Parco Naturale di San Rossore, nella “selva pisana” riconosciuta e protetta dall’UNESCO, per montare una tendopoli di 10.000 mq sopra un acquitrino.

A poche centinaia di metri si trova la storica stazione di Marconi che recentemente è stata inserita tra i luoghi del cuore del FAI e deve essere a breve ristrutturata, tutta l’area ha vocazione turistica, agricola e naturalistica. Ma il territorio per il governo non conta.

Non contano i cittadini, i progetti, gli impegni, come il Patto per la sicurezza firmato a giugno 2010 dal ministro Maroni e rimasto lettera morta. Non contano gli esseri umani che si progetta di rinchiudere dietro la doppia recinzione e il filo spinato .

Davanti all’ex base Usa di Coltano destinata a raccogliere i profughi c’è una pietra lasciata dall’esercito americano con un’epigrafe in italiano e in inglese.

“Questo luogo il 21 novembre 1911 congiunse l’Europa, l’America del Nord e l’Africa per mezzo di comunicazione senza filo facendo così di Coltano il punto focale per lo sviluppo delle comunicazioni mondiali”

Nel campo di prigionia di Coltano furono scritti i “Canti Pisani” di Ezra Pound. Oggi, grazie al governo Berlusconi si oscura la memoria di Marconi e si risveglia l’immaginario doloroso e disumano del campo di concentramento americano per i prigionieri di guerra del 1945.

“Ciò che sai amare rimane”

questo vale anche per i luoghi in cui viviamo.

31 marzo ore 13,19 : 24 ore per far valere il modello di accoglienza toscano

Scrivo dal picchetto davanti all’ex base militare americana di Coltano, dove il governo Berlusconi ha deciso di imperio di allestire una tendopoli per i clandestini. Sono quì dalle 6,00 di questa mattina, davanti al filo spinato di quello che non può essere descritto, se non come un lager.

Questo governo sta facendo prevalere la demagogia della paura, dello scontro e del caos per una totale mancanza di cultura del territorio e della cooperazione, si nascondono i problemi dietro il filo spinato dei campi, invece di affrontarli con soluzioni che coinvolgano attivamente il tessuto sociale e civile delle nostre città e delle nostre regioni.

Quando impareremo la lezione, da anni davanti ai nostri occhi, che il modello della concentrazione dentro i campi di centinaia di profughi e clandestini non funziona ?

Non funziona per i clandestini, non funziona per i profughi e non funziona per le realtà territoriali dove questi centri vengono allestiti.

Come si risponde all’emergenza clandestini che il nostro Paese è geograficamente esposto a dover affrontare ieri, oggi e domani?

Ci sono due modelli per gestire sul territorio i flussi migratori, anche nei casi di emergenza come quello di questi giorni. Uno, quello che concentra in un’unica area, che siano i Cie, Centri di identificazione ed espulsione, oppure nel caso dei profughi le tendopoli, centinaia di persone. L’altro modello, opposto nel merito e nel metodo è quello della dispersione territoriale.

Il primo, viene imposto sul territorio e vissuto con enormi difficoltà dai cittadini e dagli enti locali, sappiamo per esperienza che crea degrado e pessime condizioni di vita per chi viene rinchiuso all’interno dei campi e statisticamente è accompagnato da un numero di fughe di fatto incontrollabile. Crea problemi per la sicurezza, per le forze dell’ordine, ridotte dai tagli ad un deficit di organico e di mezzi.

Il secondo, quello in cui lo stato decide di coinvolgere le onlus e il terzo settore in un’azione di dispersione omogenea sul territorio, ha un minore impatto negativo sulle economie locali e sui cittadini, diminuisce l’allarme sociale e non crea aree lager inconciliabili con i territori in cui vengono sempre imposti. I costi di questo secondo modello sono minori, i tempi di allestimento non aumentano, ma questo governo continua ad insistere sul modello dei campi di centinaia, a volte migliaia di persone.

31 marzo, 13:19 ANSA : Maroni da 24 ore alla Regione Toscana per progettare l’accoglienza diffusa, moratoria su Coltano fino a domani.


31 marzo, 19:25 ANSA :

La Regione Toscana indica 10 piccoli centri per accogliere i profughi.


ACCOGLIENZA E NON PAURA, MA IL GOVERNO NON ASCOLTA

La Toscana è stata una delle prime regioni italiane a rendersi disponibile per l’accoglienza dei profughi in continuo arrivo a Lampedusa. Questo non significa però abdicare alla propria sovranità territoriale. Non significa ricevere dall’Ansa, invece che nell’incontro e nella cooperazione istituzionale, la notizia di dove e come verranno ospitati i profughi in Toscana.

Cosa sta veramente accadendo oggi nel nostro Paese ?

Perché non si è intervenuti quando era doveroso intervenire, in tempo.

Quando la situazione in Nordafrica invitava alla massima attenzione. Peccato che solo poche settimane fa, Gheddafi, fosse l’amico Gheddafi, quando in realtà, gli accordi vergognosi con quel dittatore per il “controllo” dei viaggi della disperazione verso Lampedusa e l’Accordo Italo-Libico, rappresentano una delle tante, troppe, peggiori pagine di questo governo.

Oggi, il governo, è chiuso nel vicolo cieco di una riforma della giustizia da fare in fretta, prima che arrivino le sentenze a carico del premier, nel vicolo cieco della trovata dell’anno sabbatico in cui far dimenticare ai cittadini i pericoli dell’armata brancaleone del nucleare italiano, nel vicolo cieco di ministri e sottosegretari da nominare ad orologeria prima delle votazioni che servono .

E i problemi ?

Ignorati, sottovalutati, malgovernati.

Che orrore rinchiudere i profughi in un ex-campo di concentramento come quello di Coltano, dove vennero tenuti prigionieri 35,000 repubblichini nel 1945. Che orrore essere governati da uomini e da donne che non vogliono e non sono capaci di occuparsi dei problemi del paese. In Toscana non c’è spazio per questo malgoverno, l’accoglienza ai profughi deve essere fatta nel rispetto della dignità sia di chi fugge che di chi accoglie, non tendopoli di massa come vuole il Governo, ma centri di accoglienza distribuiti sul territorio regionale, come aveva indicato la Regione Toscana.

Accoglienza e non paura, soluzioni e non gli errori uno dietro l’altro del sistema Berlusconi. Quando le scelte di campo sbagliate, le ritrattazioni, le sceneggiate delle 500 hostess che hanno accolto l’amico Gheddafi a Roma, lasciano la scena ai problemi reali, il governo è cieco, muto e sordo.

Non guarda la lezione davanti ai nostri occhi del fallimento delle megaconcentrazioni di clandestini nei campi, non parla  e nemmeno comunica ufficialmente con le Regioni e i Comuni, non ascolta le proposte presentate dagli enti locali per una distribuzione diffusa dei clandestini sul territorio.

Verrebbe da chiedersi se la soluzione di Berlusconi non sia quella di nascondere sotto il caos che stanno creando le tendopoli, imposte con la forza, i suoi errori e le sue responsabilità. Cosa spaventa gli italiani, pensa Lui, più dell’invasione dei profughi ?

Questo ci sta servendo, il caos, ed è nostro dovere rispondere.

Al governo fa comodo un popolo italiano, che invece di spaventarsi di fronte agli errori del suo premier e del suo governo, si spaventi per “gli immigrati”.

Noi non ci stiamo.

C’è un altro modo di organizzare l’accoglienza, non nei ghetti delle tendopoli, dei mille e più, donne, uomini e bambini stipati in aree consegnate all’isolamento e al degrado. C’è un altro modo, un modo civile, anche nell’emergenza e la Toscana è in grado di metterlo in pratica sul suo territorio. E’ questo che fa paura al governo del premier Berlusconi ?

 

 

L’anniversario dei 150 anni dall’unità d’Italia cade in un anno difficile, per l’economia e per la politica nazionale, non e’ un anniversario che si consuma nella retorica, ma sta risvegliando in tutti noi un nuovo slancio per l’unità e la libertà di ieri, di oggi e di domani.

fresco profumo di libertà

L’Italia chiamo’ 150 anni fa e chiama di nuovo oggi. L’Italia chiama, in difesa della sua cultura, della sua storia, della sua arte, della sua civiltà passata e futura. L’Italia chiama, in difesa della scuola pubblica che ha fatto crescere il Paese e la sua società . L’Italia chiama in difesa dei valori che separano una nazione sana e capace di creare futuro da una nazione che si arrende alla corruzione, ad un’informazione parzialmente libera, alle leggi ad personam, al continuo attacco alla divisione dei poteri dello stato. L’Italia chiama in difesa della dignità delle donne, penultime in Europa per ruolo economico e politico. L’Italia chiama in difesa del futuro, i giovani italiani sono in Europa quelli che hanno il minor peso economico, solo uno su tre lavora, la povertà oggi, per la prima volta negli ultimi trent’anni, aumenta con il diminuire dell’età, il 45% dei leader italiani in politica ed in economia ha più di 70 anni. Giovani, invece erano gli eroi del Risorgimento.

Sentire oggi, i valori e la forza del Risorgimento, oltre la retorica, oltre le celebrazioni formali, significa riascoltare con una nuova sintonia le parole dell’Inno di Mameli, sentire viva la continua riconquista di quel fresco profumo di libertà che gli uomini e le donne, che hanno fatto la storia dell’Italia di questi ultimi 150 anni, hanno più volte difeso, per permettere a noi di conoscerne il valore e di trasmetterlo ai nostri figli.

Dagli eroi del Risorgimento agli eroi della Resistenza agli eroi di questa nostra epoca, le parole di Paolo Borsellino appartengono alla storia. Il cammino che ci attende per liberare il fresco profumo di libertà nelle strade e nelle piazze d’Italia è tutto in salita. Si è consolidato e rinnovato nelle manifestazioni del 13 febbraio e del 12 marzo, che hanno ridato ai cittadini la forza di ritrovarsi intorno ai valori su cui è nata prima l’Italia e poi la Repubblica, di difenderli in anni, in cui un nuovo Risorgimento oltre le celebrazioni rituali, risvegli l’orgoglio di essere italiani e riporti disciplina e onore nella vita politica ed istituzionale del paese.