Archivio per Politica

2 GIUGNO 2012

crisi economica tricolore

 

Il 2 giugno 2012,

non è un 2 giugno

come tutti gli altri

 

 

 1992-2012

 

 

 

 

 

 

 

Il significato di Repubblica che festeggiamo è rimasto impigliato in venti anni in cui gli attacchi alla Costituzione, la malapolitica, il malaffare ci hanno portato fin qui.

Non tutti hanno agito allo stesso modo, le differenze, le battaglie politiche e ideali che hanno segnato questi ultimi venti anni vengono trascinate dentro un calderone di qualunquismo a cui, dopo il populismo berlusconiano-leghista di centrodestra, dovremmo essere vaccinati.

E invece NO. Questa festa della Repubblica 2012 ci deve portare su un terreno nuovo, con la memoria del passato.

Oggi, festeggiare la festa della Repubblica degnamente, significa ritornare alle nostre radici, con lo sguardo rivolto al futuro.

Il cambiamento,

è già tutto scritto,

nei valori della nostra

Costituzione.

Come durante la Resistenza le staffette erano il tessuto connettivo tra la società civile e i partigiani, così oggi è la nostra Costituzione ad essere staffetta, articolo per articolo, per rafforzare i valori su cui è nata la nostra Repubblica e da cui ripartire per ricostruire un Paese capace ancora di guardare avanti.

Siamo in un momento storico in cui i valori di fratellanza, di uguaglianza e di libertà, che sono alla base della nostra Costituzione, non sono affatto scontati, ma hanno ancora bisogno di noi, delle nostre voci e del nostro coraggio.

Si parla di alleanze e di programmi, ma non si parla abbastanza di quali ideali siano alla base di quelle alleanze e di quei programmi.

L’individualismo esasperato degli ultimi venti anni ha svuotato la politica dei suoi ideali, la vita di tutti i giorni dei suoi significati, il sistema economico di ogni legame con la crescita sociale e civile della società.

Questa crisi economica

non è uguale per tutti

E’ una crisi nata sulle diseguaglianze e sull’aumento delle diseguaglianze prospera.

E’ una crisi che nega la solidarietà, l’uguaglianza e la libertà dei popoli.

La vera festa della Repubblica, oggi, è nell’unica vera foto che guarda al futuro, la foto dei popoli.

Sono i volti di chi sta affrontando il terremoto in Emilia.

I volti dei lavoratori che difendono i diritti conquistati in oltre un secolo di lotte e di battaglie civili.

I volti delle famiglie che non arrivano alla fine del mese.

I volti delle donne che il 13 febbraio hanno chiuso il teatrino della politica berlusconiana.

I volti degli insegnanti che ogni giorno difendono la scuola pubblica e il futuro.

I volti di chi ha votato ai referendum per difendere i beni comuni e adesso aspetta le risposte negli atti concreti di un Parlamento che continua a restare sordo ad un nuovo modello di sviluppo, che difenda il territorio, l’assetto idrogeologico e la sicurezza, che guardi al futuro di un popolo e non al futuro di pochi. Quei pochi che vivono divorando il futuro di tutti. Quelli che ridevano la notte del terremoto dell’Aquila, quelli che vivono di privilegi che cancellano i diritti di tutti, quelli che non conoscono “disciplina e onore” nell’adempimento delle funzioni pubbliche.

ORA E SEMPRE RESISTENZA

RIBELLI!

GLI ULTIMI PARTIGIANI RACCONTANO LA RESISTENZA.

DI IERI E DI OGGI

resistenza

Per crescere i nostri figli

“belli e resistenti”

consiglio a tutti di leggere questo libro.

Raccoglie le voci degli ultimi partigiani.

Le loro vite sono la nostra storia e in questo libro ci consegnano una staffetta, così come durante la Resistenza le staffette erano il tessuto connettivo tra la società civile e i partigiani, così oggi le loro voci ci riportano ai valori su cui è nata la nostra Costituzione, su cui è nata la nostra Repubblica.

Se vogliamo davvero costruire un futuro migliore per i nostri figli,

la risposta è nella nostra Costituzione e nel racconto delle vite di chi ha sacrificato tutto in nome della libertà dei popoli.

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione,

andate nelle montagne dove caddero i partigiani,

nelle carceri dove furono imprigionati,

nei campi dove furono impiccati.

Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità,

andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione.

Piero Calamandrei

Si parla di alleanze e di programmi, ma non si parla abbastanza di quali ideali siano alla base di quelle alleanze e di quei programmi.

Siamo in un momento storico in cui i valori di fratellanza, di uguaglianza e di libertà, che sono alla base della nostra Costituzione, hanno bisogno di noi, delle nostre voci e del nostro coraggio.

L’individualismo esasperato degli ultimi venti anni ha svuotato la politica dei suoi ideali, la vita quotidiana dei cittadini dei suoi significati, il sistema economico di ogni legame con la crescita sociale e civile della società.

“Per questo, a mio parere, oggi c’è spazio e necessità per quella che a me piace chiamare “LA SECONDA RESISTENZA” . Una resistenza nuova, non violenta, pacifica, che stia dentro lo spirito dei tempi, nelle condizioni politiche e sociali di oggi.” Raimondo Ricci che maturò la sua formazione antifascista al collegio Mussolini della Scuola Normale di Pisa nel 1939.

In questo libro c’è la storia della nostra città, della nostra regione e del nostro Paese, raccontata da chi sente che “è ancora utile rimanere ancora un po’ in questo mondo per testimoniare quello che abbiamo fatto” come Didala che poco più che ventenne e con un figlio di pochi mesi, viveva sotto i castagni nella campagna lucchese e per  lavare il piccolino  prendeva un paiolo pieno d’acqua scaldato al sole.

Ha sacrificato tutto, in nome della libertà di un popolo.

Noi siamo i suoi nipoti, i suoi figli, il futuro di quel popolo .

UN 2012 DALLA PARTE DEI POPOLI

Immagine

La morte di Vaclav Havel, fa riaffiorare i ricordi della grande stagione di libertà dei popoli dei regimi comunisti europei, alla fine degli anni ’90.

Viene da chiedersi se oggi, non stia di nuovo attraversando l’Europa e il mondo, un’altra grande spinta democratica, che nasce dai popoli.

Oggi c’è Piazza Tahrir, c’è Occupy Wall Street, ci sono le piazze italiane che si sono riempite di donne, di giovani, di lavoratori, di studenti e di immigrati.

I senza potere di Havel, di un libro scritto nel 1978, assomigliano molto ai manifestanti di Occupy Wall Street, ai blogger dissidenti arabi, alle donne di Se Non Ora Quando, ai movimenti dei giovani precari italiani, ai lavoratori di Pomigliano, a chi sale sulle gru per farsi ascoltare.

“Il potere dei senza potere” del XXI sec., nasce usando nuovi mezzi, nuovi strumenti tecnologici, agendo in una nuova agorà che è anche virtuale.

Ma, quello che chiedono i senza potere di oggi, come quelli di Havel, è di uscire dalla menzogna, chiedono onestà e coraggio.

Onestà sul mancato risanamento di un sistema speculativo che impoverisce l’intera economia mondiale, togliendo immense risorse al cammino produttivo dell’economia.

Onestà, sul mancato risanamento di un sistema finanziario internazionale degradato e deteriorato che mette al giogo i popoli.

Coraggio per trovare una via d’uscita da una  crisi sistemica.

Secondo il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz

“IL CROLLO DEI MERCATI DEL 2008,

HA AVUTO PER IL FONDAMENTALISMO LIBERISTA,

LO STESSO EFFETTO DEL CROLLO DEL MURO DI BERLINO PER IL COMUNISMO”

I popoli schiavi di un’unica rappresentazione della realtà, nel 1989 premevono verso una porta che si apriva su una realtà nuova, alternativa.

Oggi, dov’è la nostra porta di Brandeburgo, che si apre su una realtà nuova ?

Che la crisi economica sia sistemica, è appurato. Mancano però, le vie d’uscita dal sistema, le riforme strutturali.

Su queste vie d’uscita premono le piazze, non quelle dei mercati, ma quelle vere.

Verso una società diversa volge lo sguardo delle donne, dei giovani, dei lavoratori. Uno sguardo in cerca di una nuova porta verso un sistema che sia dalla parte dei popoli.

Il loro potere è maggiore di quello che comunemente si immagina, è il potere di quei senza potere, capaci di cambiare il mondo, raccontati da Havel.

UNA GRANDE EMOZIONE

La politica per me è soprattutto passione.

REFERENDUM

Rivedendo queste immagini il cammino della politica, quella vera,

delle idee, della passione, delle differenti visioni del mondo c’è stato e si è sentito.

Ai banchini per la raccolta firme nel 2010 eravamo in pochissimi a crederci, di riuscire a  fermare il nucleare e il legittimo impedimento, non ci credeva nessuno, solo noi dell’Italia dei Valori, insieme prima ai cittadini che hanno firmato e poi, insieme ai milioni di cittadini che sono andati a votare.

Se non è emozione, questo.

Sentirsi uniti in difesa del bene comune in un momento in cui tutto sembra crollare,

ritrovare l’unità sulla difesa dei diritti costituzionali, sui diritti fondamentali di ogni essere umano.

Oggi è ancora più difficile.

La crisi economica è una crisi sistemica, non se ne esce, se non cercando una via d’uscita da un sistema economico che continua a sottrarre immense risorse al cammino produttivo dell’economia e da  un sistema finanziario internazionale degradato e deteriorato.

Serve più politica e non meno politica.

Un’altra politica.

La politica non è tutta privilegi e poltrone.

La politica è idee e cambiamento.

In queste immagini si respira un’altra politica.

Un’altra politica che è cresciuta e continua a crescere.

10 punti chiave per andare in piazza il 6 maggio e riaprire al futuro

 

  • 1. Fermare una politica economica e sociale che scarica sulle fasce più deboli, sui giovani e sulle donne, sui lavoratori e sui precari, tutti i costi della crisi.
  • 2. Fermare l’economia della crisi, che ha smesso di creare futuro. Nei prossimi anni, anche in presenza di buoni livelli di crescita economica ci aspettano tassi di disoccupazione che fino a non molto tempo fa sarebbero stati giudicati catastrofici, e in realtà lo sono.
  • 3. Ripartire dalla centralità del lavoro, per essere di nuovo in grado di guardare al futuro.
  • 4. Fermare un’economia che invece di guardare avanti, verso la sostenibilità sociale ed ambientale, resta ancorata ai fondali dell’economia della crisi.
  • 5. Superare quella distanza tra economia e società, che è la principale caratteristica dell’economia della crisi. Un’economia che cresce e prospera solo con il crescere degli squilibri e delle diseguaglianze.
  • 6. Che siano queste  le priorità da affrontare e saremo in piazza per affermarlo: in Italia il 10% delle famiglie detiene il 47% della ricchezza. La mobilità sociale è bloccata. Si taglia su scuola, formazione, università, ricerca e stato sociale, compromettendo la crescita e lo sviluppo. 1 donna su 2 ed 1 giovane su 3 non lavora. I giovani e le donne italiane hanno il minor peso economico dei paesi occidentali.
  • 7. Il 6 maggio le piazze d’Italia non saranno solo un momento di protesta, ma saranno la culla di un’altra economia.
  • 8. Stiamo vivendo uno di quei momenti storici in cui ci sono tutte le condizioni per scegliere una strada nuova, ma anche il rischio molto concreto, di continuare ad insistere sugli errori che ci hanno portato alla crisi finanziaria globale del 2008.
  • 9. Fino ad oggi il conto della crisi è rimasto sul tavolo della società civile, nella completa assenza di un piano economico capace di legare i sacrifici ad un nuovo progetto di crescita e di sviluppo. E’ sulle diseguaglianze che si deve intervenire, perché sono la tomba della crescita.
  • 10. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e la nostra Costituzione è il nostro passato e il nostro futuro.

RIMBORSI ELETTORALI E COSTI DELLA POLITICA

Il referendum abrogativo dell’aprile 1993 ottiene  il 90,3% dei voti espressi a favore dell’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti.

E’ populista oggi impegnarsi a mettere un freno ai rimborsi elettorali, oppure è semplicemente rispettare la volontà popolare.

E’ un errore stigmatizzare come populista una politica che esige anche dai partiti e dalle istituzioni quello spirito di sacrificio che si chiede sempre più spesso ai cittadini. Tagliare i vitalizi non è una proposta populista . Tagliare i costi della politica non è un’iniziativa demagogica.

Innanzitutto i costi della politica in Italia sono i più alti d’Europa e tra i paesi Ocse.

Tagliare i costi della politica e soprattutto i costi dei privilegi della politica è un’esigenza di credibilità e di trasparenza.

Si dica pure che il referendum del 1993 porta il peso di Tangentopoli e rappresenta il momento di massima sfiducia degli italiani nella politica. In realtà, in Italia, il  finanziamento pubblico dei partiti nasce e viene abrogato sempre dentro la cornice del rapporto malato tra politica ed economia.

La legge che introdusse in Italia il finanziamento pubblico dei partiti nasce, come la sua abrogazione, in seguito a due episodi di corruzione del 1965 (scandalo Trabucchi) e del 1973 (scandalo petroli). Con la Legge Piccoli n.195/1974 il Parlamento intende rassicurare i cittadini italiani proponendo il finanziamento pubblico ai partiti  come muro di fronte alla corruzione della politica da parte dei grandi interessi economici. Saranno gli scandali Lockheed e Sindona a smentire i propositi del legislatore.

Il crollo del muro di Berlino, poi aprì la pagina dei finanziamenti occulti ai due massimi partiti italiani secondo le dinamiche degli equilibri imposti dalla guerra fredda.

Quando si è arrivati al referendum del 1993, lo spirito del legislatore di mettere lo strumento del finanziamento pubblico dei partiti al servizio di un più sano e trasparente rapporto tra politica ed economia e di slegare l’azione della politica da interessi occulti era stato smentito dai fatti degli anni 1974/1993.

Prima che dal referendum il sistema in vigore del finanziamento pubblico dei partiti era stato abrogato dai fatti. Non era lo strumento in grado di incidere efficacemente sui sistemi dei finanziamenti occulti alla politica.

Proporre oggi, di aggiungere all’attuale meccanismo dei rimborsi elettorali il finanziamento alle fondazioni politiche, come prevede la proposta di legge presentata dal deputato del Pd Ugo Sposetti (ex tesoriere dei Ds) e sottoscritta da parlamentari di maggioranza e opposizione, (nessun parlamentare dell’Idv, Di Stanislao ha cancellato la sua firma), porterebbe nelle casse dei partili altri 185 milioni di euro, oltre agli attuali 170, per un totale di 355 milioni l’anno : è un errore su due fronti,

  • la mancata riduzione dei costi della politica
  • un impoverimento delle fondazioni sul piano dei contenuti e dell’indipendenza, a fronte d un arricchimento economico che ha come unica conseguenza un irrigidimento dei legami partitici ed un indebolimento dei legami con la società civile.

Il diritto costituzionalmente riconosciuto e garantito all’art.49 a tutti i cittadini “di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, ha trovato nell’anomalia berlusconiana un limite, un muro invalicabile di conflitti di interessi che rende il peso economico e mediatico di questa parte sbilanciato rispetto al metodo democratico.

democrazia ad personam

Questo non vuol dire che dobbiamo aumentare i mezzi a disposizione della politica perché il gioco è partito per la tangente del conflitto d’interesse, ma deve essere affrontato e risolto una volta per tutte un conflitto d’interesse che è iniziato nel ’94 e negli anni è solo peggiorato. Se si vuole mettere mano alla disciplina dei rimborsi elettorali e più in generale, ai costi della politica, lo si deve fare per tagliare e non per aumentarli, non per demagogia o populismo, ma solo ed esclusivamente per restituire credibilità e autentico spirito di servizio alla politica.

Berlusconi è un’anomalia nel panorama politico mondiale, tra i paesi democratici, nostri partner ai tavoli della politica internazionale. I venti articoli della riforma Sposetti, invece di porre l’accento sull’anomalia e riportarla dentro le regole democratiche, fa il contrario e nel mettere l’accento sul bisogno di maggiori finanziamenti da parte della politica finisce per piegare le regole democratiche all’anomalia.

Il referendum restituisce la voce ai cittadini e ha segnato i grandi cambiamenti sociali e politici della nostra storia, ieri come oggi, impone alla politica di ascoltare la volontà popolare. Il 12 e il 13 giugno  dipende solo da noi fare il primo passo per fermare l’anomalia Berlusconi, ripristinare l’art. 3 della Costituzione e cancellare il legittimo impedimento.

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

PIU’ DONNE IN POLITICA PIU’ POLITICA PER LE DONNE

donne politica

Se le leggi elettorali regionali prevedessero quote di genere al 50%, la probabilità di una donna di essere votata aumenterebbe dal 12 al 36 per cento. strumento di azioni affermative, cioè uno strumento temporaneo che serve a superare una situazione di discriminazione radicata nelle strutture di potere, in questo caso, politico.