Archivio per ITALIA : MARCIA INDIETRO INSERITA

2 GIUGNO 2012

crisi economica tricolore

 

Il 2 giugno 2012,

non è un 2 giugno

come tutti gli altri

 

 

 1992-2012

 

 

 

 

 

 

 

Il significato di Repubblica che festeggiamo è rimasto impigliato in venti anni in cui gli attacchi alla Costituzione, la malapolitica, il malaffare ci hanno portato fin qui.

Non tutti hanno agito allo stesso modo, le differenze, le battaglie politiche e ideali che hanno segnato questi ultimi venti anni vengono trascinate dentro un calderone di qualunquismo a cui, dopo il populismo berlusconiano-leghista di centrodestra, dovremmo essere vaccinati.

E invece NO. Questa festa della Repubblica 2012 ci deve portare su un terreno nuovo, con la memoria del passato.

Oggi, festeggiare la festa della Repubblica degnamente, significa ritornare alle nostre radici, con lo sguardo rivolto al futuro.

Il cambiamento,

è già tutto scritto,

nei valori della nostra

Costituzione.

Come durante la Resistenza le staffette erano il tessuto connettivo tra la società civile e i partigiani, così oggi è la nostra Costituzione ad essere staffetta, articolo per articolo, per rafforzare i valori su cui è nata la nostra Repubblica e da cui ripartire per ricostruire un Paese capace ancora di guardare avanti.

Siamo in un momento storico in cui i valori di fratellanza, di uguaglianza e di libertà, che sono alla base della nostra Costituzione, non sono affatto scontati, ma hanno ancora bisogno di noi, delle nostre voci e del nostro coraggio.

Si parla di alleanze e di programmi, ma non si parla abbastanza di quali ideali siano alla base di quelle alleanze e di quei programmi.

L’individualismo esasperato degli ultimi venti anni ha svuotato la politica dei suoi ideali, la vita di tutti i giorni dei suoi significati, il sistema economico di ogni legame con la crescita sociale e civile della società.

Questa crisi economica

non è uguale per tutti

E’ una crisi nata sulle diseguaglianze e sull’aumento delle diseguaglianze prospera.

E’ una crisi che nega la solidarietà, l’uguaglianza e la libertà dei popoli.

La vera festa della Repubblica, oggi, è nell’unica vera foto che guarda al futuro, la foto dei popoli.

Sono i volti di chi sta affrontando il terremoto in Emilia.

I volti dei lavoratori che difendono i diritti conquistati in oltre un secolo di lotte e di battaglie civili.

I volti delle famiglie che non arrivano alla fine del mese.

I volti delle donne che il 13 febbraio hanno chiuso il teatrino della politica berlusconiana.

I volti degli insegnanti che ogni giorno difendono la scuola pubblica e il futuro.

I volti di chi ha votato ai referendum per difendere i beni comuni e adesso aspetta le risposte negli atti concreti di un Parlamento che continua a restare sordo ad un nuovo modello di sviluppo, che difenda il territorio, l’assetto idrogeologico e la sicurezza, che guardi al futuro di un popolo e non al futuro di pochi. Quei pochi che vivono divorando il futuro di tutti. Quelli che ridevano la notte del terremoto dell’Aquila, quelli che vivono di privilegi che cancellano i diritti di tutti, quelli che non conoscono “disciplina e onore” nell’adempimento delle funzioni pubbliche.

TERRY, TERESA : IL “GHE PENSI MI” DEGLI SCIACALLI RACCONTATO COME UNA FAVOLA DISNEYANA


“La modalità dell’esistenza secondo l’avere non è stabilita da un processo vivente, produttivo, tra soggetto e oggetto; essa rende cose sia il soggetto che l’oggetto. Il rapporto è di morte, non di vita.” Erich Fromm

“La legge di chi è più forte.

La legge di chi è LEONE.

Tu sei PECORA rimani a casa con 2000 euro al mese (!!!).

Se invece vuoi 20.000 euro al mese, ti devi mettere sul campo e ti devi vendere tua madre.”

SCIACALLI non LEONI 

«Gagliardi:…oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito…non è che c’è un terremoto al giorno

P:..no…lo so (ride) G:…così per dire per carità…poveracci

P:..va buò ciao G:…o no? P:…eh certo…io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto

G:…io pure…va buò…ciao».

C’era una volta il “valore della bellezza” messo sul menù al mercato delle madri. Vendersi la madre, significa molto di più che vendere se stessi, significa vendere la propria nascita, cancellare sotto una montagna di oggetti, vestiti, borse, gioielli, se stessi e rinascere.

Rinascere negli oggetti di un’identità sfavillante. Rinascere senza carne, senza madre, senza famiglia. Rinascere oggetto. Perchè faticare sulla via dell’essere, quando è possibile comprarsi una vita sopra tutti gli altri, basta mettersi sul menù e il gioco è fatto.

E’ il mercato bellezza ! Il mercato non guarda l’essere, il mercato si nutre dell’avere. Un avere spasmodico che non si sazia mai, crea il nuovo essere . Senza etica, senza fatica, senza regole, senza diritti, solo luci abbaglianti e cartellini del prezzo.

Non è una fogna dell’essere ma un’elite dell’avere. Un empireo del gusto e della ricchezza. Mica gli straccetti dei comuni mortali, ma una magnifica e preziosa bara dell’essere.  Solo pochissimi possono entrarci, gli altri restano fuori nelle strade affollate e buie della quotidianità.

Solo chi vende la madre diventa “grande” nell’Italia berlusconiana. Il 22% del Pil di questa Italia che cresce a fatica dello 0,7% annuo, sfila nell’esclusivo clan degli sciacalli. Si abbuffano di sommerso, evasione fiscale, corruzione, 400 miliardi l’anno. La tassa che pagano le pecore per la baldoria degli sciacalli.

Invece di chiedere che le leggi e le regole siano rispettate da tutti, troppi italiani hanno cominciato a voler far parte della favola del “ghe pensi mi”, ognuno per sé, le regole per i fessi. Peccato che sono diventati una mandria di vitelli grassi, che se ne vanno fieri al mercato, senza rendersi conto che il passo successivo è il banco del macellaio. In questa negazione del senso di comunità, nel cancellare il dubbio, nel rifiutare gli altri per festeggiare nella baldoria la fine della società,  manca il finale.

La favola del “ghe pensi mi” si ferma alla baldoria, non c’è l’alba del giorno dopo, solo per le pecore c’è la quotidianità, il passare del tempo, la causalità degli eventi.

Gli sciacalli non riconoscendo altri che se stessi come narratori e protagonisti della storia si fermano alla festa. Ma come tutte le favole prima o poi si arriva al punto.

C’è un’ atmosfera da Mulino Bianco che pervade il racconto di Terry.

Gli oggetti sono salvifici, le conseguenze e il tempo si fermano.

Solo le pecore pagano, gli sciacalli riscuotono.

E’ davvero degno di un contrappasso dantesco che il racconto dell’era berlusconiana sia affidato alla voce e alle labbra di una delle bellezze messe in bella vista sul menù degli sciacalli.

Creata su misura per la baldoria infinita, tragicamente più pecora delle pecore di cui parla con disprezzo.

Un tassello piccolo piccolo del puzzle degli sciacalli.

Gli sciacalli ridono “alle 3 e mezza di mattina dentro il letto” con le fauci spalancate sull’abisso del terremoto dell’Aquila.

Ridono delle donne, delle madri, delle figlie, delle famiglie.

Ridono dell’umanità che non vende la madre.

Si raccontano leoni ma hanno la pelle degli sciacalli.

bunga bunga

FIDDLING WHILE ROME BURNS : WHAT’S NEXT ?

Dave Brown from THE INDEPENDENT . FIDDLING WHILE ROME BURNS means "to occupy oneself with unimportant matters and neglect priorities during a crisis".

 GLI SPARTITI CHE SUONA L’ORCHESTRA GOVERNATIVA SUL TITANIC DELLA POLITICA E DELL’ECONOMIA ITALIANA SONO

“THE DOWNGRADING BLUES”

E

“DO THE BUNGA BUNGA BUNGA”

Il BUNGA BUNGA è da tempo uscito dalle private stanze di Arcore,

da quando è diventato uno strumento per condizionare appalti, affari, incarichi economici e politici.

Il BUNGA BUNGA è TOCCATO prima a FINMECCANICA, poi al nostro PARLAMENTO, alle LISTE ELETTOTRALI di ogni ordine e grado.

Il BUNGA BUNGA delle istituzioni politiche ed economiche ha distrutto qualunque briciolo di credibilità internazionale,

un BUNGA BUNGA dei cervelli che ci ha portato dal TRATTATO CON LA LIBIA DI GHEDDAFI alla “culona inchiavabile” riferito ad Angela Merkel, un’unica visione del mondo, OSCENA.

E’ l’oscenità del “ghe pensi mi”, della negazione dei valori della persona e delle istituzioni, in un’Italia dove è mancata una tempestiva risposta istituzionale a questo continuo degrado pubblico del senso delle istituzioni.

Il tabloid tedesco BILD

Daily on line : What smutty Silvio Berlusconi was caught on wiretap letting slip about Frau Merkel

 HA ANCORA CHIEDERSI PERCHE’ LA SITUAZIONE ITALIANA SIA COSI’ COMPROMESSA A LIVELLO INTERNAZIONALE ?

L’UNICA DOMANDA ANCORA SENZA RISPOSTA,

CHE POTREBBE RISOLLEVARCI DI FRONTE ALLO SGUARDO SCONCERTATO DEL RESTO MONDO,

RESTA A CARICO DEI CITTADINI ITALIANI,

 NELLE AMMIISTRATIVE E AI REFERENDUM HANNO DETTO BASTA

ORA CHI E’ IN GRADO DI ASCOLTARE LA LORO VOCE,

DI SALVARE LE ISTITUZIONI DEMOCRATICHE,

DI DEPORRE IL DESPOTA PRIMA CHE ROMA FINISCA DI BRUCIARE.

CHI DIFENDERA’ LA NOSTRA COSTITUZIONE

“I cittadini cui sono affidate

funzioni pubbliche

hanno il dovere di adempierle

con disciplina ed onore” art. 54

E ORA ? Scheißland. Shitty Country. Pays de Merde. Pais de Mierda. Lorteland. Vend M… Kloteland. Paska Maa. ţară de rahat. Pais de Merde

http://nonleggerlo.blogspot.com/ ” Merda in tutte le lingue del mondo”

LO SDEGNO DI FRONTE ALL’INSULTO DI BERLUSCONI RIVOLTO AL PAESE, CHE EGLI STESSO GUIDA, NON HA CONFINI :

Francia, Germania, Stati Uniti, Belgio, Argentina, Danimarca, Perù, Albania, Brasile, Spagna, Libano, Australia, Svizzera, Giappone, Croazia, Canada, Olanda, Gran Bretagna, Portogallo, Finlandia, Marocco, Lussemburgo, Moldavia, Messico, Estonia, Senegal, Tahiti, cile, India, Zimbabwe, Cina, Austria, Honduras, Ecuador, Israele, Macedonia, Turchia, Irlanda, Russia e Arabia Saudita.

E IN ITALIA ?

CI SIAMO DAVVERO ASSUEFATTI A TUTTO ?

SIAMO SPROFONDATI NEL BARATRO DELL’INDIFFERENZA ?

Il caso Berlusconi oltrepassa i limiti del normale confronto governo-opposizione.

Non è accettabile, che questa assoluta mancanza di rispetto, come purtroppo molti altri precedenti, resti patrimonio dell’indignazione internazionale e diventi dentro i confini italiani ancora una volta un’indignazione di parte.

Non c’entra niente l’ANTIBERLUSCONISMO, la questione non ha i connotati di una o l’altra parte, rientra in un comune codice di rispetto dei cittadini, delle istituzioni, del ruolo istituzionale, di se stessi e degli altri.

E allora perchè in Italia abbiamo perso il senso della misura ?

Che senso ha questo camminare dietro il pifferaio magico dell’illegalità, dell’immoralità, del menefreghismo verso la corte di un sultano che riscrive INDISTURBATO, ogni giorno, un nuova pagina di sempre più gravi attacchi alla ragione e alla decenza, come se niente fosse, senza memoria alcuna delle conseguenze passate, senza una reazione UNANIME che fermi il nuovo passo verso il vuoto istituzionale, dovuto al continuo e violento affronto ai principi fondamentali di uno stato di diritto e della convivenza civile

LA FINANZIARIA DELLA LEGALITA’

La legalità è da oltre tredici anni il punto cardine della politica dell’Italia dei Valori, è nel nostro DNA dall’inizio. Oggi, ancora più di ieri, garantire il rispetto della legalità resta il punto di partenza per un’Italia capace di tornare a crescere e a credere nel futuro.

Il confronto con gli altri Paesi industrializzati, ci fornisce uno spaccato inequivocabile, di una crisi economica italiana, che è una crisi al quadrato, perché alla crisi finanziaria globale si somma una crisi tutta tricolore. La nostra economia presenta un unicum nel panorama dei paesi industrializzati, il 22% del Pil resta nascosto nel sommerso, ogni anno si evadono 120 miliardi di euro e la corruzione costa ai cittadini 60 miliardi l’anno.

crisi economica tricolore

La ripresa e la crescita in Italia nascono dal ripristino della legalità. Solo una manovra finanziaria in grado di riportare a galla quel sistema illegale sommerso che sta divorando la parte sana del paese può fermare la china rovinosa in cui versa la nostra economia. Con una crescita che non arriva all’1,3% annuo, nascondere il 22% del Pil, il 16% secondo le stime più prudenti, nella palude del sommerso è un attacco al futuro dell’economia italiana. Per peso del sommerso rispetto al Pil, siamo primi in Europa, i primi dei peggiori. C’è un paese nascosto che sta divorando la crescita e lo sviluppo del paese reale. Questo doppio livello, l’Italia dei cittadini e l’Italia dei “furbetti” è il principale freno alla ripresa. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

I dati pubblicati dall’Ocse e dalla Banca d’Italia fotografano un Italia sempre più diseguale. Gli italiani più ricchi hanno un reddito superiore di dodici volte quello dei più poveri. Se guardiamo il tasso di diseguaglianza nella distribuzione del reddito, siamo penultimi in Europa . Negli ultimi dieci anni, le diseguaglianze si sono accresciute di oltre cinque punti. La mobilità sociale generazionale e di genere è la peggiore in Europa. Il 45% dei leader italiani, nella politica, nelle istituzioni e nel mondo produttivo, ha più di 70 anni. Il nostro tasso di disoccupazione giovanile è di oltre otto punti percentuali sopra la media europea. Il rischio di povertà in Italia cresce al diminuire dell’età, si tratta di un fenomeno nuovo, 30 anni fa la situazione era esattamente capovolta. Le donne sono messe anche peggio, siamo al 26° posto sui 27 paesi dell’Unione Europea, dietro di noi solo Malta, per la presenza di donne in politica ed economia.

Il referendum ha segnato un momento di risveglio della cittadinanza attiva e di richiesta di legalità e di attenzione al bene comune. Per fermare l’impoverimento delle famiglie, delle donne e dei giovani, per fermare l’attacco continuo alla speranza in un futuro migliore serve che il paese scelga la legalità a cominciare da una finanziaria che apra le tasche nascoste dell’economia sommersa e smetta di svuotare le tasche dei cittadini.

Su questo blog  stiamo discutendo da molto tempo i temi della legalità.

Vi invito a consultare i vari indici sulla terza colonna e buona lettura a tutti !

QUESTIONARIO STUDENTE, DOVE FINISCE LA SCUOLA E INIZIA IL GOVERNO DELLA NEGAZIONE DEI DIRITTI DEI CITTADINI E DEI LORO FIGLI

Le prove  Invalsi serviranno per elaborare un report sui limiti sociali, familiari e fisici degli studenti italiani considerati “fattori di contesto che possono condizionare i livelli di apprendimento”.

Una considerazione che evoca più la scuola dell’epoca fascista che la scuola europea .

Nelle circolari Gelmini per le prove Invalsi, si afferma che gli “Alunni con disabilità intellettiva non possono né debbono partecipare” , una scuola che divide e separa è la scuola che dobbiamo aspettarci per il futuro ? Sarebbe la fine di quella scuola che ha rappresentato l’ascensore sociale di molte generazioni di italiani, che ha modernizzato la società e fatto sentire parte attiva anche chi è portatore di disabilità.

Un vero imbarbarimento sociale e culturale, che arriva da un sempre più preoccupante imbarbarimento del livello democratico di questo governo.

Non fatevi ingannare dai test, che ci dicono essere europei, la scuola delle prove Invalsi non ha niente a che fare con l’Europa.

Gli insegnanti italiani percepiscono una delle retribuzioni più basse in Europa. L’Italia è agli ultimi posti tra i paesi Ocse per investimenti nella scuola. Secondo i dati Eurostat, l’Italia è sotto la media europea della percentuale di spesa per l’istruzione rispetto al Pil. La battaglia per ridare valore al merito si perde con l’Invalsi e si vince solo mettendo al centro la scuola e i suoi bisogni, come stanno facendo gli altri paesi Ocse, questo si che è internazionale.

Nel somministrare i test Invalsi, il ministro Gelmini ha ignorato anche le critiche costruttive, ha ignorato la preoccupazione della maggioranza degli insegnanti per il continuo abbassamento del livello culturale della scuola, ha ignorato le richieste e le indicazioni che vengono dal mondo della scuola per fermare questa deriva. Ma allora, quale “mission” sta elaborando il Miur per la scuola italiana del XXI secolo ? E soprattutto, a quale ratio risponde la somministrazione del “Questionario Studente” ? Perché è mancata la comunicazione corretta alle famiglie sulla terza prova Invalsi ?

NESSUNO, GENITORI, STUDENTI, ANCHE ALCUNI INSEGNANTI SAPEVA CHE CI SAREBBE STATA UNA TERZA PROVA INVALSI

IL QUESTIONARIO DELLO STUDENTE

Lo trovate on line

In questo test, somministrato all’insaputa dei genitori, degli insegnanti e degli stessi studenti, che da settimane studiano per le prove Invalsi e sanno che le prove sono DUE.

LA TERZA PROVA INVALSI, tempo a disposizione 30 minuti, che cosa deve testare ?

“Alcune domande sono relative ai fatti, altre ti chiedono di esprimere un’opinione.

Le tue risposte ci aiuteranno a conoscere meglio te e la tua scuola.”

TRA LE DOMANDE :

ABITUALMENTE CON CHI VIVI:

A Con tutti e due i miei genitori

B Con uno solo dei miei genitori

C Un pò da mia madre, un pò da mio padre

D Non vivo con i miei genitori

Si continua così, con domande sulla sfera privata dei bambini, domande emotivamente non neutre.

A casa che lingua parli per la maggior parte del tempo, quante automobili hai, quanti bagni ci sono in casa tua, c’è un antifurto, hai una cameretta solo per te, un computer, un collegamento internet, quanti libri.

C’è una parte finale che sfiora l’accanimento psicologico. Probabilmente si vuole indagare sulla sicurezza di sé, con i piedi di piombo.

Di fronte ad un bun risultato scolastico:

A Mi hanno aiutato

B Sono stato fortunato

C Era facile

D Sono bravo

E Mi sono impegnato

SI PONE UN PROBLEMA. IO SONO UNO DI QUEI RARI GENITORI CHE HA AFFIDATO I SUOI FIGLI ALLA SCUOLA NELLA MASSIMA FIDUCIA. PER ME LA SCUOLA HA SEMPRE RAGIONE, NE RICONOSCO L’AUTOREVOLEZZA E I MIEI FIGLI SANNO CHE L’AUTORITA’ DEI LORO INSEGNANTI NON TROVA NELLA MIA EMOTIVITA’ DI MADRE ALCUNA CREPA.

ORA, COSA FACCIO. INTERVENGO E CHIEDO ALLE INSEGNANTI CHE A MIO IGLIO NON VENGA SOMMINISTRATO IL TEST, CHE QUALCUNO DENTRO IL SISTEMA SCOLASTICO AVREBBE DOVUTO FERMARE PRIMA CHE ARRIVASSE SUL BANCO DEI MIEI FIGLI.

O PER NON FAR SENTIRE MIO FIGLIO UNA MOSCA BIANCASTO ZITTA E SUBISCO. COME GUIDARLO NEL GIUDIZIO DI QUSTA PROVA SENZA INTACCARE L’AUTOREVOLEZZA DELLA SCUOLA CHE LO HA SOMMINISTRATO.

OLTRETUTTO VI E’ STAT A LA PIU’ COMPLETA MANCANZA DI  INFORMAZIONE  SU QUESTA TERZA PROVA.

NESSUNO HA AVVERTITO I GENITORI.

INVALSI : CHE C’AZZECCA LA FONDAZIONE AGNELLI?

Prove INVALSI nelle scuole.

Ma cosa c’entra la Fondazione Agnelli?

Ne è l’ispiratrice.

Ma perché la Fondazione Agnelli ?

La firma della Fondazione è in calce alle prove, nella terza prova per le V elementari e le I medie : un vizzietto degli Agnelli, la schedatura sociale degli italiani. 30 minuti per sottoporre bambini di 10 anni ad un terzo grado economico e sociale.

Dopo la prova di italiano, dopo la prova di matematica, la prova di ricchezza. A 10 anni nell’Italia di Berlusconi si impara che anche la scuola non è uguale per tutti.

Per chi non lo ricorda, nell’agosto del 1971 un giovanissimo pretore, Raffaele Guariniello ordinerà di perquisire l’ ufficio dell’ uomo più potente d’ Italia e tra i primi al mondo: Gianni Agnelli.

Si indagava allora su un’ enorme rete di spionaggio e di strutture pubbliche deviate, al fine di “schedare” e controllare il dissenso politico-sindacale all’ interno e all’ esterno della Fiat.

Nell’ufficio “servizi generali” erano custodite 354.000 schede informative, di queste 151.000 si riferivano al periodo dal 1967 al 1971.

Responsabile delle schedature fu il presidente della Fiat, Vittorio Valletta, legato alla massoneria dal 1906.

Valletta aveva strutturato un sistema di spionaggio e di archiviazione delle schedature  ricavando le informazioni dai servizi segreti,  dai messi comunali,  dai vigili urbani e dalle parrocchie.

Sembra proprio che questo input alla schedatura sociale ed economica, sia arrivato fino all’Invalsi.

La terza prova sottopone bambini di 10 e 11 anni ad una prova di schedatura sociale ed economica, di umiliazione, di aggressione a minori su dati sensibili.

TEST INVALSI

Non si spiega altrimenti l’acquisizione di dati che la scuola ha già a disposizione, sull’educazione scolastica e sui lavori dei genitori, che tutti noi genitori, maggiorenni e consapevoli di come si trattano i dati sensibili, abbiamo compilato al momento dell’iscrizione.

Basterebbe inserire i dati al fianco delle prove per una eleborazione statistica generale. Se invece, la volontà è quella di affiancare la prova di merito scolastico alla prova di idoneità sociale di ciascun candidato, allora e solo allora si spiega la terza prova Invalsi.

La firma della Fondazione Agnelli sulla terza prova Invalsi chiama alla memoria un frammento di un’altra notte della Repubblica.

Dagli operai agli alunni minorenni, la visione massonica della società porta oggi una prova come l’Invalsi in scuole pubbliche, precedentemente private di tutto, fondi, personale, dignità.

Vale la pena ricordare ancora una volta le parole di Pietro Calamandrei.

La scuola è centro pulsante della democrazia di un Paese, dove nasce la mobilità sociale, dove si diventa cittadini informati e consapevoli. L’Invalsi non serve alla scuola, non serve a conoscere statisticamente il sistema scolastico.

L’Invalsi serve ad intimorire, studenti ed insegnanti.

Non ha nessun legame didattico con il sistema di insegnamento.

Infatti gli alunni passano settimane, non a ripassare i programmi, ma ad imparare come gestire un modo diverso di valutazione, mai sperimentato prima. Giorni di scuola preziosi per consolidare le basi dell’italiano e della matematica sprecati per esercitarsi sul multiple choice.

Già, ma il multiple choice è europeo!

Fumo negli occhi. Cominciamo dal multiple choice per far finta di essere più europei e continuiamo a pagare le multe per quelle che sono le direttive europee su rifiuti, Bolkestein, quote latte…

Siamo europei non con l’Invalsi in stile Fiat, ma e solo se, invece che agli ultimi posti delle classifiche europee su burocrazia, corruzione, costi della politica, libertà di stampa, percentuale delle donne che lavorano, risorse investite nella scuola e nelle politiche familiari si passa almeno a metà classifica.

PROCESSO BREVE + PROCESSO LUNGO = SALVACONDOTTO ALL’IMPUTATO BERLUSCONI E FINE DELLA GIUSTIZIA PER MILIONI DI ITALIANI

L’Italia sta vivendo una crisi economica senza precedenti, alla crisi finanziaria del 2008 si è aggiunta una crisi strutturale del sistema Italia, un sistema bloccato dal freno tirato su crescita e sviluppo.

Il Parlamento e il Governo di cosa si occupano ?

 Sono fermi sulla riforma “epocale” della giustizia.

Alla Camera si vota a favore del processo breve e al Senato a favore del processo lungo, nessun errore, è la conferma che le due Camere invece della riforma “epocale”, stiano in realtà scrivendo, la riforma “tombale” della giustizia in Italia.

La riforma “tombale” mette fine ai procedimenti lasciandoli senza la sentenza. Nessun sussulto di dignità istituzionale dentro la maggioranza di centrodestra per impedire che almeno l’omicidio colposo finisse sotto la mannaia della “riforma”.

Verrano cancellati i processi per la strage di Viareggio, 33 morti,

il terremoto dell’Aquila, 309 morti,

la strage della Thyssenkrupp, 7 morti,

i Cantieri Navali di Palermo, 40 morti,

la strage del Moby Prince, 140 morti.

L’elenco delle vittime dell’illegalità che resteranno senza colpevoli è molto più lungo. Chi se la sente di vivere in un Paese in cui i responsabili se ne andranno in giro liberi come se niente fosse mai accaduto, continui pure a parlare di riforma della giustizia, ma tutti gli altri comincino ad alzare la testa per difendere la nostra Costituzione prima che la giustizia diventi un “affare” per soli ricchi e potenti. Prescrizione anche per il crack Parmalat, 80.000 risparmiatori truffati, nel 2008 fu la Cirielli a fare un regalo a Bank of America a spese dei risparmiatori, oggi il processo breve .

 Un meccanismo perfetto, un puzzle di riforme chirurgiche per cancellare i processi a carico di Silvio Berlusconi, studiato con freddezza dagli azzeccagarbugli del premier per un Paese in cui spadroneggia l’impunità dei bravi e la paura dei Don Abbondio. “

Lasciatemi affermare la salda convinzione che l’unica cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura.” Franklin Delano Roosevelt. Dobbiamo ripartire e far ripartire il Paese dal coraggio di difendere i diritti e la Costituzione. Lo stato di salute del Paese è compromesso e chi resta a guardare diventa complice e non solo spettatore.

La prima occasione per dire basta, per fermare un governo che sta riversando davanti ai cittadini il conto degli errori che ci spingono sull’orlo di un burrone istituzionale, economico e civile, sono le prossime elezioni amministrative, poi i referendum, per fermare una caduta dalla quale non ci si rialza. La parola torna ai cittadini, spetta a noi dimostrare il coraggio per uscire dall’angolo in cui siamo bloccati.

L’AMICO GHEDDAFI

42 ANNI DI DITTATURA  E IL POPOLO LIBICO DICE BASTA.

LA LIBIA DICE NO A GHEDDAFI.

LA REAZIONE DELL’ESERCITO E’ UN MASSACRO : 250 MORTI, FONTE AL JAZEERA

“THEY WILL WIPE OUT BENGASI.

Sinceramente, mi manca lo stomaco per mettere sul mio blog le immagini della visita romana di Gheddafi.

DAL LEGAME CON LA “NIPOTE DI MUBARAK”

AL LEGAME CON IL DITTATORE GHEDDAFI

CHE PELI SULLO STOMACO HANNO

I BERLUSCONIANI

I PARLAMENTARI ALLA SUA MERCE’

GLI ITALIANI CHE NON SI INDIGNANO     ?

Storicamente noi, italiani sopportiamo l’insopportabile, ora è il momento di dire BASTA.

ALTRO CHE NON ALZARE I TONI.

URLIAMOLO : BERLUSCONI DIMETTITI !

PRIMA CHE DISTRUGGA LA CORTE COSTITUZIONALE

PRIMA CHE CANCELLI I DIRITTI COSTITUZIONALI

PRIMA CHE DIVORI LA NOSTRA LIBERTA’

SE NON ORA QUANDO ?

Oltre un milione di persone, 200 piazze e 200 cortei con la forza simbolica della assenza di ogni bandiera.

La vera bandiera del corteo è stata la fine dell’invisibilità della società civile.

SE NON ORA QUANDO

Insieme abbiamo riempito quel vuoto che il monopolio mediatico del premier aveva creato intorno alle persone vere.

Scomparsi dai racconti dei media ci siamo ritrovati e riconosciuti in una comune determinazione a fermare la deriva maschilista e antidemocratica dell’era Berlusconi.

pisa 13 febbraio
Il 13 febbraio è l’inizio di un movimento popolare di liberazione del Paese dalla morsa di un governo che si è dimenticato di essere il governo degli italiani e si è ridotto all’umiliazione istituzionale di essere il governo di un premier senza popolo.

Un premier di clienti e di clientele, che pensa che tutto sia in vendita.

Il sultanato del premier Berlusconi non appartiene alla cultura democratica del nostro Paese e dell’Europa.

E’ stata la voce delle donne che ha ritrovato il coraggio e la forza popolare di dire basta, la misura è colma. “Adesso e Sempre”.

13 febbraio 2011 tutti in piazza

“Povera Italia”. Questo è il giudizio all’estero dell’era Berlusconi.

L’Italia è raffigurata sin dal Rinascimento, con l’immagine di una giovane donna e il 13 febbraio, saranno proprio le donne a scendere in piazza con Lei, per difendere il futuro e per dire basta, la misura è colma a partire dalla dignità calpestata delle donne.

se non ora quando

Il Bunga Bunga non è solo una questione privata, è il fondo del baratro in cui questo governo ha spinto l’Italia.

Ma un Paese non è solo un’estensione geografica, come vorrebbe la Lega.

Un Paese è ciò in cui crede.

Un Paese è definito dai principi e dai valori che rappresenta.

In questo momento l’Italia ha bisogno di ritrovarsi in quei valori e in quei principi, a cominciare dai diritti che la nostra Costituzione riconosce e difende.

Le donne e gli uomini dell’Italia dei Valori saranno in piazza il 13 febbraio, senza simboli di partito, ma con i valori in cui crediamo.

Fuori il Bunga Bunga dall’Italia democratica, fuori la cricca degli aiutini, fuori un governo che ha lasciato le macerie a L’Aquila e i rifiuti a Napoli, che fa scempio del passato e del futuro del Paese.

Saremo in piazza “perché ai figli bisogna dire che si è stati a schiena dritta, non che si può strisciare come vermi”, Maria operaia a Mirafiori, (una voce raccolta da Luca Telese su Il Fatto) .

IL SILENZIO DELLE DONNE

Dove sono oggi, le donne italiane ?  Dove è rimasta soffocata la loro voce ?  Dove sono le “altre” donne, quelle che si guardano allo specchio cercando se stesse e non un fantoccio da esporre sulla pubblica piazza dei gesti ammiccanti, dei volti artefatti, delle voci gridate ?

In Italia solo il 46% delle donne ha un impiego. Di queste, il 27% lascia il posto dopo la prima gravidanza. Un altro 15% non rientra dopo il secondo figlio. Una situazione che non trova eguali in Europa. Ecco dove sono le donne in Italia, sono diventate invisibili, come i disoccupati, come gli studenti, come la realtà quotidiana di milioni di italiani. Non corrispondiamo all’immagine che di noi vuole lo scintillio dei riflettori.

Per le donne i riflettori si accendono su un’identità femminile plasmata ad arte dalle attenzioni del mercato, che vuole una donna ossessionata dal suo aspetto e dall’approvazione degli altri, in una corsa continua verso le immagini artefatte di una leadership di carta, fatta di corpi modellati più per distruggere che per vivere.

Lontano dai riflettori, le donne sono costrette ogni giorno a lottare per resistere ad una crisi economica che le sta mettendo sempre più ai margini della vita lavorativa, con una mobilità sociale bloccata soprattutto per le donne e i giovani, per i quali l’ascensore sociale, ormai da qualche anno, si muove solo verso il basso.

La nostra classe dirigente è la più anziana e la più maschile d’Europa. Si è smesso di investire e di credere nella crescita di una nuova classe dirigente. Non sono il merito, le capacità, i progetti, la personalità di uomini e donne a fare la differenza. Tutto si compra, si comprano gli appalti, si comprano i posti di lavoro, si compra il futuro di pochi e cancellando il merito si distrugge il tessuto sociale ed economico del Paese.

La corruzione, dagli appalti di tangentopoli è arrivata dentro le nostre case, non possiamo considerarci fuori dal Bunga Bunga se non alziamo la testa e cominciamo a dire di no, apertamente e pubblicamente, uomini e donne.

C’è un’Italia che si è rinchiusa dentro la corte del Sultano e ha chiuso gli occhi, il resto del Paese deve andare avanti e riaccendere i riflettori sulla vita reale e sui fatti. Portiamo l’Italia lontano dal “Bunga Bunga” e dalla schiavitù dell’ “aiutino”. Una schiavitù che non conosce differenze di genere ed è diventata un cappio al collo, che toglie il respiro al futuro di tutto il Paese.

L’Italia sale sopra i tetti, anche il Maestro Barenboin si sporge dalla buca in difesa della cultura

“Signor Presidente della Repubblica, Autorità, Signore e Signori: sono molto felice di dirigere anche questo anno il sette dicembre alla Scala, sono molto onorato di essere stato dichiarato Maestro Scaligero. Per tale titolo, ma anche in nome di tutti i miei colleghi che suonano, cantano, ballano, e lavorano non soltanto in questo magnifico teatro, ma in tutti i teatri di Italia per dirvi a qual punto siamo profondamente preoccupati per il futuro della cultura in nostro paese e in Europa, e se mi permetete, vorrei che ricordiamo insieme l’ articolo 9 della Costituzione Italiana: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e Artistico della Nazione”

“Secondo qualcuno con la cultura non si mangia, ma anche mangiare troppe altre cose può far male.

Tagliando la cultura si taglia l’anima italiana”

Daniel Barenboin

L’Italia chiede futuro e sale sui tetti delle Università e sui monumenti simbolo del nostro Paese nel mondo, per dare visibilità, in mezzo al nulla dell’informazione sempre meno libera, al collasso dei pilastri su cui si dovrebbe costruire la ripresa dell’economia nazionale.

UNIVERSITA’,  RICERCA,  INNOVAZIONE,  CULTURA , SVILUPPO,  LAVORO .

Governo assente e Paese in ginocchio.

L’ITALIA DELL’ILLEGALITA’ E DEI PRIVILEGI STA DIVORANDO LA PARTE SANA DEL PAESE

L’Italia è  riuscita  in questi  ultimi anni a   raggiungere i primi posti   nelle classifiche     europee delle peggiori    performance.

Il confronto con gli altri Paesi europei, ci racconta un’Italia che rema contro se stessa, e ci fornisce uno spaccato inequivocabile, di una crisi economica italiana, che è una crisi al quadrato :

alla crisi finanziaria globale si somma esponenzialmente una crisi tutta tricolore.

crisi economica tricolore

Le azioni da intraprendere per uscirne sono urgenti e difficili, vanno a toccare la pancia del Paese, a cui in questi anni si è rivolto il sistema Berlusconi del “ghe pensi mi”.

Meglio mettere a dieta la pancia che spengere i cervelli :

LA RIPRESA E LA CRESCITA IN ITALIA

NASCONO DALLA LEGALITA’

E DALLA FINE DELL’IMPUNITA’

QUESTE LE CIFRE DELLA FINANZIARIA DELLA LEGALITA’

1) 335 MILIARDI DI SOMMERSO

il 22% del Pil in Italia resta nascosto nella palude del sommerso. Siamo la pecora nera d’Europa, i primi dei peggiori. Un’economia che sfugge al controllo e alle rilevazioni della pubblica amministrazione, non paga né tasse né contributi e non è soggetta  alle norme sul lavoro, evade il  fisco, sottrae risorse al bilancio pubblico, distorce la concorrenza.

2) 200 MILIARDI DI EVASIONE FISCALE

3) 60 MILIARDI  L’ANNO DI CORRUZIONE

LA FINANZIARIA CHE TAGLIA GLI SPRECHI E I PRIVILEGI

1) COSTI DELLA POLITICA

2) BUROCRAZIA

la peggiore del mondo, in termini di sprechi di danaro e di  tempo, secondo il World Economic Forum.

3) RIFORMA DEI SALARI

Siamo agli ultimi posti se si considera il salario medio annuo, ma ai primi se si calcola il cuneo fiscale, il risultato : annientare il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti.  In Italia 14.700 euro, mentre negli altri paesi europei le retribuzioni nette annue si aggirano in media intorno ai 25.000. Questo perchè la differenza tra costo del lavoro e retribuzione netta,  in Italia è la peggiore d’Europa .

4) DISUGUAGLIANZE

L’Ocse e la Banca d’Italia fotografano un Paese sempre più diseguale. Gli italiani più ricchi hanno un reddito superiore di dodici volte quello dei più poveri. I penultimi in Europa, ci supera solo la Gran Bretagna, con un rapporto che sfiora il 14, mentre la Germania è al 6,9, la Spagna al 10,3, la Svezia al 6,2. Va sempre peggio, negli ultimi dieci anni, le diseguaglianze si sono accresciute di oltre cinque punti.

La mobilità sociale generazionale e di genere è la peggiore in Europa.

Il 45% dei leader italiani, nella politica, nelle istituzioni e nel mondo produttivo, ha più di 70 anni.

Solo un 25enne su 4 è occupato, e quel 25enne impiegato è sempre precario. Il rischio di povertà in Italia cresce al diminuire dell’età,si tratta di un fenomeno nuovo, 30 anni fa la situazione era esattamente capovolta.

Le donne sono messe anche peggio, siamo al 26° posto sui 27 paesi dell’Unione Europea, dietro di noi solo Malta, per la pesenza di donne in politica ed economia.

COME SI DICE ” BUNGA BUNGA ” IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO?

Cliccate “bunga bunga” sui dispositivi di ricerca dei più importanti media mondiali e non ci sarà scampo di fronte  all’istantanea di un Paese “stanco della crisi” e ridotto al “bunga bunga” , incapace di vedere e di reagire.

In questa cruda esibizione sul palcoscenico nazionale di vizi privati e di costi pubblici, che sono le  interferenze tra poteri dello Stato per far tacere l’eco delle storie segrete di corruzione di giudici e di minorenni, che sono l’indifferenza per i diritti fondamentali dei singoli e della comunità, l’elenco è lungo, ma l’aspetto pubblico che temo di più , riguarda le conseguenze sociali, di un’ Italia in cerca del bacio della fortuna del premier “ghe pensi mi”.

Un’Italia che preferisce le scorciatoie all’etica,

l’aiutino alla voglia di credere in  sé stessi.

Questa è la peggiore eredità che sta preparando il modello Berlusconi. Non siamo certo innocenti, l’autostrada dell’ “aiutino” era già pronta, si trattava solo di stabilire il prezzo del pedaggio, è la speranza, che in questi anni, è stata spazzata via. Continuare la strada del ’92 di rinnovamento e di legalità. Opzione svanita come neve al sole della Sardegna di Mr B, delle luci accecanti del palcoscenico, della scomparsa del merito  .

Portare i propri figli all’asta della disillusione e del cinismo NO, QUESTA VOLTA NO. I nostri figli non prepareranno il “trolley rosa per la Sardegna” , non leggeranno tradotta in tutte le lingue la barzelletta del Bunga Bunga.

Non è possibile che il limite non arrivi mai, prima il fango sulla Magistratura, sulla Costituzione e sull’Informazione libera, niente, nessuna indignazione veramente nazionale.

Ci deve essere un limite che le nostre coscienze percepiscono come insuperabile, almeno questo,

non saremo la generazione che consegnerà ai propri figli solo la speranza di un aiutino.

Se non viene fuori, ora, in un Paese che si è risvegliato una mattina come il Paese del Bunga Bunga,  l’unione e la fermezza per reagire, non ci resterà altro che scegliere  se comprare il trolley per la Sardegna o per la fuga.

La fuga  dal  Paese degli aiutini, delle leggi ad personam, dell’impunità legale e morale, dell’incapacità di dare valore al futuro.

 

DUE ITALIE

Due Italie, una in salotto  e quella vera nascosta in soffitta,

nessun impegno per affrontare nodi e problemi che si riversano irrisolti nella vita di ogni giorno.

I dati dell’Ocse stimano che nel 2010  il debito italiano arriverà al 121% del Pil,

il rapporto peggiore d’Europa.

-Germania, nonostante che in termini assoluti abbia un debito più alto del nostro, in rapporto al Pil è l’87%,

-la Gran Bretagna è all’80%,

-gli Stati Uniti, al 100%, la ricchezza prodotta sarà pari al debito, nonostante la peggiore crisi della storia americana.

Invece di tagliare i privilegi si tagliano i diritti, bloccando innovazione e sviluppo .

Tagli alla Sicurezza : 451 milioni di euro nel 2009, 3 miliardi di euro nel triennio, con una riduzione di organico di oltre 4mila unità nella sola polizia di Stato.

Tagli alla Giustizia : 900 milioni di euro, ma ministro e sottosegretari si concedono l’aumento.

Tagli alla Scuola : tagli per 6 miliardi di euro in tre anni, 87.000 posti in meno per i docenti e 45.000 in meno per il personale Ata.

Difficile mettersi di fronte al quadro esposto in salotto, dell’ottimismo e della ripresa, con la prospettiva di un Paese che sta inesorabilmente scendendo in tutte le classifiche mondiali, e che sale solo in quelle sbagliate .

Saliamo :

-in quella della corruzione, dove siamo all’84° posto al mondo,

-in quella sull’incidenza della burocrazia, aprire un’azienda in Italia comporta 9 procedimenti, 13 giorni lavorativi, 3795 dollari di spese. In Francia : 7 procedure, 8 giorni di tempo, 305 dollari,

-in quella dell’evasione fiscale.

Scendiamo :

-in quella dell’indice di libertà economica che per il 2009, passa ad essere al 78° posto, e in Europa 32° su 43 paesi considerati,

-in quella sulla libertà di stampa, 72° posto, siamo retrocessi nella categoria dei paesi ‘parzialmente liberi’, unico paese europeo a retrocedere dalla categoria dei ‘paesi liberi’ a quella dei paesi dove la libertà è parziale.

Tre milioni di persone sono sotto la soglia di povertà in Italia, e molte altre risparmiano sui beni di prima necessità e con fatica arrivano alla fine del mese. Si parla del 10% della popolazione a rischio di sostentamento.

L’ottimismo di chi preferisce guardare dall’altra parte mette a rischio il futuro del Paese, ci vuole CORAGGIO per essere ottimisti senza inganno, solo affrontando la realtà dei dati che disegnano il “quadro” di una crisi tutta italiana, si è in grado di invertire la rotta, evidentemente, però c’è una forza politica, economica e sociale che da un Paese in Crisi ne esce “Grassa”, questo è l’ottimismo più infido.

1.757,534 miliardi di euro di debito pubblico non devono spaventare, lo dice il ministero dell’Economia che stima l’attivo patrimoniale pubblico, in oltre 1.800 miliardi : oltre ai beni materiali, tutti gli immobili, i crediti e le partecipazioni delle amministrazioni centrali, degli enti locali, degli istituti di previdenza.

si mettono in conto anche le risorse naturali, fiumi, laghi, ghiacciai e demanio marittimo :

il livello di preoccupazione, quando si calcola il valore economico delle risorse naturali di un Paese difficilmente può restare sotto controllo,

fiumi, laghi, ghiacciai,

significa

ACQUA,

significa

SOPRAVVIVENZA,

VITA.

Ecco ancora una volta l’importanza dei tre referendum per dimostrare che i diritti non si tagliano e che noi cittadini siamo ancora in grado di difenderli.

Un link per indignarsi dedicato a chi trova i toni di questo post troppo accesi,

“Treasures put up for sale in battle against soaring national debt”.

60 340 328 VOCI IMBAVAGLIATE PER CANCELLARE LA VERITA’

“La nostra libertà dipende dalla libertà di stampa,

ed essa non può essere limitata senza che vada perduta. “

Thomas Jefferson

libertà di stampa cancellata

La “legge bavaglio” cancella l’informazione in Italia. Non avrà più alcun senso leggere un giornale o ascoltare un tg , sapendo che ciò che accade veramente, resta sepolto sotto le macerie della libertà di stampa,  combattuta e sconfitta da una guerra iniziata molti anni fa, con il bavaglio stretto sulla voce di due  firme storiche del giornalismo italiano come Indro Montanelli ed Enzo Biagi,  culminata oggi, nella fine del giornalismo d’inchiesta, in un Paese dove la verità storica e giudiziaria sugli anni che vanno dal ’92 ad oggi è buia come il buio di questa nuova notte della Repubblica.

“Se la libertà di stampa significa qualcosa,

significa il diritto di dire alla gente

ciò che non vuol sentirsi dire.”

George Orwell

SENZA INVESTIMENTI SU SVILUPPO, OCCUPAZIONE E REDDITI CI ASPETTA UNA “CRESCITA SENZA OCCUPAZIONE”

La ripresa di cui tanto si parla, se e quando comincerà a farsi sentire, non coinciderà necessariamente con nuovi posti di lavoro.

ECONOMIA SOSTENIBILE

Sarà una ripresa senza nuova occupazione a meno che non si intervenga sul mercato del lavoro con incentivi e politiche occupazionali a lungo termine.

Senza una mirata politica occupazionale non ci sono reali prospettive di nuovi posti di lavoro, ci aspetta quella che viene definita una “crescita senza occupazione”.

In Italia gli incentivi all’occupazione, rispetto ad altri Paesi europei, sono pochi e poco efficaci.

La debolezza del mercato del lavoro italiano rispetto a quello europeo è evidente anche sul piano dei redditi, nell’ultimo rapporto dell’Eurispes ‘Italia 2010’ , l’Italia è al ventitreesimo posto tra i Paesi dell’Ocse se si considera il il salario medio netto annuo percepito da un cittadino italiano, pari a 14.700 euro, mentre negli altri paesi europei le retribuzioni nette annue sono del 20%-30% più alte, si aggirano in media intorno ai 25.000 dollari, Germania (29.570), Francia (26.010), Spagna (24.632) .

Raggiungiamo invece i primi posti, il sesto, per il cuneo fiscale, la differenza tra costo del lavoro e retribuzione netta, che in Italia arriva a pesare – nel caso di un lavoratore dal salario medio single e senza figli – per il 46,5% .

Le famiglie italiane stanno  reggendo all’urto della crisi  grazie soprattutto agli “ammortizzatori sociali familiari”, la “solidarietà parentale”, che tampona gli effetti immediati della crisi, ma ne determina di nuovi, incide negativamente sulla mobilità sociale e non aiuta lo sviluppo e la modernizzazione del mercato del lavoro, si fonda su passati diritti invece di creare e difendere quelli attuali.

Oggi, sono le famiglie in cui entrambi i partner lavorano che, in Italia come in Europa, sono in grado di reggere gli effetti della crisi, il problema italiano sono le basse percentuali del lavoro femminile, quindi il minor numero di famiglie italiane, rispetto a quelle europee, in grado di arrivare alla fine della crisi indenni .

Un esempio concreto di come la mancanza di una vera politica di sostegno alle famiglie ed ai redditi incida a 360° sull’economia e su un  mercato del lavoro, che in Italia è un mercato sempre meno giovane e sempre meno rosa.

Un dato su tutti, solo un venticinquenne su 4 lavora in Italia e quando è impiegato è sempre precario.

Una donna su cinque in Italia lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio. Questo aspetto non è rilevante solo dal punto di vista della parità di genere, ma esercita delle conseguenze che sono negative in termini di crescita economica e di stato del mercato del lavoro. Si tratta di una pluralità di effetti negativi che pesano sullo stato dell’occupazione in Italia e sulla capacità delle famiglie di reggere la crisi.

Il Trattato di Lisbona traccia una “road map” , una tabella di marcia per la parità tra donne e uomini, il tasso percentuale dell’occupazione femminile tra i 15 ed i 65 anni in Italia è del 47,2%, 11 punti in più rispetto al 1993, ma 13 in meno rispetto agli obbiettivi del Trattato di Lisbona.

L’ostacolo maggiore che si pone tra le donne ed il lavoro è quello dell’impegno familiare.

Se prendiamo in esame le donne tra i 35 ed 44 anni, quelle non sposate hanno tassi di occupazione più alti,  l’87% per le donne non sposate, il 72%, per le donne che sono in coppia ma non hanno figli , il 52% per le donne che vivono in coppia ed hanno figli, tra queste ultime il tasso di occupazione si abbassa con l’aumentare del numero dei figli, con un solo figlio il tasso di occupazione è il 64%, con due o più figli scende al 34%. Su questi dati incide anche l’area geografica, (1 caso su 6 sono le donne che lasciano il lavoro al centro nord, ed 1 su 4 al sud), ed il livello di istruzione, (1 su 3 con licenzia media, 1 su 13 per le laureate). 

“PENSAR A LA NOSTRA XENTE” NON CI PORTERA’ LONTANO NEL XXI SEC.

 

Ecco a voi l’Italia del “Bengodi”

Non voglio fare “l’ intellettuale noioso ” o peggio “il moralista” ma questo continuare a dire che l’Italia del Pil più alto vota Lega e Pdl mi sembra davvero una semplificazione del tutto fuorviante, è diventato però  il “mantra ” dei commenti postelettorali.

La Padania oggi titola “PENSAR A LA NOSTRA XENTE” , se questa è la politica economica e sociale del Super Nord, temo che non resterà Super ancora per molto, perchè una cosa sono gli slogan, un’altra le soluzioni a problemi che sono tutt’altro che della “nostra xente”, usando le parole di  Zygmut Bauman “Le città sono diventate le discariche di problemi concepiti e partoriti a livello globale”.

Come si fa a credere in un modello di sviluppo per  “la nostra xente” quando l’economia è in crisi, le aziende chiudono e tutto è cominciato  dai mutui subprime dei ceti medi americani a migliaia di chilometri dalla “nostra xente” ?


L’Italia degli slogan non è l’Italia reale, c’è un sistema produttivo del Nord-Est che è profondamente in crisi , l’etica del lavoro, l’umiliazione del fallimento stanno nascondendo i dati reali della crisi, ed insieme, anche la capacità di rimettersi in discussione per ripartire chiedendo aiuto. Siamo esseri umani non “uomini del fare” , dietro la cartapesta dei miti berlusconiani c’è una realtà sociale ed economica che ha bisogno di ripartire da un  nuovo modello di sviluppo e da un  diverso rapporto tra istituzioni ed economia, come in questi mesi, stanno facendo tutti gli altri Paesi industrializzati.

Si continua a pubblicare l’immagine di un Nord-Est scattata cinque anni fa, per paura di  di scattarne una nuova, oggi. E’ un modo per nascondere il fallimento del “sistema delle scorciatoie individuali”, come io chiamo il “sistema Berlusconi”. E’ un modo per continuare a vendere lo slogan del “NOI” contro “LORO”,  l’etica della “nostra xente” , invece di trovare soluzioni di sviluppo si sceglie la “guerra tra poveri” per consolidare il potere di pochi sull’ignoranza di molti .

“Tutti possono diventare Berlusconi”, nel frattempo però, diventa sempre più ricco un solo Berlusconi e tutti gli altri vengono lasciati sempre più poveri e sempre più soli, in mezzo ai tagli a tutte le politiche di sviluppo e di innovazione, di formazione e di ricerca. Si taglia il futuro e si lascia “la nostra xente” contenta di poter dire che c’è qualcuno che sta peggio di noi, e quel qualcuno non avrà niente prima di me. Bella consolazione!

Veniamo invece alle Regioni del centrosinistra, noioso ed intellettuale, del pensiero critico e del pluralismo.

Io penso alla Toscana, grazie a quelle politiche che guardano anche agli “altri” e ad “altro”, oggi nel mezzo della crisi economica globale, quando “ripresa” non coincide con nuovi posti di lavoro, quando è dall’ innovazione e dai nuovi settori che ripartono le  prospettive concrete per il  mercato del lavoro, ringrazio di vivere in una regione che da una parte difende il diritto al lavoro con politiche sociali e dei servizi che garantiscono tutti e dall’altra è nel settore delle nuove tecnologie, delle energie sostenibili ai vertici di tutti i report sugli indici di sostenibilità delle regioni italiane.

GIOVEDI’ 25 MARZO L’INFORMAZIONE LIBERA TORNA IN TELEVISIONE

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