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BUNGA BUNGA ON TRIAL

Tutte le grandi agenzie mondiali hanno trasmesso da un capo all’altro del mondo il “rinvio a giudizio per prostituzione minorile e concussione” di Berlusconi. L’epilogo del Bunga Bunga.

Breaking news su tutti i siti on line, da Al Jazeera a Fox, dalla Cnn alla Bbc, non c’era canale sul satellite che non ha aperto con la notizia.

Questa mattina sono arrivate le prime pagine nelle edizioni cartacee.

Basta. L’Italia non è l’Italia di Berlusconi, l’interesse personale di Berlusconi, la difesa dell’imputato Berlusconi sta inquinando la dignità delle istituzioni, l’attività legislativa, l’economia e la società italiana.

Non si salva neppure il Pdl, l’imputato Berlusconi è in conflitto non solo con l’interesse del paese e dei suoi cittadini , ma anche con gli interessi del suo stesso partito e di tutta la coalizione di centrodestra.

Qual’è l’anomalia italiana,

  • perché in qualunque altro paese al mondo le dimissioni sarebbero state immediate,
  • le parole di attacco ai magistrati e a tutta la magistratura sarebbero state impronunciabili,
  • le leggi ad personam in aperto conflitto con i principi costituzionali sarebbero state inconcepibili,
  • le offese alle donne, le candidature alle elezioni di ogni ordine e grado scambiate per un regalino del giorno dopo a spese dei contribuenti.

L’elenco è lunghissimo, lo sguardo severo della diplomazia internazionale lo specchio in cui si riflette un premier impresentabile.

Azzerato il calendario della diplomazia internazionale, il vuoto intorno all’Italia berlusconiana è ormai inevitabile ed esplicito.

Il premier può anche chiudersi nel bunker di una maggioranza comprata al mercato della politica che non conosce “né disciplina né onore”, in questo caso l’altra politica non potrà restare a guardare, la situazione è grave, il fondo del baratro istituzionale è davanti ai nostri occhi e a quelli di tutta l’opinione pubblica mondiale.

Sembra di essere tornati al 1992, quando Antonio Di Pietro, da magistrato di Mani Pulite, chiedeva un intervento della politica per le implicazioni esclusivamente politiche dell’inchiesta, ancora oggi, si getta tutta la responsabilità sull’aspetto tecnico delle sentenze e si omettono i giudizi e le conseguenze del livello esclusivamente politico.

I leader politici americani, inglesi, francesi e di qualunque altro paese, fatta eccezione per l’Italia berlusconiana, si dimettono prima di essere ufficialmente inquisiti, ai primi sussurri di scandalo, non perché sono moralmente più responsabili ma perché il sistema politico e istituzionale fa funzionare i suoi anticorpi. Sono gli stessi partiti di provenienza e i loro sostenitori che per il bene del partito stesso fanno pressioni per le dimissioni. In Italia, con la legge elettorale in vigore, i parlamentari dipendono direttamente ed esclusivamente dalle segreteri dei partiti, la rielezione dei parlamentari del Pdl è nelle mani di Berlusconi, quale pressione possono mai esercitare?

Ci sono due scenari che possono aprirsi nei prossimi mesi, il governo non molla e continua a non governare il paese, a chiudersi ancora di più dentro la trincea dell’attività legislativa in difesa del premier e dei suoi interessi di privato cittadino, economici e giudiziari.

Il secondo, ancora peggiore, l’uso da parte di Berlusconi delle elezioni come una chiamata alle armi contro la magistratura, un plebiscito per l’immunità.

Solo l’opposizione può impedire una deriva così drammatica per il paese.

19 luglio 1992

“Io da quando è morto mio fratello non l’ho ancora pianto.
Io da quando è morto mio fratello non l’ho ancora seppellito.

Non posso descrivere la sensazione di cosa ha significato rivivere lo sgomento, la ribellione e la coralità che nel ’92 ha unito tutta l’Italia nel chiedere GIUSTIZIA e sentire che niente è cambiato, che quella GIUSTIZIA ha ancora più bisogno di noi di allora .

In un attimo tutti insieme dallo stomaco al cuore, in un atto corale di onore e di amore per la dignità ed il senso dello Stato che le stragi del ’92 avrebbero voluto cancellare dalla memoria del Nostro Paese, abbiamo urlato in una voce sola RESISTENZA RESISTENZA RESISTENZA a squarciagola dallo stomaco al cuore, dalla rabbia all’amore per quel senso dello Stato che quell’esplosivo ha straziato e che SALVATORE BORSELLINO ha riportato nei nostri cuori e sulle nostre labbra fuori da quelle macerie che ancora oggi infangano il Nostro Paese.
Non ci sono parole che descrivano l’attimo in cui tutti in un coro di memoria e di dolore ci siamo alzati come una sola persona per stringerci con forza e non con commozione intorno ad un uomo che con la sua fragilità fisica e la sua forza morale di testimonianza ci ha strappato un grido che non ricordavamo più di aver seppellito dentro di noi in tutti questi anni, ma quel grido è lì e deve essere solo tirato fuori perchè quelle macerie sono ancora lì per soffocare l’onore e la dignità dei servitori dello Stato e di tutti noi .