Archivio per Diritto

REFERENDUM : VOTA SI PER CANCELLARE IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO, LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA E IL NUCLEARE

3 REFERENDUM PER DIFENDERE I DIRITTI DI TUTTI

CONTRO I PRIVILEGI DI POCHI

CHE STANNO DIVORANDO :

.  IL NOSTRO PAESE,

.  I PRINCIPI FONDAMENTALI DI UNO STATO DI DIRITTO

.  E LA NOSTRA COSTITUZIONE REPUBBLICANA

3 REFERENDUM PER ABROGARE :

  1. LA LEGGE SUL LEGITTIMO IMPEDIMENTO CHE RENDE ALCUNI CITTADINI “PIU’ UGUALI” DEGLI ALTRI
  2. LA  LEGGE RONCHI SULLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA
  3. LA LEGGE 6 agosto 2008, n. 133 CHE REINTRODUCE IL  NUCLEARE IN ITALIA SULLA SCIA SPECULATIVA DI UN NUCLEARE FRANCESE IN VIA DI ROTTAMAZIONE

IL TESTO DEI QUESITI REFERENDARI :

LEGITTIMO IMPEDIMENTO

ACQUA

NUCLEARE

500.000 voci in difesa dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, della sostenibilità e delle energie alternative, dell’acqua pubblica intesa come un diritto inalienabile di ogni essere umano, questi tre referendum sono oggi l’unico strumento democratico per restituire la voce ai cittadini sul futuro perché sia il futuro di tutti e non diventi il futuro di pochi.

Il futuro di pochi speculatori che si arricchiranno su un nucleare di terza generazione superato ed in via di rottamazione, già oggi, figuriamoci tra 20 anni quando entreranno in funzione le centrali nucleari “italiane” ?

oppure

Il futuro di tutti, generazioni presenti e future,a cui rischiamo di lasciare molte scorie radioattive ed arretratezza sulle nuove tecnologie dell’energie alternative ?

Il futuro delle multinazionali dell’ acqua, che secondo un recente studio delle Nazioni Unite sarà l’oro blù di questo millennio?

oppure

Il futuro delle popolazioni di oggi e di domani capaci di difendere un uso delle acque  indirizzato al risparmio e al rinnovo delle risorse del “nostro” patrimonio idrico e  capace di salvaguardare le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di quel patrimonio idrico ?

Il futuro di pochi cittadini al di sopra della legge ?

oppure

Il futuro dei diritti di tutti garantiti dalla nostra Costituzione ?

3REFERENDUM per un futuro senza privilegi di casta che umiliano i diritti inviolabili di tutti, un futuro che crede nelle energie alternative e nella sostenibilità, senza scorie da nascondere e cittadini da ingannare ed un futuro in cui l’acqua è un diritto inviolabile dell’uomo e non l’oro blu del secondo millennio, non una merce in balia delle speculazioni finanziarie ma un diritto da difendere per tutte le generazioni che verranno dopo di noi.

Per questi motivi ho deciso di partecipare attivamente alla raccolta delle firme per i tre referendum, tutti i giorni, a contatto diretto con i SI (moltissimi) e con i NO (…) di centinaia di persone. Credo sinceramente che si debbano trovare tutti gli strumenti democratici per invertire un senso di marcia che fa sentire i furbi sempre più furbi, che riduce le prospettive culturali, sociali e politiche alla dimensione dell’immediato sfavillante raggiungimento di un piccolo privilegio dimenticando l’importanza dei diritti. La raccolta delle firme per questi tre referendum è un inizio, per riportare i diritti dentro la politica e la società.

ACQUA

QUELLO CHE NON VIENE DETTO SULLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA :

1) L’acqua privata è più cara dell’acqua pubblica . Costi alle stelle e servizi peggiorati, questo è stato il giudizio della città Parigi sulla privatizzazione dell’acqua, era il 1984, fu Jacques Chirac, allora sindaco di Parigi, a dare il via alla privatizzazione dell’acqua, finita nelle mani di due grandi multinazionali come Veolia e Suez. Dal 1° gennaio 2010 a Parigi l’acqua è di nuovo pubblica e si stima un risparmio di 30 milioni di euro l’anno che verranno reinvestiti per migliorare la rete idrica.

2) Concorrenza o monopolio ? In un contesto mondiale in cui si torna all’acqua pubblica, l’Italia della privatizzazione sarà un facile “bottino” per le multinazionali dell’acqua, un oligopolio privato in sostituzione di molti servizi pubblici.

3) Un bene oppure un diritto? Quando un bene è insostituibile diventa un diritto e non si può fare mercato dei diritti. La disponibilità e l’accesso all’acqua potabile deve essere riconosciuto e garantito per legge come diritto inalienabile ed inviolabile della persona.

4) Mercificare l’acqua significa sottrarre il bene principale per la sopravvivenza alla sfera dei diritti inalienabili, significa, mettere le risorse idriche che non sono inesauribili sotto la legge del profitto, che vuol dire prezzi più alti e poco controllo sui consumi, non solo, significa non poter più contare sulle risorse idriche del nostro Paese in caso di mancanza di acqua, le leggi del mercato sono chiare, chi paga prende tutto.

5) L’uso delle acque deve essere indirizzato al risparmio e al rinnovo delle risorse del “nostro” patrimonio idrico e deve salvaguardare le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un patrimonio ambientale integro.

NUCLEARE

Nessun mezzo per dire no al nucleare, tranne il referendum, per ribadire il NO del 1987 e per difendere l’innovazione e lo sviluppo.

Quattro centrali nucleari forniranno meno dell’8% dell’energia elettrica nazionale e non prima del 2020, nessuna voce ai cittadini, solo il referendum, può fermare un’ l’Italia che torna indietro.

L’Europa sta andando nella direzione delle energie rinnovabili. Nell’Unione Europea solo la Finlandia ha in cantiere un nuovo reattore, di tutti gli altri paesi nessuno eccetto l’Italia ha in programma di investire sul nucleare. Perchè ?

Costano troppo : costa costruirle, costa rispondere a tutti i requisiti di sicurezza, costa la materia prima, costa produrre l’energia, costa proteggere gli impianti da eventuali attacchi terroristici, costa stocare le scorie e costa smantellarle.

Nel mondo ci sono 439 centrali in attività, per una potenza installata di 371.647 MW, che contribuiscono però solo per il 15% della produzione elettrica mondiale. Dove sono le centrali nucleari e dove ne verranno costruite di nuove ?

Il nucleare è oggi una fonte di energia in declino, appartiene al passato e non al futuro dell’energia.

Secondo l’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, il contributo dell’atomo al fabbisogno mondiale di energia elettrica scenderà dal 15% al 13% entro il 2030, ecco perché, LE CONTRADDIZIONI DEL NUCLEARE :

L’industria nucleare civile dopo aver superato i 50 anni di vita non ha ancora risolto le sue contraddizioni, dopo un così lungo periodo ci si sarebbe aspettati un miglioramento nelle tecnologie, nei costi, nella riduzione delle scorie e nella sicurezza, non ultima in una maggiore convenienza economica.

“Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro e che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie . Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. “ Carlo Rubbia

1)SICUREZZA DELLE CENTRALI NUCLEARI, si parla di una Generation IV del nucleare, ancora in fase di ricerca scientifica, per investire in sicurezza, ma al momento, la sicurezza resta una “sfida” per il futuro ed un concreto problema irrisolto per il presente .

2)SCORIE : nessuna soluzione al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi : ad oggi sono 250 mila le tonnellate di rifiuti radioattivi in attesa da qualche parte di stocaggio definitivo, se le centrali nucleari riducono le emissioni di CO2, riempiono il mondo di scorie radioattive. Dove verranno stoccati i rifiuti radioattivi italiani?

3)ACQUA : Una centrale nucleare, oltre alle scorie, utilizza enormi quantità d’acqua, compromettendo l’equilibrio idrogeologico della zona in cui viene costruita.

4)URANIO : l’Uranio è una risorsa limitata e scarsa quanto, se non più, del petrolio ed in Italia non c’è. L’U235 , l’uranio fissile altamente radioattivo, al ritmo di consumo attuale, è disponibile solo per qualche decennio ancora, uno studio dell’OCSE parla del 2050, passiamo dalla crisi del pertolio alla crisi dell’uranio.

5)TEMPI E COSTI DI COSTRUZIONE DELLE CENTRALI : Secondo un rapporto commissionato da Greenpeace, analizzando i progetti di costruzione di centrali nucleari in corso nel mondo, la costruzione di una centrale nucleare può superare del 300 per cento il budget previsto e, in media, impiegare quattro anni in più per la costruzione rispetto a quelli pianificati.

6)BOLLETTE ALLE STELLE : stiamo ancora pagando i costi per 400 milionidi euro legati allo smaltimento delle scorie delle centrali dismesse dopo il referendum del 1987, controllate alla voce A2 sulla prossima bolletta. Aggiungiamo alle bollette i costi delle nuove centrali nucleari, perchè nessun privato al mondo costruisce centrali nucleari senza finanziamenti pubblici enormi. Quanto costa il chilowatt nucleare? 8 miliardi di euro per ciascuna centrale nucleare, a cui vanno aggiunti i costi di stoccaggio delle scorie e di smantellamento degli impianti, fatti due conti il chilowatt nucleare è più caro di quello da fonti convenzionali e costa quasi quanto quello dell’eolico. Chi paga ? Noi, gli unici che in Italia che pagano, i cittadini, con un aumento delle bollette, una bancarotta per le famiglie italiane presenti e future .

7)SI SPENDE SUL NUCLEARE A SCAPITO DEGLI INVESTIMENTI SULLE ENERGIE RINNOVABILI : Non solo restiamo indietro sull’innovazione e spendiamo su un nucleare vecchio prima ancora di deporre la prima pietra della prima centrale, ma negli anni che vanno dal 2012 al 2020, l ‘Italia pagherà per l’infrazione delle direttive comunitarie in materia di riduzione delle emissioni e di sviluppo delle rinnovabili, più di 9 miliardi di euro di sanzioni. “ Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. E’ questa, una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa.” Carlo Rubbia, un’altra voce che non è stata ascoltata. “Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma.” .

LEGITTIMO IMPEDIMENTO

2 soli articoli e 8 commi approvati il 3 marzo 2010, diventati legge con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale l’8 aprile 2010 , per affermare che il Presidente del Consiglio ed i ministri sono più uguali degli altri, lo svolgimento del proprio lavoro istituzionale rappresenta “legittimo impedimento” ad assistere in aula ai processi di cui sono imputati, i giudici possono solo rinviare il processo ad altra udienza, fino alla prescrizione, nella peggiore delle ipotesi.

Annunci

IMPEACHMENT : Art. 91. della Costituzione “Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.”

Vogliate perdonare questo lunghissimo post, un mare di parole per non affondare nel buio di una scelta buia come l’ora in cui è stato firmato il decreto salva-liste.

Vi è una regola alla base di ogni democrazia, per garantire la regolarità delle elezioni e per garantire l’uguaglianza di tutti i partecipanti, una regola alla base di ogni competizione civile che i bambini imparano anche solo facendo sport, non si cambiano le regole quando la competizione, elettorale o sportiva è già cominciata, ancora peggio, con effetto retroattivo.

Quando l’arbitro cambia le regole dopo il calcio d’inizio, la partita è nulla, nessuna giustificazione vale la regolarità della competizione.

Un decreto che nasce e che ci dicono sia stato firmato dal Presidente della Repubblica per “garantire la partecipazione al voto “, di fatto invece mette il voto di tutti i cittadini italiani alle prossime elezioni regionali in pericolo. Qualora venga sollevata, da parte dei giudici del TAR o delle Regioni, la questione di legittimità costituzionale del decreto, il “pasticciaccio” del PDL e di Formigoni diventerebbe il “pasticciaccio” di tutti fino alla possibilità di mettere in pericolo la validità e gli esiti degli scrutini del 29 marzo .

Analizziamo la questione nei dettagli :

Perchè il decreto salva-liste rappresenta l’ennesimo attacco alla Costituzione, dopo il Lodo Alfano, dopo lo Scudo Fiscale ?

Perchè il Presidente della Repubblia non avrebbe dovuto firmare un decreto che calpesta oltre alla Costituzione anche gli altri poteri dello Stato ?

1) Esiste una legge,Legge 400/1988, che vieta ogni decretazione in materia elettorale .

Il decreto legge deve essere poi convertito in legge, se questo non accade, che validità possono avere le prossime elezioni?  Proprio per la natura del decreto legge  la materia elettorale viene eslusa.

Un decreto come quello salva-liste definito “interpretativo” in realtà cambia gli effetti di una legge vigente fino ad abrogarla, di fatto il dereto non rappresenta un’interpretazione ma un’innovazione.

2) Le Regioni eseritano la potestà legislativa in materia elettorale, la legge elettorale della Regione Toscana è diversa da quella di altre regioni italiane, interpretare in materia di elezioni regionali è prerogativa dei consigli regionali che al momento sono scaduti in attesa del rinnovo elettorale.

Questo sul piano del diritto, ma anche sul piano politico il decreto è “pasticciaccio” :

Il governo non ha cercato il dialogo e non ha consultato l’opposizione, anzi, dalle ricostruzioni giornalistiche finora, purtroppo, non smentite, pare che abbia aperto un’ unica via di comunicazione esclusiva, che esclude le opposizioni, con la Presidenza della Repubblica.

Poco prima della mezzanotte arriva il via libera di Napolitano che ha permesso al Governo di ignorare le offerte di aiuto di Bersani, Di Pietro e Casini, che si erano esplicitamente impegnati nella salvaguardia del diritto al voto di tutti gli elettori, ha permesso al Governo di non  riconoscere le responsabilità vere del “pasticciaccio”, di nascondere la mancanza di efficienza e di trasparenza del PDL romano e della Lista Formigoni nella presentazione delle liste e soprattutto :

di far passare il principio che quando le leggi non vengono rispettate da chi governa il Paese, le leggi devono essere “interpretate” ovvero “innovate” in modo da sanare ogni irregolarità.

Storicamente in Italia i Presidenti della Repubblica vicini all’impeachment scelgono le dimissioni, lo ha fatto Giovanni Leone, che fu il primo senatore a vita a diventare Presidente della Repubblica Italiana, coinidenza che si ripeterà solo nel 2006, con l’elezione di Giorgio Napolitano, e Francesco Cossiga, dimissioni chieste formalmente dal PCI nel caso di Giovanni Leone e del PDS nel più complesso caso di Cossiga. Dopo l’archiviazione di una denuncia nei suoi confronti per attentato alla Costituzione, presentata nel dicembre 1990 da Democrazia proletaria, nel dic. 1991 il Partito democratico della sinistra chiese al Parlamento la sua messa in stato d’accusa. Cossiga rispose autodenunciandosi alla magistratura ordinaria, fu prosciolto nel 1994, mentre la procedura di impeachment si concluse con l’archiviazione. Il 28 aprile 1992, due mesi prima della scadenza naturale del settennato, rassegnò le dimissioni.

I capi di accusa a suo carico sono interessanti da rileggere :

http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Cossiga#La_procedura_di_messa_in_stato_di_accusa

Prima il PCI, poi il PDS oggi l’IDV, considerano l’impeachment uno strumento di controllo democratico.

Dopo Leone fu eletto Sandro Pertini e dopo Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, storicamente le conseguenze di un impeachment hanno rappresentato tutt’altro che un pericolo per il Paese.

PASTICCIACCIO DELLE LISTE ELETTORALI : A CHIEDERE SCUSA AGLI ITALIANI NON VIENE IN MENTE A NESSUNO ?

“Non voglio guerre istituzionali, ma abbiamo subito soprusi, dobbiamo reagire.” Silvio Berlusconi

Il primo partito italiano non riesce a presentare le firme secondo le regole e diventa un sopruso,

ma di chi ?

Hanno litigato fino all’ultimo minuto sulle candidature tra le varie fazioni interne al punto che a mezz’ora dallo scadere dei termini le liste del Pdl a Roma non erano in tribunale ma in giro per la città, a fare che cosa, ?

Il primo partito italiano, il miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni (parole sue) non riescono a presentare correttamente le firme secondo le regole e diventa un sopruso, ma di chi ?

Chiedano scusa agli italiani, ammettano che la responsabilità è tutta loro e non delle regole che sono uguali per tutti, partiti grandi e piccoli.

Le regole poi, non sono un balzello formale, dipende con quale spirito si raccolgono le firme, nelle piazze, sulle strade ai mercati oppure chiusi dentro le segreterie dei partiti, se si esce fuori in mezzo ai cittadini raccogliere le firme è raccogliere il mandato dagli elettori, mettere il proprio partito in mezzo alla gente e alle voci di chi chiede alla politica risposte concrete a problemi urgenti.

PROTEZIONE CIVILE : 679 ORDINANZE, 10.4 MILIARDI DI EURO DIETRO LO SCUDO DELL’EMERGENZA PER DEROGARE ALLA LEGGE

Non bisogna confondere il riconoscimento e la stima per gli  operatori della protezione civile, vigili del fuoco, volontari, lavoratori e collaboratori che sono il simbolo della protezione civile con la persona e la gestione di Guido Bertolaso dal 2001 ad oggi.

Dal 2001 al 2009 sono state varate 679 ordinanze di protezione civile, 10.4 MILIARDI SPESI

L’ emergenza è la chiave per eludere le regole, lo è in Parlamento con il proliferare dei decreti legge, fino a diventare sistematico nella gestione della protezione civile, perchè in caso di EMERGENZA si concedono poteri straordinari in deroga alle leggi vigenti, non ci sono gare d’appalto, concorsi, nessun accesso alle carte, con il decreto-legge 7 settembre 2001, n.343, convertito con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401,  la possibilità di agire tramite ordinanze per l’attuazione degli interventi di emergenza viene estesa alla generica dichiarazione di «grande evento».

Che cosa è successo : su 679 ordinanze solo una parte fa riferimento a calamità naturali , la maggior parte rientra invece nei “grandi eventi” peraltro previsti da anni, eventi sportivi, come i Mondiali di ciclismo del 2008, i mondiali di Roma del , il passaggio nel 2004 dela Vuitton Cup a Trapani (62 milioni di euro sui quali sta indagando la Commissione parlamentare antimafia e i giudici di Trapani e Palermo).

Sulla degenerazione della gestione della Protezione Civile non c’è stato il silenzio ma  la Corte dei Conti nel 2004 e nel 2006 prima con uno studio e poi con la memoria del procuratore generale del 2006 è stoto scritto nero su bianco “nella prassi, la legge (articoli 3, comma 5, e 5) è stata intesa come un generalizzato potere di deroga e non come disposizione diretta a disciplinare i casi per i quali l’emergenza fosse talmente grave ed imminente da non poter essere fronteggiata con i mezzi della amministrazione ordinaria. “

“In molti casi gli interventi sono stati attuati, sovrapponendosi rispetto agli strumenti propri dell’intervento ordinario, con il ricorso alla normativa d’emergenza, tramite gli strumenti acceleratori della Protezione civile, la cui trasparenza gestionale veniva peraltro gravemente compromessa da eccessive semplificazioni contabili e di controllo. Le modalità espositive periodiche delle risultanze gestionali, infatti, sono di norma estremamente carenti, affidate a modelli rappresentativi dei dati contabili sintetici globali e sorrette da documentazioni giustificative strettamente legate a fenomeni contabili in senso proprio e privi degli elementi essenziali per una «misura delle attività» gestorie sottostanti (…) Il potere d’ordinanza s’è estrinsecato in un numero rilevante di deroghe e interi corpi di normativa nazionale e comunitaria in materia di appalti pubblici, esportazioni, contabilità pubblica, urbanistica, edilizia, tutela dell’ambiente, enti locali, assunzioni, inquadramenti e trattamento economico del personale.”

Un uso eccessivo e prolungato dei poteri di ordinanza ha messo a   rischio  il sistema di controllo tra i poteri, permettendo all’esecutivo di agire di fatto in deroga alle leggi vigenti.

La creazione di una «protezione civile Spa» rappresenta  un ulteriore snaturamento del ruolo originario della protezione civile, un ampliamento dei i poteri  senza definire contestualmente adeguati strumenti di controllo, significa trasformare in sistema operativo una gestione a colpi di ordinanze senza trasparenza, senza controllo e senza limiti di spesa, in deroga alle norme ambientali, al codice degli appalti pubblici e ai piani regolatori.


LA TASSA SULLA MEMORIA DIGITALE

Una tassa sull’innovazione, un cappio stretto sui consumi tecnologici, gli unici che ancora non hanno il segno meno.

Una tassa preventiva che fino ad oggi pagavamo sui cd e dvd vergini viene estesa a tutti gli aparecchi che consentono i passaggi di contenuti digitali, telefoni cellulari, chiavette usb, hard disk,  lettori multimediali, praticamente tutta la tecnologia e quando la memoria è capiente la tassa porta il prezzo alle stelle.

Perchè pagare la Siae per le foto dei miei familiari?

Perchè tecnicamente potrei scaricare materiale coperto da diritto d’autore.

Si paga una tassa sulla potenzialità tecnologica di compiere un’azione.

Era questo il governo che voleva ridurre le tasse ?

Si tassa la POSSIBILITA’ di un mancato acquisto di un’opera protetta da diritto d’autore.

Io pago la Siae per conservare le foto dei miei figli che sono di mia proprietà perchè i mezzi tecnologici che utilizzo potenzialmente mi consentono di impossessarmi di materiale coperto da diritto d’autore, pago ad altri I MIEI DIRITTI D’AUTORE.

Una  tassa che è contro il mercato e contro lo sviluppo:

  • una tassa diretta che pesa sulle famiglie a reddito fisso in modo esponenziale e penalizza i consumi;
  • una tassa sull’innovazione, sulla modernizzazione e sull’aggiornamento tecnologico.

Tassare il consumo dei prodotti tecnologici significa ridurre al minimo l’alfabettizzazione tecnologica del Paese, per di più in un momento in cui le famiglie a reddito fisso sono già al minimo della propria capacità di acquisto.

Ma in che secolo o millennio vivono ?

E soprattutto in che secolo ed in che millennio vogliono affossare il Paese?

Tasse indirette che devono pagare tutti indipendentemente dal reddito e che pesano sui consumi, non stiamo parlando del Ministero delle Finanze ma è il Ministero dei Beni Culturali che dispone l’emissione di una nuova tassa, avanti il prossimo ministero .

NESSUNO SCUDO FISCALE PER L’INNOVAZIONE E LO SVILUPPO

TANTO VA LA GATTA AL LARDO CHE CI LASCIA LO ZAMPINO

“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”

Difendere la “progressività” signica attribuire al prelievo tributario la funzione di redistribuire la ricchezza prodotta, contribuendo, con spirito solidaristico al benessere della collettività .

Siamo davvero consapevoli del significato della rinuncia ai principi costituzionalmente riconosciuti della solidarietà e del benessere della collettività ?

Le aliquote fisse della preannunciata riforma fiscale che vengono sbandierate come “il lardo al gatto”, quando vogliamo convincerlo a fare quello che vogliamo, sono lardo per pochissimi gatti e hanno carattere di regressività per tutto il sistema tributario.

Per riforma fiscale regressiva si intende la sostituzione della progressività con la regressività, significa non contribuire più alla crescita del Paese progressivamente secondo la propria capacità contributiva ma regredisce la responsabilità, un operaio paga il 23% quanto un avvocato, perchè poi l’avvocato fa shopping e fa crescere il Paese investendo, spendendo, non secondo il principio della solidarietà ma secondo il caro HOMO HOMINI LUPUS, ovvero, è l’individualismo e l’egoismo sociale alla base della crescita di un Paese.

…se vogliamo crederci…

…restiamo gli unici nel mondo…

Come i giapponesi rimasti bloccati sulle isole del Pacifico ignari della fine della guerra ci comportiamo come se il crollo dei mercati finanziari, il default dei dogmi del liberismo non fosse mai avvenuto : spostare il baricentro fiscale per rilanciare i consumi abbattendo la progressività fiscale significa aumentare le diseguaglianze sociali ed aumentare le speculazioni, in un sistema globale a quali benefici per la crescita di un Paese crediamo?

Ecco il NUOVO SISTEMA FISCALE AD PERSONAS : un prelievo fiscale ad aliquota unica, 23% per tutti i redditi sotto i 100.000 euro, la seconda aliquota al 33% riguarderebbe solo i redditi sopra i 100.000 euro corrispondenti a circa lo 0,5% dei contribuenti.

Cosa spazza via la riforma fiscale delle due aliquote?

Duecento anni di evoluzione della cultura sociale per sostituirla con la verità apodittica della crescita economica affidata alla crescita delle grandi ricchezze spazzata via dall’economia del default “più si arricchiscono le classi sociali dominanti più è ricca l’economia”, peccato che dopo il crollo di tutte le borse mondiali per la mancanza di regole e controlli il mercato non si sia rimesso in sesto secondo l’altra amatissima verità apodittica del liberismo sull’autoregolamentazione del mercato ma sono stati i governi ad intervenire per bloccare il domino del crollo finanziario.

Il domino, però, del crollo dei dogmi del passato è avvenuto in tutto il mondo tranne che in Italia dove si cura la crisi con l’ottimismo, l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie con l’abbattimento delle tasse ai grandi patrimoni, invece di detassare i redditi fissi, da lavoro e da pensione si tagliano le tasse a chi la crisi non la sente e di solidarietà non ne vuole nemmeno sentir parlare, sceglie l’elemosina, non la dignità di una politica sociale degna del XXI secolo.

I continui richiami al COMUNISMO del premier Silvio Berlusconi stanno mistificando i principi di solidarietà sociale che niente hanno a che fare con il COMUNISMO ma sono IDENTITA’ EUROPEA e NAZIONALE che ci appartiene e che ci differenzia nel mondo.

Lo Stato Sociale appartiene alla tradizione liberale, ancor prima che socialdemocratica dell’Europa, i principi della solidarietà sociale sono parte dell’ identità europea, mantenerli attuali rappresenta una sfida per l’affermarsi di un’Europa dei popoli, di un comune sentire europeo, di una scelta di cittadinanza e di civiltà.