DALLA PARTE DEI POPOLI

A Firenze al corteo antirazzista, c’era emozione e dolore, ma anche tanta speranza. 30.000 voci per dire sì alla condivisione di un sentire comune. Non solo la condanna di un feroce atto razzista, ma il riconoscimento di un cammino, che deve diventare sempre di più, un cammino vissuto insieme. La speranza è contagiosa, nei momenti in cui ci si ritrova numerosi, uno al fianco all’altro insieme. Ora, sta a tutti noi, farla crescere ogni giorno. Portare l’attimo di questa manifestazione, dentro un continum quotidiano, di consapevolezza e di riconoscimento . Mercoledì 21 dicembre, a Pisa, si tiene un incontro sull’Africa ma soprattutto un incontro con l’Africa, insieme alle associazioni e alle comunità straniere del nostro territorio, con un titolo che mette l’accento sulla condivisione di un destino sempre più comune, “Dalla Parte dei Popoli” Un’Altra Africa. Un’Altra Europa. Un’Altra Italia.

africa

C’è un’ Europa dei Popoli che deve rafforzare il suo cammino per crescere insieme ad un’altra visione del mondo. Un mondo dalla parte dei popoli. Dalla Primavera Araba, alle manifestazioni che stanno attraversando l’Europa e l’Italia, non deve più restare sullo sfondo, un nuovo patto sociale, per costruire un mondo più libero, ma anche più giusto.

Libero, innanzitutto, dalla paura. “Lasciatemi affermare la salda convinzione che l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura, è la paura.“ sono parole pronunciate nel 1933 da Franklin Delano Roosvelt. La paura non è mai un terreno fertile per la libertà. La paura ha troppe declinazioni in questi giorni, la paura di diventare un’altra Grecia, la paura di non arrivare alla fine del mese, la paura di non farcela, la paura di tutto. La nostra società ha bisogno di ritrovare solidarietà e speranza, di recuperare un passo a misura d’uomo che abbiamo perduto, di ritrovarci capaci di aiuto reciproco e di condivisione di valori comuni.

Le manifestazioni di questi mesi, dalle donne di Se Non Ora Quando, ai lavoratori, ai giovani, agli immigrati, hanno un significato che le accomuna, la riscoperta del valore della società, di una società che si ritrova e si riconosce, che cerca di recuperare un ruolo centrale in un momento in cui tutto sembra ridursi ai numeri di una crisi che è iniziata come finanziaria, è diventata economica e sta ora premendo sul piano sociale. Una società che si chiama fuori dal “ghe pensi mi” e mette avanti un agire solidale e comune. Una società che chiede che siano i popoli, la fratellanza e l’uguaglianza, di nuovo al centro della vita economica e politica.

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