TERRY, TERESA : IL “GHE PENSI MI” DEGLI SCIACALLI RACCONTATO COME UNA FAVOLA DISNEYANA


“La modalità dell’esistenza secondo l’avere non è stabilita da un processo vivente, produttivo, tra soggetto e oggetto; essa rende cose sia il soggetto che l’oggetto. Il rapporto è di morte, non di vita.” Erich Fromm

“La legge di chi è più forte.

La legge di chi è LEONE.

Tu sei PECORA rimani a casa con 2000 euro al mese (!!!).

Se invece vuoi 20.000 euro al mese, ti devi mettere sul campo e ti devi vendere tua madre.”

SCIACALLI non LEONI 

«Gagliardi:…oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito…non è che c’è un terremoto al giorno

P:..no…lo so (ride) G:…così per dire per carità…poveracci

P:..va buò ciao G:…o no? P:…eh certo…io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto

G:…io pure…va buò…ciao».

C’era una volta il “valore della bellezza” messo sul menù al mercato delle madri. Vendersi la madre, significa molto di più che vendere se stessi, significa vendere la propria nascita, cancellare sotto una montagna di oggetti, vestiti, borse, gioielli, se stessi e rinascere.

Rinascere negli oggetti di un’identità sfavillante. Rinascere senza carne, senza madre, senza famiglia. Rinascere oggetto. Perchè faticare sulla via dell’essere, quando è possibile comprarsi una vita sopra tutti gli altri, basta mettersi sul menù e il gioco è fatto.

E’ il mercato bellezza ! Il mercato non guarda l’essere, il mercato si nutre dell’avere. Un avere spasmodico che non si sazia mai, crea il nuovo essere . Senza etica, senza fatica, senza regole, senza diritti, solo luci abbaglianti e cartellini del prezzo.

Non è una fogna dell’essere ma un’elite dell’avere. Un empireo del gusto e della ricchezza. Mica gli straccetti dei comuni mortali, ma una magnifica e preziosa bara dell’essere.  Solo pochissimi possono entrarci, gli altri restano fuori nelle strade affollate e buie della quotidianità.

Solo chi vende la madre diventa “grande” nell’Italia berlusconiana. Il 22% del Pil di questa Italia che cresce a fatica dello 0,7% annuo, sfila nell’esclusivo clan degli sciacalli. Si abbuffano di sommerso, evasione fiscale, corruzione, 400 miliardi l’anno. La tassa che pagano le pecore per la baldoria degli sciacalli.

Invece di chiedere che le leggi e le regole siano rispettate da tutti, troppi italiani hanno cominciato a voler far parte della favola del “ghe pensi mi”, ognuno per sé, le regole per i fessi. Peccato che sono diventati una mandria di vitelli grassi, che se ne vanno fieri al mercato, senza rendersi conto che il passo successivo è il banco del macellaio. In questa negazione del senso di comunità, nel cancellare il dubbio, nel rifiutare gli altri per festeggiare nella baldoria la fine della società,  manca il finale.

La favola del “ghe pensi mi” si ferma alla baldoria, non c’è l’alba del giorno dopo, solo per le pecore c’è la quotidianità, il passare del tempo, la causalità degli eventi.

Gli sciacalli non riconoscendo altri che se stessi come narratori e protagonisti della storia si fermano alla festa. Ma come tutte le favole prima o poi si arriva al punto.

C’è un’ atmosfera da Mulino Bianco che pervade il racconto di Terry.

Gli oggetti sono salvifici, le conseguenze e il tempo si fermano.

Solo le pecore pagano, gli sciacalli riscuotono.

E’ davvero degno di un contrappasso dantesco che il racconto dell’era berlusconiana sia affidato alla voce e alle labbra di una delle bellezze messe in bella vista sul menù degli sciacalli.

Creata su misura per la baldoria infinita, tragicamente più pecora delle pecore di cui parla con disprezzo.

Un tassello piccolo piccolo del puzzle degli sciacalli.

Gli sciacalli ridono “alle 3 e mezza di mattina dentro il letto” con le fauci spalancate sull’abisso del terremoto dell’Aquila.

Ridono delle donne, delle madri, delle figlie, delle famiglie.

Ridono dell’umanità che non vende la madre.

Si raccontano leoni ma hanno la pelle degli sciacalli.

bunga bunga
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1 commento»

  oliva wrote @

bel pezzo silvia. sai che non avevo mai letto i resoconti delle intercettazioni sui giornali. mi ero tenuta fuori, in un certo senso in salvo. leggerli mi ha profondamente turbato, mi ha portato in un senso di irrealtà molto inquietante. poi, per fortuna, il racconto dell’orda si è stemperato e ho ritrovato le forze.


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