NON E’ PIU’ IL TEMPO DEI TITANI : L’ECONOMIA DEVE CAMMINARE A PASSO D’UOMO

7 milioni di dollari, 400 milioni di dollari odierni, diretti a tutta velocità contro un iceberg, era considerato inaffondabile, andò a picco durante ilviaggio inaugurale.

Nell’aprile 2009, il Fondo Monetario Internazionale ha stimato in 4.100 miliardi di dollari Usa il totale delle perdite delle banche ed altre istituzioni finanziarie a livello mondiale a causa della crisi del 2008.

Corrisponde ad un reddito annuo di 20.500 dollari per 200.000.000 di lavoratori.

A bordo  il biglietto di sola andata per New York, in prima classe, costava 3.100 dollari : circa 70.000 dollari odierni, quello di terza classe 32 dollari : circa 700 dollari odierni. Su 2228 persone a bordo, solo 705 sono sopravvissute. Del totale dei passeggeri di terza classe, se ne salvò solo un terzo.

La crisi finanziaria del 2008 si è trasormata in una crisi prima economica ed oggi sociale, niente scialuppe per la terza classe.

“All are victims of what people in Britain call “the cuts” — the government’s defunding of civil-society institutions in order to balance the nation’s books. Before the riots, the government had planned to cut 16,200 police officers across the country. In London, austerity means that there will be about 19 percent less to spend next year on government programs, and the burden will fall particularly on the poor.”

New York Times “Cameron’s Broken Windows”

GLOBALIZZAZIONE

“America is in many ways different from Britain, but the two countries today are alike in their extremes of inequality, and in the desire of many politicians to solve economic and social ills by reducing the power of the state.

Britain’s current crisis should cause us to reflect on the fact that a smaller government can actually increase communal fear and diminish our quality of life. Is that a fate America wishes upon itself?”

Richard Sennett, professor of sociology at the London School of Economics and New York University.
Saskia Sassen, professor of sociology at Columbia.

“Sono sul mare da ragazzo, ho navigato a vela, sono naufragato già un’altra volta, conosco i pericoli del mare. Ma questa è diversa.

Per l’imprevisto dell’iceberg?

No, per la sicurezza che avevamo. Anche ora che è successo stentiamo a crederci. Non mi sentirò mai più sicuro. Di niente.”

Che sia un iceberg o le scatole tossiche dei titoli derivati, quando si naviga convinti di essere inaffondabili, senza regole, senza paura, sopra tutto e tutti, prima o poi la corsa si ferma.

La titanica corsa al dominio degli imprevisti finisce con il diventare disumana.

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