RIMBORSI ELETTORALI E COSTI DELLA POLITICA

Il referendum abrogativo dell’aprile 1993 ottiene  il 90,3% dei voti espressi a favore dell’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti.

E’ populista oggi impegnarsi a mettere un freno ai rimborsi elettorali, oppure è semplicemente rispettare la volontà popolare.

E’ un errore stigmatizzare come populista una politica che esige anche dai partiti e dalle istituzioni quello spirito di sacrificio che si chiede sempre più spesso ai cittadini. Tagliare i vitalizi non è una proposta populista . Tagliare i costi della politica non è un’iniziativa demagogica.

Innanzitutto i costi della politica in Italia sono i più alti d’Europa e tra i paesi Ocse.

Tagliare i costi della politica e soprattutto i costi dei privilegi della politica è un’esigenza di credibilità e di trasparenza.

Si dica pure che il referendum del 1993 porta il peso di Tangentopoli e rappresenta il momento di massima sfiducia degli italiani nella politica. In realtà, in Italia, il  finanziamento pubblico dei partiti nasce e viene abrogato sempre dentro la cornice del rapporto malato tra politica ed economia.

La legge che introdusse in Italia il finanziamento pubblico dei partiti nasce, come la sua abrogazione, in seguito a due episodi di corruzione del 1965 (scandalo Trabucchi) e del 1973 (scandalo petroli). Con la Legge Piccoli n.195/1974 il Parlamento intende rassicurare i cittadini italiani proponendo il finanziamento pubblico ai partiti  come muro di fronte alla corruzione della politica da parte dei grandi interessi economici. Saranno gli scandali Lockheed e Sindona a smentire i propositi del legislatore.

Il crollo del muro di Berlino, poi aprì la pagina dei finanziamenti occulti ai due massimi partiti italiani secondo le dinamiche degli equilibri imposti dalla guerra fredda.

Quando si è arrivati al referendum del 1993, lo spirito del legislatore di mettere lo strumento del finanziamento pubblico dei partiti al servizio di un più sano e trasparente rapporto tra politica ed economia e di slegare l’azione della politica da interessi occulti era stato smentito dai fatti degli anni 1974/1993.

Prima che dal referendum il sistema in vigore del finanziamento pubblico dei partiti era stato abrogato dai fatti. Non era lo strumento in grado di incidere efficacemente sui sistemi dei finanziamenti occulti alla politica.

Proporre oggi, di aggiungere all’attuale meccanismo dei rimborsi elettorali il finanziamento alle fondazioni politiche, come prevede la proposta di legge presentata dal deputato del Pd Ugo Sposetti (ex tesoriere dei Ds) e sottoscritta da parlamentari di maggioranza e opposizione, (nessun parlamentare dell’Idv, Di Stanislao ha cancellato la sua firma), porterebbe nelle casse dei partili altri 185 milioni di euro, oltre agli attuali 170, per un totale di 355 milioni l’anno : è un errore su due fronti,

  • la mancata riduzione dei costi della politica
  • un impoverimento delle fondazioni sul piano dei contenuti e dell’indipendenza, a fronte d un arricchimento economico che ha come unica conseguenza un irrigidimento dei legami partitici ed un indebolimento dei legami con la società civile.

Il diritto costituzionalmente riconosciuto e garantito all’art.49 a tutti i cittadini “di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, ha trovato nell’anomalia berlusconiana un limite, un muro invalicabile di conflitti di interessi che rende il peso economico e mediatico di questa parte sbilanciato rispetto al metodo democratico.

democrazia ad personam

Questo non vuol dire che dobbiamo aumentare i mezzi a disposizione della politica perché il gioco è partito per la tangente del conflitto d’interesse, ma deve essere affrontato e risolto una volta per tutte un conflitto d’interesse che è iniziato nel ’94 e negli anni è solo peggiorato. Se si vuole mettere mano alla disciplina dei rimborsi elettorali e più in generale, ai costi della politica, lo si deve fare per tagliare e non per aumentarli, non per demagogia o populismo, ma solo ed esclusivamente per restituire credibilità e autentico spirito di servizio alla politica.

Berlusconi è un’anomalia nel panorama politico mondiale, tra i paesi democratici, nostri partner ai tavoli della politica internazionale. I venti articoli della riforma Sposetti, invece di porre l’accento sull’anomalia e riportarla dentro le regole democratiche, fa il contrario e nel mettere l’accento sul bisogno di maggiori finanziamenti da parte della politica finisce per piegare le regole democratiche all’anomalia.

Il referendum restituisce la voce ai cittadini e ha segnato i grandi cambiamenti sociali e politici della nostra storia, ieri come oggi, impone alla politica di ascoltare la volontà popolare. Il 12 e il 13 giugno  dipende solo da noi fare il primo passo per fermare l’anomalia Berlusconi, ripristinare l’art. 3 della Costituzione e cancellare il legittimo impedimento.

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

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