LA REPUBBLICA DEL BUNGA BUNGA

“La Democrazia esiste laddove non c’è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi” scirveva Jean-Jacques Rousseau.

E’ questo e solo questo il significato della Repubblica del Bunga Bunga. Sono anni che l’Italia dei Valori, ha scelto toni durissimi per descrivere il Governo Berlusconi. L’era Berlusconi ha le tinte buie della mancanza del merito, dell’abuso di potere, del potente che interviene su tutti i poteri dello Stato a suo piacimento, che minaccia, millanta, fino a scaricare in mezzo ad una strada una minorenne, con qualche telefonata.  La beffa è pretendere di farla raccontare come un'”opera pia”, qualcuno ci crede ?


In Italia i disgraziati sono sempre gli altri, c’è uno scollamento morale tra se stessi e gli altri, su cui l’era Berlusconi ha costruito un abisso. Nessuno vede in Noemi, Ruby e le altre i propri figli. Nessuno vede nei magistrati messi alla gogna, nei giornalisti privati dei mezzi per lavorare, nei meritevoli che perdono concorsi ad personam, in quel giovane su quattro senza lavoro, nei disoccupati che sono sempre di più, se stessi, il proprio Paese ed il proprio destino.

I privilegi di pochi sono diventati la fine dei diritti di tutti i cittadini.

E gli italiani ? Hanno preferito identificarsi in quei pochi, nei privilegi, nell’impunità e nell’arroganza?

L’ etica dell’aiutino ha fatto più vittime della crisi economica, ha cancellato il merito e la competenza, ha costruito un Paese sempre più diseguale, con una mobilità sociale inesistente. La ricchezza del Paese è sempre di più nelle mani di pochi e lì ci rimane. Perché nel Paese degli “aiutini”, niente funziona.

democrazia ad personam

Siamo diventati “paralizzati”, perché siamo drammaticamente alla mercé di un sistema che premia chi si piega e condanna chi fa il proprio dovere. Per questo se non cominciamo, tutti, a ritrovare la voce della responsabilità e dell’impegno, che parte dall’indignazione di fronte alla totale noncuranza degli interessi generali, di fronte al prevalere dell’interesse privato su quello pubblico, finiremo per restare schiacciati, da una crisi economica e sociale che non guarda in faccia a nessuno.

Se si pensa di poter affrontare la globalizzazione finanziaria e produttiva con il “ghe pensi mi”, di Berlusconi e di Bossi, si perde tutti e senza appello. Dobbiamo ritornare a riconoscere, noi stessi, negli altri, l’interesse pubblico, prima di quello privato. L’abbaglio del “ghe pensi mi”, leghista e berlusconiano, ha fatto già abbastanza danni .

Cominciamo dai Comuni, dalle Province e dalle Regioni di centrosinistra a costruire la strada dell’alternativa di governo. Un governo capace di esprimere una cultura politica e sociale che crede nel valore del bene comune, della solidarietà, della crescita, intesa sempre, come crescita economica e sociale insieme. Un Governo dalla parte dei cittadini, espressione di un’Italia capace di reagire e difendere il futuro, in un mondo che non è il cortile di Arcore .

 

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