Una vicinanza troppo spesso mancata

Il cappello con la penna nera degli alpini sopra la bara avvolta dal tricolore, così è tornato a casa Francesco Vannozzi, primo caporal maggiore, 32esimo reggimento genio della brigata taurinense.


Alle due di ieri notte è partito da San Giovanni alla Vena un pullman organizzato dalla Croce Rossa locale per portare a Roma gli amici di Francesco, vogliono riaccompagnarlo a casa, insieme.

Da Pisa a Roma, lontani da quelle strade sterrate in mezzo al deserto, dove i convogli viaggiano lentissimi, non oltre gli 8 Km orari, dove per percorrere poche centinaia di chilometri si impiegano anche diversi giorni. Siamo lontani dall’Afghanistan, l’informazione non ci avvicina ai nostri soldati, alle loro storie, al lavoro che compiono ogni giorno, alle storie dei coetani afghani, delle famiglie, delle donne e dei bambini. In questi giorni l’Afghanistan è sulle pagine di tutti i giornali italiani, lo sarà ancora per poco, come è successo altre 24 volte, per 34 italiani uccisi, dal 3 ottobre 2004 ad oggi.

Non si vive così, “dimenticandola”, la presenza di 3500 soldati italiani in missione in Afghanistan. Non si può essere vicini solo nel momento del dolore, la vicinanza deve essere sempre. Quando si prendono le decisioni, quando si definiscono i particolari tecnici di una missione, quando si seguono gli sviluppi, i successi e gli insuccessi. Da parte del Governo italiano è necessaria la massima chiarezza di fronte al Parlamento sulla missione in Afghanistan e sul rispetto dei principi della Nostra Costituzione, perchè i nostri soldati in Afghanistan, questa volta non li lasceremo da soli, non aspetteremo la prossima disgrazia per essere al loro fianco. E’ previsto per oggi pomeriggio il ritorno alla casa dei genitori, alle otto di sera suoneranno le campane a lutto per una messa che durerà fino a mezzanotte e domani si terranno i funerali .


Anche il mio nonno era un alpino ed il cappello con la penna nera era sempre vicino alla sua scrivania, lo ha accompagnato per tutta la vita, non se n’è mai separato, lo ha voluto sulla sua bara, ed il giorno dei suoi funerali si è presentato un piccolo coro degli alpini per non lasciarlo solo, fino all’ultimo.

Ognuno di noi ha un ricordo, un’emozione da dedicare in questi giorni alla memoria ed al valore dei Nostri soldati caduti in Afghanistan, per recuperare e mantenere una vicinanza troppo spesso ignorata, per chiedere la fine di una “missione di pace” che è diventata sul campo una vera e propria guerra .

Annunci

No comments yet»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: