ITALIA CENTRALE E ITALIA PADANA : DUE SISTEMI A CONFRONTO

C’è un filone del pensiero economico italiano che sta guardando alle radici dell’economia di mercato e soprattutto ai suoi prodromi nell’Europa meridionale, in particolare l’Italia, del XIII e XV secolo.

Silvia Marroni

Non deve apparire una speculazione filosofica, è uno studio tecnico del rapporto tra la civiltà cittadina e la nascita dell’ economia che dal XIII secolo  si sviluppa fino al XVI sec. quando, con la scoperta del Nuovo Mondo, l’asse dell’economia mondiale si sposta dal Mediterraneo all’Atlantico ed il baricentro, si sposta a Nord, verso il pensiero calvinista e hobbesiano.

Silvia Marroni

Il rapporto tra Stato ed economia è tema centrale del pensiero economico, prendere in esame il periodo dei comuni italiani del XIII fino al XVI secolo significa aggiungere un tassello da una prospettiva “pre-liberista” e potenzialmente innovatrice per quanto riguarda il ruolo delle imprese e del mercato, intesi come centro di scelte civili e civilizzanti, di crescita sociale e civile.

Silvia Marroni

In questo senso il “sistema rosso” dell’Italia Centrale, rispetto al “sistema verde padano” del “laissez-faire” finchè mi fa comodo, dei “dazi” in campo economico e del “primato dei lumbard” in campo sociale, appare più innovativo, un laboratorio economico e sociale di investimento nella pace sociale e nella crescita della qualità della vita.

Per superare una crisi economica che come un domino ha travolto tutti i mercati mondiali, annullando  in un istante le distanze geografiche ed economiche, c’è bisogno di una nuova alleanza basata sulla “responsabilità civile” che sia in grado di consolidare un nuovo patto sociale. Un progetto civile, politico ed economico che in una visione di reciprocità del rapporto tra economia, società e ambiente sia capace di imporre un processo innovativo dei rapporti tra istituzioni ed economia .

LE TESTE PIENE DI EDGAR MORIN :

“Il pensiero è un dinamismo dialogico ininterrotto, una navigazione tra Scilla e Cariddi verso le quali la trascina ogni egemonia di uno dei processi antagonisti.”

In un sistema globale non possiamo più permetterci “teste piene” ma sono sempre più necessarie le “teste ben fatte” di cui parla Edgar morin, l’autore della citazione.

Una “testa piena” è “una testa nel quale il sapere è accumulato e non dispone di un principio di selezione e di organizzazione che gli dia senso”  una “testa ben fatta”,  invece, comporta “un’attitudine generale a porre e a trattare i problemi secondo principi organizzatori che permettano di collegare i saperi e di dare loro senso”.

La separazione delle discipline rende incapaci di cogliere “ciò che è tessuto insieme”, cioè, secondo il significato originario del termine, il complesso.”

Edgar Morin

La reciprocità e l’istantaneità delle conseguenze dei mercati globali impone, da una parte una realtà locale radicata territorialmente per essere forte e propositiva a livello globale e dall’altra  un nuovo sistema di controllo e regolamentazione internazionale e sovranazionale che parta proprio dalla reciprocità del rapporto tra economia, società e ambiente superando l’autoreferenzialità del pensiero unico economico del default.

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