GIOVANI INDIETRO TUTTA

Secondo il rapporto Luiss 2008 “Generare classe dirigente”, il 45% dei leader italiani, nella politica, nelle istituzioni e nel mondo produttivo, ha più di 70 anni.

I Giovani italiani hanno il minor peso economico dei paesi occidentali. Solo un 25enne su 4 è occupato, e quel 25enne impiegato è sempre precario.

Il 19% dei minorenni in Italia appartiene alla categoria dei poveri, mentre tra gli ultrasessantenni soltanto l’8,5% appartiene ai poveri, il rischio di povertà in Italia cresce al diminuire dell’età, si tratta di un fenomeno nuovo, 30 anni fa la situazione era esattamente capovolta.

Siamo l’unico paese europeo, insieme alla Grecia, a non avere a livello statale il reddito minimo di cittadinanza: l’unico vero ammortizzatore sociale delle giovani generazioni sono le famiglie.

Gli “ammortizzatori sociali familiari” o anche conosciuti come “solidarietà parentale”, tamponano gli effetti immediati delle difficoltà economiche ed occupazionali, ma ne determinano di nuovi, incidendo negativamente sulla mobilità sociale, di fatto rappresentano un freno allo sviluppo e alla modernizzazione del mercato del lavoro. Si fondano su passati diritti invece di creare e difendere diritti nuovi ed attuali, che i nostri competitor, come Francia e Germania, ben conoscono e difendono.

Il risultato negativo sulla mobilità sociale degli ammortizzatori familiari è nei fatti, la mobilità sociale italiana è la metà, in valori percentuali, di quella statunitense : la quota di persone che, nate in una famiglia operaia, riescono a raggiungere la più alta classe sociale è in Usa del 20,6 per cento, in Italia del 13,3.

L’Ocse stima l’elasticità del reddito intergenerazionale, misura cioè la forza del legame tra il reddito del padre e quello del figlio, (più l’indicatore si avvicina a 1 più il destino del figlio è segnato dalle fortune del padre: elasticità zero significa invece che l’entità del reddito paterno non influenza minimamente quella del figlio).

In Italia la mobilità sociale è fortemente limitata e l’elasticità del reddito è pari a 0,48, mentre per i paesi nordici rimane addirittura al di sotto di 0,2. Danimarca 0,15, Norvegia 0,17, Finlandia 0,18. Anche la Spagna ci batte, con lo 0,33.

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